Didier Drogba: “Fermate la tratta dei giovani calciatori africani”
Enrico Currò“Il fenomeno dei falsi agenti che ingannano tanti giovani calciatori africani è una piaga molto grave e va fermato”. Svelano estrema preoccupazione il volto e la voce di Didier Drogba, 45 anni, già simbolo del Chelsea, con cui ha vinto tutto dal 2004 al 2012, e della nazionale ivoriana. “È un po’ lo stesso principio dei passeur, che per poche migliaia di euro spingono i migranti ad attraversare le frontiere o il mare verso l’ignoto, con tutti i rischi annessi, per inseguire un sogno che poi, una volta in Europa, non si rivelerà tale”. Con la sua Fondazione, con l’Ilo, l’organizzazione mondiale del lavoro, e con Fifpro Africa, il sindacato di cui è presidente un suo ex compagno del Chelsea, il camerunese Geremi Njitap, ex Real Madrid, Drogba presenta via zoom a una quarantina di giornalisti di tutto il mondo la campagna contro il rischio di affidare la propria carriera a presunti procuratori senza scrupoli: una tratta mezzi termini, che il progetto partito due anni fa denuncia apertame…
“Il fenomeno dei falsi agenti che ingannano tanti giovani calciatori africani è una piaga molto grave e va fermato”. Svelano estrema preoccupazione il volto e la voce di Didier Drogba, 45 anni, già simbolo del Chelsea, con cui ha vinto tutto dal 2004 al 2012, e della nazionale ivoriana. “È un po’ lo stesso principio dei passeur, che per poche migliaia di euro spingono i migranti ad attraversare le frontiere o il mare verso l’ignoto, con tutti i rischi annessi, per inseguire un sogno che poi, una volta in Europa, non si rivelerà tale”. Con la sua Fondazione, con l’Ilo, l’organizzazione mondiale del lavoro, e con Fifpro Africa, il sindacato di cui è presidente un suo ex compagno del Chelsea, il camerunese Geremi Njitap, ex Real Madrid, Drogba presenta via zoom a una quarantina di giornalisti di tutto il mondo la campagna contro il rischio di affidare la propria carriera a presunti procuratori senza scrupoli: una tratta mezzi termini, che il progetto partito due anni fa denuncia apertamente in concomitanza con il nuovo regolamento Fifa sugli agenti. Drogba, nel video animato che presenta questa campagna, ammonisce i giovani calciatori a non mettersi nelle mani dei falsari: “C’è chi ha consegnato tutti i risparmi della sua famiglia a sconosciuti e poi non ha mai giocato all’estero, è rimasto bloccato all’aeroporto o si è ritrovato in luoghi miserabili con altre 20 persone o a vivere sotto un ponte o in prigione in Asia”.
Didier Drogba, 45 anni
“Confermo. La questione mi sta molto a cuore. In Africa i bambini sognano di diventare il nuovo Osimhen, il nuovo Mané, il nuovo Eto’o. Spesso però il sogno si trasforma in incubo. Non è un fenomeno di oggi, ma adesso è ora di dire basta”.
Lei ha smesso di giocare nel 2018 in America.
“E nella mia carriera mi è capitato di vedere, dopo uno stage o una partita, tanti ragazzi abbandonati a se stessi. La globalizzazione e gli interessi finanziari crescenti alimentano le illusioni anche dei genitori. Noi dobbiamo sentire l’obbligo di fornire gli strumenti di conoscenza perché possano prendere la strada giusta”.
Come?
“Con la sensibilizzazione. Non tutti diventano campioni, quelli sono rari. Bisogna mostrare quanta fatica e quanti sacrifici ci sono dietro una carriera di successo e in questo hanno responsabilità anche i media, che la associano alle auto di lusso e alle ville. Soprattutto, chi ha un talento normale venga messo in condizione di potere fare dignitosamente la sua carriera in Africa. Servono le infrastrutture adeguate, il supporto dei club. E questa non deve essere una battaglia solo mia o di Geremi, ma di tutti i calciatori”.
Non crede che l’Europa abbia parecchie colpe, proprio come nel caso dei migranti?
“Non credo che sia questione di chi ha più o meno responsabilità. Il calcio di alto livello è un’industria e questo non si può mettere in discussione. L’Europa è un sogno per tanti. Spetta a noi africani creare le condizioni perché la nostra gioventù sia davvero la risorsa del continente, come sta nei numeri: nel 2030 rappresenterà il 65% della popolazione, di cui il 40% sotto i 25 anni”.
Esiste un modello da seguire?
“Il sistema del basket Nba. Oggi sono tantissimi i talenti di origine africana. L’Nba fa sì che possano esprimersi in Africa, dà loro i mezzi e poi recluta i migliori. Mi piacerebbe che venissero coinvolti i ministeri dell’educazione, perché la conoscenza del problema è molto collegata alla scuola”.
Quale consiglio si sente di dare a un ragazzo africano che sogna di diventare un campione come lei?
“Verifica se l’agente che ti propone un provino o una squadra è un agente Fifa. Non pagare denaro prima di avere firmato un contratto con un club e non firmare senza esserti consultato con un legale. Contatta il tuo sindacato nazionale o la Fifpro. E ricordati sempre che il tuo migliore agente sei tu stesso: quanto più alto sarà il tuo rendimento, tanto più ti verrà a cercare un procuratore serio: di chi vende sogni bisogna diffidare”.