Suona un violino sulla tomba di Pelé, un funerale senza i campioni di oggi
dal nostro inviato Matteo Pinci , dal nostro inviato Matteo PinciSANTOS. Una porta a vetri stretta tra due statue dorate che lo raffigurano col pallone tra i piedi. Pelé dormirà qui: in duecento metri quadrati di spazio ricoperti di erba sintetica, come un campo di calcio, decorati solo per lui con maglie e foto storiche, alla fine di un corridoio di parquet. Come un faraone, avrà un sepolcro, che entro una settimana sarà aperto ai visitatori. Il tempo di diluire la tensione emotiva di un addio che forse non ha fermato il Brasile, ma che ha concentrato su Santos lo sguardo del mondo.
È una rassegna di suoni, l'ultimo viaggio di O Rei. Gli applausi d'entusiasmo all…
SANTOS. Una porta a vetri stretta tra due statue dorate che lo raffigurano col pallone tra i piedi. Pelé dormirà qui: in duecento metri quadrati di spazio ricoperti di erba sintetica, come un campo di calcio, decorati solo per lui con maglie e foto storiche, alla fine di un corridoio di parquet. Come un faraone, avrà un sepolcro, che entro una settimana sarà aperto ai visitatori. Il tempo di diluire la tensione emotiva di un addio che forse non ha fermato il Brasile, ma che ha concentrato su Santos lo sguardo del mondo.
È una rassegna di suoni, l'ultimo viaggio di O Rei. Gli applausi d'entusiasmo all'arrivo del presidente Lula all'ingresso blindatissimo dai battaglioni d'assalto dello stadio Vila Belmiro per salutare un'ultima volta il mito: ha preso un volo da Brasilia a San Paolo e poi un elicottero fino a Santos per essere qui alle 9 della mattina, puntuale. E poi l'omelia scandita dai microfoni dell'impianto, con una benedizione liturgica prima che il volto di O Rei fosse coperto per sempre e avvolto nella bandiera del Brasile e quella del Santos, i suoi unici amori. I cori della torcida jovem, i tifosi più caldi del Santos, che cantava "Mil gols... So Pelé que jugou no meu Santos", accompagnandolo per le vie che lo porteranno per l'ultima volta sotto casa di mamma Celeste, che due giorni fa è stata informata della perdita del suo Edson, anche se nessuno garantisce che possa aver capito fino in fondo.
Pelé, tifosi in visita al feretro e tanti fiori (anche il nostro). Lula arriva in elicottero
E poi le sirene dei mezzi di polizia, sulla lunghissima strada tra le avenidas della città in un tour durato quasi quattro ore, dallo stadio al mare dell'oceano. E i petardi esplosi all'esterno del cimitero quando il furgone dei bombeiros, i pompieri brasiliani, è comparso davanti all'altissimo cimitero Memorial Necrópole Ecumenica, una sorta di replica funebre di una pensione romagnola, con loculi al posto delle finestre delle camere, portando con sé il mito. Ultima, la tromba dei vigili del fuoco, triste colonna sonora degli ultimi passi di Pelé, in spalla ai militari, chiuso in quel feretro nero e lucidissimo, verso la sua ultima casa. La stanza che custodirà il corpo di Pelé è al piano terra: prima di varcarne l'ingresso, si può sentire il rumore della cascatella artificiale del giardino nel Memorial, tra palme, panchine, un violino che sembra lì per accentuare la malinconia e il cinguettio impertinente di pappagalli in una voliera.
Accanto alla famiglia c'erano ex compagni di Pelé come Lima e Clodoaldo. Nessuna traccia di Ronaldo, Cafù, Roberto Carlos. O Ronaldinho, Kakà, Leonardo, Romario, Dunga. Alcuni un mese fa erano in Qatar a mostrarsi - ben remunerati - ai Mondiali. Nessuno di loro ha trovato il tempo per rendere omaggio a O Rei. Neymar, come lui star del Santos, ha mandato il padre mentre lui era a cantare in discoteca, bloccato dal Psg. Assenze che in questo lutto collettivo si sono fatte notare. Alimentando l'idea che generazioni di calciatori soffrissero l'ombra di Pelé e le sue previsioni sfavorevoli. Magari non credeva nei campioni del '94 e del 2002. Ma basta a giustificare questa offesa alla storia del Brasile?