E' stata la prima squadra inglese a vincere la Coppa dei Campioni nel 1968, sarebbe stata probabilmente anche la prima britannica a farlo (onore spettato al Celtic, l'anno prima in finale contro l'Inter) se il destino non si fosse opposto con la sua versione più tragica. Il Manchester United come ogni anno - ma sarebbe giusto dire ogni giorno - ricorda il disastro areo di Monaco di Baviera, che il 6 febbraio di sessantacinque anni fa distrusse una delle più giovani e e belle squadre del calcio inglese ed europeo di sempre.
Lo United aveva giocato il giorno prima a Belgrado contro la Stella Rossa: 3-3 dopo aver vinto a Old Trafford, significava l'accesso alle semifinali della Coppa dei Campioni. "Spero di ritrovare il Real Madrid", aveva scritto Roger Byrne per la sua rubrica sul "Manchester Evening News". Sperava in una rivincita dopo che nella stagione precedente i Blancos della leggenda Di Stefano - non ancora di Puskas che arriverà dopo - li avevano eliminati proprio in semifinale. Una speranza destinata a restare eternamente vana.
Da Belgrado l'aereo della British Airways fece scalo a Monaco in una giornata in cui la neve cadeva copiosa. Per due volte il pilota non riuscì a partire, la terza fu fatale. Il velivolo si andò a schiantare contro un deposito di carburante. Byrne non si salvò, e con lui non si salvarono Bent, Colman, Jones, Pegg, Taylor e Whelan. Duncan Edwards, che era il centravanti più forte del calcio inglese, lottò due settimane ma alla fine anche lui dovette arrendersi. Sopravvisse Matt Busby, il tecnico che aveva creato qualla squadra prodigiosa e che dieci anni dopo ne guiderà un'altra alla conquista della Coppa dei Campioni. Insieme a lui Bobby Charlton, colui alzerà qiuella coppa due anni dopo aver vinto il mondiale in casa. Ma lo farà sempre senza il sorriso.