Mancini rischia l’esonero per lo sgarbo agli sceicchi
di
Enrico Currò
L’ex ct della nazionale italiana ha lasciato il campo prima del rigore decisivo dell’ottavo di finale di Coppa d’Asia vinto dalla Corea del sud sull’Arabia Saudita. Un gesto che potrebbe costargli il posto per cui aveva lasciato la panchina azzurra
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Che il destino di ogni stella del calcio mondiale scritturata in Arabia Saudita sia nelle mani del principe Mohammed bin Salman, l’impresario del costoso spettacolo, è noto anche all’attore più famoso, Cristiano Ronaldo. Ora, però, lo ha constatato in prima persona il ct, non meno celebre, dei Figli del deserto: Roberto Mancini, sedotto nell’agosto scorso a suon di milioni (25 di euro netti l’anno fino al 2026, certificarono i media di Riad) per lasciare la panchina dell’Italia, è finito sotto processo non solo mediatico per un gesto dettato dalla rabbia e dalla frustrazione.
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Il presidente della Federcalcio araba: “Mancini dovrà darci spiegazioni”
Martedì 30 gennaio in Qatar, negli ottavi di finale della Coppa d’Asia, ha lasciato il campo e si è diretto negli spogliatoi dell’Education City Stadium di Doha prima che l’ultimo calcio di rigore della serie fatale segnasse l’eliminazione della sua squadra, che aveva dominato oltre metà della partita ed era stata raggiunta sull’1-1 dalla Corea del sud soltanto al 9° dei 10 minuti di recupero. Lui si è giustificato in conferenza stampa (“Credevo che i rigori fossero finiti”), ma non ha convinto critici e tifosi e soprattutto il presidente della Federcalcio, Yasser al-Misehal: “Inaccettabile: dovrà darci delle spiegazioni. Ascolteremo e prenderemo la decisione più opportuna”.
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Il destino di Mancini nelle mani del principe bin Salman
Traduzione implicita: sarà il principe in persona a decidere se togliergli la panchina, il che sarebbe certamente clamoroso, anche se del potere assoluto di bin Salman non è lecito dubitare e anche se del suo colloquio col ct non sono trapelati i contenuti. Che Mancini possa proseguire il suo lavoro — senza fare la fine dei non pochi giocatori e allenatori licenziati senza stipendio, nel Paese dal quale arriva una vertenza Fifa su tre in materia — è diventato comunque verosimile col passare delle ore. Dopo il rientro all’aeroporto King Khalid di Riad, lui ha affidato a X, l’ex Twitter, la propria contrizione: “Chiedo ancora scusa a tutti. Col vostro sostegno, continueremo a costruire il futuro del calcio saudita. Ringrazio i nostri coraggiosi giocatori. Ringrazio tutti i tifosi in trasferta. Abbiamo cercato di dare il massimo”.
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Non è bastato. L’Iran ha spezzato ai rigori il sogno della Siria di Cuper e adesso in Coppa d’Asia, torneo espressione dell’ascesa calcistica di un continente che affida scopertamente anche al pallone la propria geopolitica, sono rimaste le nazionali battezzate dal pronostico: il Giappone, la Corea del sud, l’Australia cooptata nell’Afc (la confederazione asiatica), il Qatar padrone di casa e l’Iran. E le sorprese Tagikistan, Uzbekistan e Giordania.
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Manca la squadra più politica di tutte: l’Arabia Saudita del principe Mohammed bin Salman. Il quale, oltre a spendere ogni denaro possibile per il campionato vetrina delle ambizioni del Paese (ma Henderson è tornato in Europa, Benzema e Neymar non hanno nascosto il malessere), aveva scelto come ct il campione d’Europa Roberto Mancini, la cui fama è stata scalfita sì dalla mancata qualificazione per il Mondiale nel 2022, ma non ha subito contraccolpi di mercato. Quello d’immagine è arrivato proprio in Qatar, dove i Figli del deserto, battendo il 22 novembre 2022 a Lusail l’Argentina di Messi futura campione, avevano indirizzato il Mondiale più arabo della storia. Mancini non si scoraggia. Nella sua avventura saudita ha affrontato di petto le critiche, con scelte controcorrente: fuori tre giocatori “che pretendevano di essere titolari”. Martedì scorso ha sostituito i due eroi di Lusail, Al-Shehri e Al-Dawsari. Il gioco cominciava a dare i suoi frutti. Ora incombono, a marzo, le qualificazioni al Mondiale 2026, contro il Tagikistan. E c’è un principe che ha il destino di tutti in mano.