Aleksander Ceferin: “La Superlega è vuota. Il modello Uefa vince, pari diritti per i club”
dal nostro inviato Enrico CurròNYON - “Quando succedono queste cose, quando in poco tempo perdi tre leggende della tua infanzia come Bobby Charlton, Franz Beckenbauer e Gigi Riva, ti rendi conto che la vita passa troppo veloce”. Seduto davanti alla grande vetrata con vista sul lago di Ginevra, Aleksander Ceferin, 56 anni - presidente dell’Uefa dal settembre 2016, data in cui fu eletto al posto di Michel Platini, disarcionato dal caso delle consulenze all’ex presidente della Fifa Sepp Blatter e poi assolto dalla magistratura svizzera – riflette sulla caducità della vita e anche sul periodo più difficile del suo terzo mandato, dopo la rielezione del 2023, con l’ultima accusa di volersi garantire per via giuridica la ricandidatura nel 2027: un’accusa mossa pubblicamente da Zvonimir Boban, l’ex campione da lui stesso scelto nel 2021 come capo del settore calcio, che mercoledì ha deciso di dimettersi.
NYON - “Quando succedono queste cose, quando in poco tempo perdi tre leggende della tua infanzia come Bobby Charlton, Franz Beckenbauer e Gigi Riva, ti rendi conto che la vita passa troppo veloce”. Seduto davanti alla grande vetrata con vista sul lago di Ginevra, Aleksander Ceferin, 56 anni - presidente dell’Uefa dal settembre 2016, data in cui fu eletto al posto di Michel Platini, disarcionato dal caso delle consulenze all’ex presidente della Fifa Sepp Blatter e poi assolto dalla magistratura svizzera – riflette sulla caducità della vita e anche sul periodo più difficile del suo terzo mandato, dopo la rielezione del 2023, con l’ultima accusa di volersi garantire per via giuridica la ricandidatura nel 2027: un’accusa mossa pubblicamente da Zvonimir Boban, l’ex campione da lui stesso scelto nel 2021 come capo del settore calcio, che mercoledì ha deciso di dimettersi.
Presidente Ceferin, lo strappo di Boban è lacerante per l’Uefa.
“Lui non merita il mio commento. Chi conosce lui e me arriverà naturalmente alle proprie conclusioni. Il Congresso, e non un singolo individuo, detiene l’autorità per determinare l’adeguatezza di qualsiasi cambiamento. Confidiamo nel nostro processo decisionale collettivo e democratico, per guidarci efficacemente verso il futuro”.
Ma lei intende ricandidarsi nel 2027?
“Lo dirò quando arriverà il momento”.
Torneremo sull’argomento, ma intanto non mancano le questioni scabrose, a partire dal razzismo coi casi Maignan a Udine e Palmer a Sheffield.
“Un disastro, una vergogna. Ma non possono essere solo gli organismi calcistici, Fifa, Uefa, federazioni e leghe, a intervenire. Devono farlo i governi nazionali. Questi comportamenti idioti nascono a casa e a scuola. Vanno estirpati alla radice: è un tema innanzitutto educativo”.
L’uscita dal campo di Maignan a Udine non può essere l’inizio di una nuova era?
“Per ora questa è principalmente una nuova era in cui il populismo e l’estrema destra puntano al potere in tutta Europa. L’Italia dovrebbe preoccuparsi del razzismo. Molti media ci accusano di non fare abbastanza. Noi possiamo punire i club e chiudere gli stadi, ma non siamo la polizia. In Croazia hanno fatto un’ottima cosa: hanno arrestato due razzisti e li hanno incarcerati e banditi dagli stadi”.
Lo 0-3 a tavolino automatico per le squadre dei tifosi razzisti?
“Ma i razzisti non sono tifosi, sono idioti che usano gli stadi per mostrare la loro ideologia: non si preoccupano, se danneggiano i club. Vanno allo stadio apposta, per creare problemi”.
L’ex calciatore Boateng rileva che solo i colleghi neri prendono apertamente posizione.
“Tutti i giocatori con cui ho parlato sono decisamente contro il razzismo: quelli dell’Udinese, a partire dal mio connazionale Bijol sui social, hanno manifestato solidarietà a Maignan”.
I social media alimentano anche gli odiatori seriali.
“È un serio problema, contano sull’anonimato. Rispolvero la famosa frase di Umberto Eco: prima potevano farlo al massimo al bar davanti a un bicchiere di vino, ora si sentono dei Nobel. Però possiamo boicottarli, trovare i loro account. L’Uefa ha un sistema di monitoraggio che sta funzionando”.
Tema sessismo: come valuta, 5 mesi dopo, il caso del bacio del presidente della federcalcio spagnola Rubiales alla calciatrice Hermoso?
“Inappropriato. Posso solo dire che non so perché sia successo, ma che è stato un comportamento sbagliato”.
La seconda parte dei suoi quasi 8 anni di presidenza non sta filando esattamente liscia.
“È terribile, sono maledettamente stanco dei problemi: il Covid, due guerre, la Superlega, i guai finanziari dei club. Viviamo tempi pazzi. Ora spero in due-tre anni di pace e calma, di unità tra club, Nazionali, Federazioni, Uefa e Fifa. Il caposaldo è il modello calcistico europeo, con pari diritti per ogni club. Abbiamo appena incontrato qui alcuni club della Premier League: vogliono mutuare il modello del nostro nuovo fair-play finanziario, che verrà pienamente implementato nella prossima stagione”.
Da avvocato, ammetterà che la sentenza della Corte di giustizia europea sulla Superlega e sul monopolio Uefa è stata una sconfitta per voi.
“Nient’affatto. Ripeto che il press officer ha confezionato un comunicato diverso dalle parole della sentenza: un pacco ben infiocchettato per i nostri oppositori, ma dentro non c’era nulla. La Superlega è contro ogni logica del calcio. E se nessuno la vuole, nessuno la fa”.
Bernd Reichart, il Ceo di A22, ha presentato le 3 nuove leghe e partite gratis al video.
“Un completo nonsenso. Per il Ceo di A2, come io chiamo una sigla che rappresenta solo 2 club, prendo in prestito la definizione dal presidente della Liga spagnola, Javier Tebas: è un David Copperfield, un illusionista delle parole. Io potrei anche dire che ho firmato per giocare nell’Inter o nel Milan, ma le cose sono vere solo quando accadono”.
Non teme che nel tempo altri club possano seguire Real e Barcellona?
“Non penso: la stabilità dei club è garantita dalle competizioni Uefa. Il giorno dopo la sentenza della Corte il 100% dei club tedeschi, inglesi e francesi, il 90% degli spagnoli, anzi tutti tranne 2, e l’80 % di quelli italiani si sono pronunciati pubblicamente contro la Superlega: è molto difficile organizzare una competizione senza tutti questi club”.
Com’è il rapporto con i club italiani e in particolare con la Juventus, che è stata tra i fautori della prima Superlega?
“Il rapporto è buono, solo 2 club non ci hanno appoggiato, e tra questi non c’è la Juventus. I dirigenti del calcio italiano stanno facendo del loro meglio”.
L’organizzazione congiunta con la Turchia di Euro 2032 non è un segno di debolezza?
“No, io direi piuttosto che è un ponte tra culture, religioni e Paesi non così lontani tra loro. Bisogna essere realisti: non è semplice fare 10 stadi. Già 5 sono un bell’impegno, ma il tempo c’è. Vorrei ringraziare il presidente della Figc Gravina per la sua straordinaria collaborazione e per tutto ciò che sta facendo per il calcio italiano. Il suo contributo è inestimabile e continua a lasciare un'impronta profonda nel calcio europeo”.
Una metropoli come Milano non sa ancora quale stadio avrà.
“Da spettatore la cosa migliore sembrerebbe che Inter e Milan rinnovassero insieme San Siro, uno stadio leggendario che tuttavia ha bisogno di un serio adeguamento. Ma non ne so molto: non so se i club vogliono ricostruirlo insieme o farsi ognuno uno stadio da un’altra parte”.
Nel frattempo le nuove generazioni non guardano le partite, solo gli highlights.
“Non è vero, abbiamo dati che ci dicono il contrario: i bambini seguono sempre più il calcio. Sarà fantastica, a settembre, la nuova Champions a 36 squadre. E prima, a giugno, sarà fantastico l’Europeo, viste anche la capacità organizzativa della Germania e le sue infrastrutture”.
Non siete preoccupati per la sicurezza?
“In tempi folli, di aggressività e terrorismo, è una preoccupazione naturale per qualunque organizzatore di un grande evento. Gli stadi, in fondo, sono i luoghi più sicuri e controllati. Fuori è diverso, basta pensare alla sparatoria nel centro di Bruxelles, il giorno di Belgio-Svezia”.
La finale di Champions a Wembley non è un rischio?
“No, gli errori della finale dell’Europeo, nel 2021, non devono accadere più: sono sicuro che le autorità britanniche saranno pronte. E anche gli errori della finale di Champions 2022 a Parigi: era un luogo rischioso”.
A proposito di rischi: perché l’Uefa ha accettato il Mondiale per club 2025 a 32 squadre, con un mese di partite e di infortuni potenziali?
“Non è certo l’ideale, ma l’hanno voluto i club. La cosa più importante è che si farà ogni 4 anni, anche se per un calciatore non è il massimo giocare la finale di Champions e poi trovarsi la settimana dopo in un torneo molto impegnativo di un mese, in un altro continente. Ma non abbiamo potuto dire no ai club”.
Questo calcio fondato sul business non ha ormai creato irreversibilmente un calcio per ricchi e uno per poveri?
“No, se manterremo il modello calcistico attuale. Il nostro sistema garantisce che tutti giochino insieme, grandi e piccoli club. Se perderemo questa bussola, allora sì che correremo il pericolo. Ma noi non lo permetteremo”.
Come può esserci ancora spazio per favole come l’Atalanta in Champions, dato il divario economico?
“Col nuovo fair-play finanziario, che non a caso alcuni club della Premier vogliono come modello. Quando spuntò fuori il progetto Superlega, io dissi a Montreux che l’Atalanta era un esempio virtuoso da seguire. Il nostro organismo di controllo finanziario ha fatto un eccellente lavoro, ma anche qui dico che noi non siamo una polizia. Il nuovo FFP, col limite del 70% degli introiti reinvestiti in stipendi, agenti e mercato, è la strada corretta. Infatti chi ha speso il 200% ora è nei guai”.
Lei ha detto al Telegraph che il Manchester City ha violato il FFP e che la decisione di escluderlo per due anni dalle coppe, nel 2020, era legittima.
“Lo confermo. Poi il Cas ribaltò la sentenza e io ho detto che da avvocato rispetto le decisioni della Corte”.
Ma il City, che è accusato di 115 violazioni dei regolamenti finanziari inglesi, ha vinto la Champions 2023 contro l’Inter.
“Il nostro processo ormai è chiuso. Su quello in corso in Inghilterra non mi posso pronunciare”.
Quando sarà pronto il nuovo regolamento sulle multiproprietà dei club?
“Ci stiamo lavorando, è una questione molto importante. Non possiamo tapparci gli occhi e fare finta che le multiproprietà non esistano o che i nuovi investimenti non siano un bene per il calcio. Ma è una materia complicata da regolamentare, specie con l’avvento dei fondi speculativi: di un fondo non si sa chi siano gli investitori, possono essere migliaia. Per noi conta come viene percepito il calcio dal pubblico: è solo la credibilità che ne aumenta il valore. Servono linee guida rigorose”.
Quali?
“Nel calcio una piccola squadra come il Sassuolo può battere l’Inter, ma se hanno la stessa proprietà possono nascere dubbi. Serve chiarezza e noi la abbiamo: il Real Madrid ha vinto la Champions, pur essendo in conflitto con noi. È questo che dà credibilità a un’istituzione”.
La credibilità del Var nei campionati?
“In Champions funziona bene, in qualche campionato allunga troppo i tempi e interferisce troppo. Io penso che sia utile: ho dubbi solo sull’interpretazione ancora non chiara dei falli di mano”.
Esiste una crisi di vocazioni arbitrali?
“Roberto Rosetti ci sta lavorando molto, per fare in modo che i giovani si avvicinino all’arbitraggio. In realtà arbitri ne abbiamo, ma servono quelli di prima classe. Gli ex calciatori? Se una o uno hanno giocato a calcio, possono capire meglio certe situazioni in campo”.
C’è una riforma imprescindibile per il calcio europeo, magari tutti i campionati a 18 squadre?
“Sul numero delle squadre decidono le singole leghe e serve la maggioranza. Ci sono obiettivi raggiungibili: l’equilibrio competitivo sempre maggiore, il nuovo FFP a regime, lo sviluppo ulteriore del calcio femminile, lo sport del futuro”.
L’assalto dell’Arabia Saudita al mercato?
“Stanno cercando di rendere più forte la loro Lega, è legittimo. Secondo me l’approccio più corretto sarebbe che prima investissero su accademie e allenatori, per formare calciatori indigeni, e che poi prendessero qualche stella. I giocatori europei stanno iniziando a tornare indietro. È giusto che il calcio si sviluppi ovunque, ma mi pare un sistema simile a quello sperimentato dalla Cina, che prese dall’estero per la sua lega tanti giocatori, anche italiani, ma non riuscì a qaualificarsi per il Mondiale”.
Le Final 8 o 4 di Champions e la finale di Champions fuori Europa sono possibili?
“Per la prima cosa non vedo spazi nel calendario. Per la seconda rispondo di no, fino a quando sarò io il presidente”.
Torniamo all’accusa nei suoi confronti: volere cambiare nel congresso di Parigi del 7 febbraio le regole sul tetto dei tre mandati, da lei stesso volute nel 2017, proprio per garantirsi un governo illimitato.
“Non è così. Non si tratta di una questione legale, ma di una questione di fatto, che non influisce sull’eleggibilità di nessun membro del Comitato Esecutivo, me compreso. L’obiettivo non è di estendere il limite di mandato, ma di correggere una disposizione non valida, mai approvata dalle 55 federazioni dell’Uefa durante il congresso di Bratislava del 2018. La modifica proposta vuole semplicemente salvaguardare il principio legale che la retroattività non dovrebbe essere applicata”.
E l’abolizione del tetto dei 70 anni di età per i membri del comitato esecutivo, tra gli altri il vicepresidete Gravina, presidente della Figc?
“Una buona decisione, quel tetto è discriminatorio. A 70 anni ormai si è in buona forma e spesso più competenti e saggi di gente più giovane. Certamente si ha più esperienza”.
È vero che la sua ambizione è entrare prima o poi in politica, in Slovenia o in Europa?
“Lo sento dire da dieci anni e ancora non ci sono entrato. Mai dire mai, nella vita, ma non penso che sia una cosa per me”.