“Ceferin? In quanto avvocato e presidente della Uefa, dovrebbe aspettare e solo dopo fare quello che ritiene”. A Pep Guardiola non è piaciuto il comportamento del presidente Uefa Aleksander Ceferin, che in un’intervista al ‘Daily Telegraph’ è tornato ad accusare il Manchester City di aver violato le norme sul fair play finanziario. Alla vigilia della sfida di Fa Cup contro il Tottenham, il tecnico del Citizens ha replicato a Ceferin.
Le parole di Guardiola
"Che rispetti le procedure", ha detto l’allenatore catalano visibilmente contrariato. “Ceferin deve avere rispetto ed aspettare. Ha tantissime cose da fare alla Uefa, come avvocato deve rispettare i tempi della giustizia e capire che abbiamo il diritto di difenderci".
Ceferin: "Il City ha violato il fair play finanziario”
In una lunga intervista al Telegraph, Ceferin ha dichiarato che la Uefa "aveva ragione" quando nel 2020 aveva escluso per due anni dalle competizioni internazionali il Manchester City, colpevole - secondo il governo del calcio continentale - di aver violato proprio le norme finanziarie. Una squalifica poi ribaltata dal Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna che aveva accolto in pieno la difesa presentata dagli avvocati del club campione d'Europa. "Sappiamo che eravamo nel giusto. Non avremmo deciso in quel senso se non avessimo pensato di avere ragione" le parole di Ceferin. “Ho fatto l'avvocato per 25 anni, so che a volte vinci una causa che sei sicuro di perdere e a volte si perde una causa quando si è sicuri. In una democrazia seria bisogna semplicemente rispettare la decisione del tribunale”.
Le accuse della Premier al City
Lo scorso febbraio la Premier League ha accusato il City di ben 115 violazioni delle norme economico-finanziarie: accuse prontamente smentite dai dirigenti dei Citizens che hanno contestato la legalità dell'indagine, dichiarandosi innocenti. Terminata la fase istruttoria, di recente il presidente della Premier Richard Masters ha dichiarato davanti ad una commissione parlamentare che è stata fissata la data d'inizio del dibattimento, senza però renderla nota.