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Montella ct della Turchia: l’aeroplanino pronto al decollo

Vincenzo Montella

Vincenzo Montella

 

Dopo i due anni all’Adana Demirspor, l’ex allenatore di Milan e Fiorentina guiderà la nazionale. Sarà il terzo italiano su questa panchina

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L'Aeroplanino al decollo, finalmente. Vincenzo Montella è ufficialmente il ct della Turchia. Succede al tedesco Stefan Kuntz e diventa il terzo italiano a guidare la nazionale del Bosforo dopo il pioniere e maestro di calcio Sandro Puppo - che allenò la Turchia in quattro diversi periodi tra gli anni 50 e 60 - e la breve parentesi, sempre in quel periodo in bianco e nero, di Leandro Remondini. Due gli obiettivi: Euro 2024 e il Mondiale 2026.

Montella e l’Adana Demirspor: due stagioni positive

A quarantanove anni Montella ha trovato in Turchia le soddisfazioni che negli ultimi tempi gli erano venute a mancare. Nel biennio all’Adana Demirspor ha fatto un buon lavoro, alzando il livello competitivo di un club neopromosso nella Süper Lig. Il primo anno - subentrando a inizio campionato - ha condotto l'Adana al 9° posto, mentre l’anno scorso ha centrato il 4° posto, valido per la storica qualificazione europea, nello specifico la Conference League. Prima dell’avventura turca, però, la carriera - partita benissimo, con il vento in poppa e il pollice alzato della critica - era deragliata, marcando piccoli e grandi fallimenti, uno dietro l’altro, frutto di situazioni complicate e di scelte sbagliate. Dal novembre 2017 al dicembre 2019 Montella aveva inanellato tre esoneri consecutivi. Milan, Siviglia e Fiorentina. Sembrava un ex predestinato, incapace - dopo i promettenti anni giovanili - di dare conferma della propria unicità.

La carriera di Vincenzo Montella allenatore

La sua prima panchina risale alla primavera del 2011 quando fece il salto dalla Primavera alla prima squadra, nel club della città - Roma - dove aveva speso gli anni migliori della sua carriera da calciatore. Un buon anno di formazione a Catania, tre stagioni eccellenti a Firenze - chiuse con tre piazzamenti al 4° posto con conseguente timbro per l’Europa League - e un anno - pur interlocutorio - alla Sampdoria, ne avevano definito il contorno. Montella era pronto per un grande club. Per nobiltà lo era il Milan 2016-17, non per qualità dell’organico. Dopo un 6° posto in campionato (con il Milan che tornava in Europa dopo tre anni e mezzo di assenza) impreziosito dalla vittoria nella Supercoppa italiana a Doha contro la Juventus nell’anno del passaggio da Silvio Berlusconi al cinese Li Yonghong, la squadra si era incagliata e Montella aveva pagato con l’esonero una gestione vissuta tra cambi di dirigenza, incomprensioni anche tattiche (partito dal 4-3-3 era passato al 3-5-2 e arrivato al 3-4-2-1), scelte bizzarre (ad un certo punto esonerò il suo preparatore atletico Marra perché “era necessario alzare l’asticella”) e la zavorra di una fiducia nei suoi confronti che via via si era logorata. I 515 giorni rossoneri gli avevano lasciato addosso un carico di livore non indifferente e le tappe successive avevano confermato la fase di stallo dell’allenatore. C’era il bisogno di cambiare aria, probabilmente. Andarsene altrove, rimettersi in gioco, riverniciare le proprie idee di calcio. La Turchia in questo senso si è rivelata un toccasana. Montella ha ritrovato la solidità del percorso che si era interrotto, quando anche in panchina dava l’idea di una posa arrendevole. La nuova sfida da ct della nazionale arriva alle soglie dei cinquant’anni certamente come ricompensa per il lavoro fatto da quelle parti e si manifesta - per lui - come un nuovo punto di partenza, l’ennesimo.

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