Dieci punti per provare a riformare il calcio europeo, per presentare un progetto molto distante da quello mostrato nel 2019 e che era stato respinto da più parti: dalle 60 alle 80 squadre coinvolte, divisioni con promozioni e retrocessioni, nessun componente permanente per la nuova Superlega. La A22 ha pubblicato il decalogo che ridefinisce il progetto per riformare le competizioni calcistiche europee: in attesa che la Corte di Giustizia dell'Unione Europea si esprima sulla questione relativa al presunto monopolio di Uefa e Fifa, la società nata per promuovere la Superlega ha mosso un altro passo scatenando anche le reazioni dell'Eca e delle leghe nazionali.
Le nuove linee guida
Sono stati più di 50 i club contattati da A22 e da Bernd Reichart, dialogo che ha portato a redigere i dieci punti fermi su cui si basa il rilancio della Superlega. Dieci principi per "un campionato europeo di calcio" che non si sostituisca ai campionati nazionali ma che soppianti, nei progetti, la Champions League, garantendo un minimo di 14 partite ad ogni squadra partecipante e sostituendosi di fatto alla Uefa in qualità di ente organizzatore. I punti in questione iniziano con la "Meritocrazia", garantita dalle divisioni che coinvolgerebbero 60/80 club con redistribuzione piramidale degli introiti, proseguendo con la salvaguardia dei tornei domestici, l'aumento della sostenibilità e della competitività, la salute dei calciatori al centro del gioco, i club in cabina di regia al posto di enti terzi, creare la miglior competizione calcistica al mondo, aumentare il divertimento dei fan, garantire lo sviluppo del calcio femminile, aumentare la suddivisione degli introiti anche a club non partecipanti alla Superlega e, infine, rispettare le leggi e i valori dell'Unione Europea.
Superlega, il Ceo Reichart: "Basta minacce dall'Uefa, i club devono essere padroni del loro destino"
Reichart: "Progetto sportivo sostenibile disponibile per i 27 paesi UE"
"I club sopportano tutti i rischi imprenditoriali, ma troppo spesso sono costretti a sedersi sulle linee laterali quando vengono prese decisioni chiave, e stanno guardando le loro basi sportive e finanziarie crollare - sono le parole del CEO Bernd Reichart affidate a un comunicato -. Le nostre discussioni hanno messo in chiaro che i club spesso non sono in grado di denunciare pubblicamente un sistema in cui la minaccia di sanzioni viene usata per soffocare l'opposizione. Ci sono chiare conclusioni circa la necessità di cambiamento e gli elementi costitutivi di come raggiungerlo. Il nostro obiettivo è quello di presentare un progetto sportivo sostenibile per le competizioni europee dei club, disponibile per tutti i 27 Stati membri dell'UE il prima possibile dopo aver ricevuto la sentenza".
L'Eca: "Progetto respinto da tutte le parti già nel 2019"
Inevitabili le reazioni delle leghe domestiche, da sempre contrarie alla creazione della Superlega, e dell'Eca, l'associazione dei club europei: "Prendiamo atto dell'ultimo dispaccio della realtà alternativa di A22 - è la posizione dell'Eca -. Tuttavia, nel mondo reale, questa idea rimaneggiata è già stata proposta, discussa e completamente respinta da tutte le parti interessate nel 2019. Negli ultimi anni l'Eca ha realizzato tanti progressi e cambiamenti positivi in collaborazione con tutte le parti interessate del calcio, lavorando a beneficio dell'intero ecosistema calcistico europeo". Dura anche la reazione del presidente della Liga, Tebas, affidata al suo profilo Twitter: "La Superlega è il lupo, che oggi si traveste da nonnina per cercare di fregare il calcio europeo, ma il suo naso e i suoi denti sono grandissimi, quattro divisioni in Europa? Ovviamente la prima per loro, come nella riforma del 2019. Governo dei club? Ovviamente solo i grandi".