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Ancelotti, l’ultima missione: riportare il Brasile sul tetto del Mondo

(afp)

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Lo aspetta una stagione complicata a Madrid, poi da luglio guiderà la Seleçao. Da Falcao a Kakà fino a Vinicius, con i brasiliani ha vinto e stretto legami speciali. con i verdeoro il lavoro più difficile della sua carriera
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Dunque Carlo Ancelotti sarà davvero il commissario tecnico del Brasile ai Mondiali del 2026, col gustoso (e un po’ scomodo) aperitivo della Copa America della prossima estate, dal 20 giugno al 14 luglio. L’ha annunciato il presidente federale Ednaldo Rodrigues, precisando che l’allenatore italiano entrerà in scena al termine di quest’ultima stagione con il Real Madrid – la finale di Champions dell’1 giugno è la deadline estrema – e che nel frattempo il tecnico del Fluminense Fernando Diniz guiderà la Seleçao nelle gare di qualificazione mondiale, ma senza lasciare il club. “Il suo gioco è molto simile a quello di Ancelotti” ha detto Rodrigues, e tutti ne hanno desunto che non solo Carlo abbia dato il suo placet, ma che Diniz poi possa far parte del suo staff. L’accordo era ormai un segreto di Pulcinella, e la firma sul contratto – possibile solo da gennaio – è un mero fatto tecnico. Dopo le 4 Champions (record) e la vittoria in tutti e 5 i grandi campionati (record…

Dunque Carlo Ancelotti sarà davvero il commissario tecnico del Brasile ai Mondiali del 2026, col gustoso (e un po’ scomodo) aperitivo della Copa America della prossima estate, dal 20 giugno al 14 luglio. L’ha annunciato il presidente federale Ednaldo Rodrigues, precisando che l’allenatore italiano entrerà in scena al termine di quest’ultima stagione con il Real Madrid – la finale di Champions dell’1 giugno è la deadline estrema – e che nel frattempo il tecnico del Fluminense Fernando Diniz guiderà la Seleçao nelle gare di qualificazione mondiale, ma senza lasciare il club. “Il suo gioco è molto simile a quello di Ancelotti” ha detto Rodrigues, e tutti ne hanno desunto che non solo Carlo abbia dato il suo placet, ma che Diniz poi possa far parte del suo staff. L’accordo era ormai un segreto di Pulcinella, e la firma sul contratto – possibile solo da gennaio – è un mero fatto tecnico. Dopo le 4 Champions (record) e la vittoria in tutti e 5 i grandi campionati (record), Ancelotti viene chiamato a risollevare le sorti della nazionale più famosa del pianeta, che non riesce a vincere un Mondiale dal lontano 2002. La scuola italiana ha già diretto nazionali importanti di Paesi importanti: Inghilterra e Russia (Capello), Giappone (Zaccheroni), Cina (Lippi), Belgio (Tedesco, oggi), Ungheria (Marco Rossi, oggi) e tante altre, ma il Brasile appartiene ovviamente a un’altra nobiltà, paragonabile di queste soltanto all’Inghilterra. Una soddisfazione straordinaria – e meritata – per Ancelotti, ma anche il lavoro più complicato della carriera.

Quando il Brasile scartò Guardiola

Il Brasile non è mai stato allenato seriamente da un non brasiliano. A livello statistico un portoghese (due partite in coabitazione nel 1944) e un argentino (una gara nel 1965) si sono seduti su quella panchina, ma sono spigolature da enigmisti, figlie di circostanze particolari. Nel 2012, durante il suo famoso anno sabbatico a New York, Pep Guardiola venne avvicinato da emissari brasiliani che ne riscossero l’entusiastica disponibilità ad allenare la Seleçao nel Mondiale casalingo del 2014, ma quando l’accordo era ormai a un passo in federazione prevalsero i sovranisti, e a Guardiola venne preferito Scolari. Se stavolta non ci sono stati ripensamenti è perché la situazione è oggettivamente pesante: dopo il titolo del

2002 la Seleçao è stata eliminata quattro volte ai quarti (da Francia, Olanda, Belgio e Croazia nell’ordine) e una in semifinale, il celebre Mineirazo di Belo Horizonte col 7-1 subito dalla Germania l’8 luglio 2014. Per interrompere questa sequenza di tragedie nazionali – è il Brasile… – occorre ingaggiare l’allenatore migliore a prescindere dalla sua provenienza.

Ancelotti e il rapporto con i brasiliani

Del resto Ancelotti si è sempre trovato a meraviglia con i brasiliani, da Falcao compagno alla Roma – non a caso inviato per primo a sondarne la disponibilità – ai campioni allenati nel Milan (Kakà, Cafu, Dida, Pato e Serginho, per brevi periodi anche Rivaldo e Ronaldinho), all’amico Leonardo che lo portò al Psg fino ai nazionali di oggi che ne hanno apertamente caldeggiato la chiamata, da Vinicius e Rodrygo a Militão e Casemiro, senza dimenticare Richarlison, apprezzato nella parentesi all’Everton. Molto legato al lavoro quotidiano sul campo, Ancelotti in passato ha declinato le offerte dell’Italia (dopo il crac Ventura) e della Croazia (che lo voleva nel 2018), e un anno fa raccontò che il Real sarebbe stato il suo ultimo club e che in seguito avrebbe accettato soltanto una nazionale: ma pensava al Canada, in ossequio alla moglie che è di Vancouver, l’incantevole città dove un giorno si godrà la pensione.

Ancelotti, Perez seccato dall’annuncio del Brasile

Non l’aspetta una stagione semplice. Florentino Perez è seccato dalla situazione: se non l’ha licenziato malgrado quest’anno non abbia vinto né Liga né Champions (ultimo a sopravvivere con la sola Copa del Rey fu Mourinho nel 2011) è perché il Real si trova in piena transizione. Benzema se n’è andato e Mbappé dovrebbe arrivare appena la prossima estate, Bellingham deve imparare l’arte da Modric, che a sua volta è all’ultimo anno. La faraonica ristrutturazione del Bernabeu sarà completa a Natale. Il nuovo ciclo partirà nel 2024, con Xabi Alonso primo candidato al trono. Questa stagione interlocutoria, quindi, è la classica situazione da “better call Carlo”. Ma ben sapendo come vanno le cose a Madrid, se qualcosa non filerà liscio il capro espiatorio di Florentino è già designato.

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