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Una poltrona per tre: l'emozionante lotta salvezza dell'ultima giornata di Premier League

Sam Allardyce (Leeds), Sean Dyche (Everton) e Dean Smith (Leicester)
Sam Allardyce (Leeds), Sean Dyche (Everton) e Dean Smith (Leicester) (reuters)
Retrocederanno due tra Everton, Leicester e Leeds. Quali sono le combinazioni e quanto vale un posto nella massima serie inglese?
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Ne resterà soltanto una. Col Southampton ventesimo e già retrocesso, l'ultima giornata di Premier League, in programma domenica 28 maggio, mette in calendario una drammatica lotta a tre per non retrocedere. Protagonisti il Leeds e il Leicester – che hanno 31 punti – e l'Everton, al momento salvo in 17esima posizione, con 33 punti. Triste parabola per il Leicester, che in sette anni passerebbe dalla storica vittoria della Premier alla retrocessione. Altrettanto clamoroso sarebbe il tonfo dell'altra squadra di Liverpool, l'Everton, retrocesso l'ultima volta nella stagione 1950/1951.

Leeds, Leicester ed Everton: le analogie delle squadre che si giocano la salvezza

Molte le analogie tra i tre club, a partire dal tipo di impegno che li attende: tutti e tre giocheranno in casa contro avversari non impossibili. Il Leeds ospiterà un Tottenham sempre più in crisi di risultati (quattro punti nelle ultime sette partite); il Leicester se la vedrà con un West Ham con la testa già a Praga, dove il 7 giugno si giocherà la finale di Conference League contro la Fiorentina; l'Everton affronterà il Bournemouth, ormai salvo e reduce da tre sconfitte consecutive.

In comune anche la scelta di esonerare in corsa gli allenatori, che non ha pagato. Molto instabile la situazione del Leeds: 5 cambi in panchina in un solo anno, da Marcelo Bielsa (il protagonista della promozione del 2020 e del nono posto del 2021) all'attuale Sam Allardyce, passando per Jesse Marsch, Michael Skubala e Javier Gracia. Lo scorso aprile il Leicester ha congedato Brendan Rodgers, che lo allenava dal 2019, sostituendolo con Dean Smith. La squadra con cui Claudio Ranieri vinse la Premier League nel 2016 sconta la riduzione degli investimenti di una proprietà – il gruppo King Power, attivo nel settore dei duty-free aeroportuali – uscita indebolita dalla pandemia. L'Everton è guidato da Sean Dyche, subentrato a Frank Lampard a gennaio 2023 con scarsi risultati: appena 4 vittorie in quasi sei mesi.

Tutte le combinazioni, cosa succede in caso di arrivo a pari punti

Al momento solo l'Everton (17esimo a 33 punti) è padrone del proprio destino: gli basterebbe vincere contro il Bournemouth per salvarsi. Avrebbe qualche chance anche in caso di sconfitta, ma dovrebbe sperare che il Leicester e il Leeds non conquistino i tre punti.

La situazione si fa più intricata in caso di pareggio del club di LIverpool, che salirebbe a 34 punti. In questo caso l'Everton sarebbe salvo sicuramente se tutte e due le dirette concorrenti non vincessero. Cosa accadrebbe altrimenti? Se vince soltanto il Leicester, si salva e retrocedono il Leeds e l'Everton, che ha una peggiore differenza reti rispetto all'ex squadra di Ranieri, con cui finirebbe a pari punti (34). Al contrario, se vince soltanto il Leeds, si salva solo in caso di successo con almeno 3 gol di scarto, visto che al momento la differenza reti premia l'Everton (-24). Infine, in caso di pareggio dell'Everton e contemporanee vittorie di Leeds e Leicester, sarebbe proprio il Leicester a salvarsi sempre per la migliore differenza reti.

Quanto vale restare in Premier

A preoccupare maggiormente le tre squadre coinvolte nella lotta salvezza è l'ingente danno economico in caso di retrocessione. Nella scorsa stagione i club di Premier si sono spartiti 2,6 miliardi di sterline in premi in denaro e altri fondi. Vanno poi aggiunti i diritti televisivi: nella stagione 2021/22 i club hanno ricavato quasi un milione di sterline per ogni partita trasmessa. Un confronto impietoso con i team di Championship, la seconda divisione, che dalla tv guadagnano in totale circa 8 milioni di sterline.

Il paracadute e le differenze con la Serie A

Come per le squadre italiane che retrocedono dalla Serie A alla B, anche in Inghilterra esiste il cosiddetto paracadute, un meccanismo pensato per aiutare economicamente i club che piombano in un campionato dove le entrate sono notevolmente inferiori. Le differenze più grandi tra Serie A e Premier League riguardano la quota e i tempi di erogazione. In Italia le neopromosse che tornano in Serie B dopo una sola stagione ricevono 10 milioni di euro; le squadre rimaste nella massima serie per due delle ultime tre stagioni incassano 15 milioni; spettano infine 25 milioni alla squadra retrocessa che è rimasta in Serie A in tre delle ultime quattro stagioni. Da regolamento, il 40% della somma viene erogato il giorno successivo all'ultima gara del campionato in cui è arrivata la retrocessione. Il restante 60% viene invece versato entro 15 giorni dalla prima partita della nuova stagione.

In Inghilterra, dalla stagione 2015/16, i fondi (circa 100 milioni di sterline da spartire) vengono così ripartiti su base triennale: nel primo anno dopo la retrocessione ciascun club riceve il 55% (circa 15 milioni) dell'importo che ogni team di Premier incasserebbe se le quote televisive fossero uguali per tutti; il 45% (circa 10 milioni) l'anno successivo e il 20% (5 milioni) il terzo anno, per un totale di circa 30 milioni di sterline. Se un club rimane in Premier League per una sola stagione, riceve solo i primi due pagamenti del paracadute. I club che tornano in Premier League entro tre anni dalla retrocessione non incassano il paracadute.
 

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