Tuchel come Klopp e Xavi, le dimissioni sono postdatate
di Paolo CondòE tre. Il 2024 passerà alla storia del calcio come l’anno delle dimissioni postdatate. Thomas Tuchel ha annunciato ieri, congiuntamente al Bayern, che le loro strade si separeranno a fine stagione: è il terzo allenatore di un grande club europeo a prendere questa decisione in meno di un mese. Il 26 gennaio Jurgen Klopp ha comunicato che dopo nove anni di amore il suo rapporto col Liverpool si concluderà a giugno. La sera dopo fu la volta di Xavi, in seguito al pesante ko casalingo col Villarreal: al termine dell’annata lascerà il Barcellona senza opporre resistenza. Sono tre storie diverse — Klopp è già rimpianto come il quinto beatle che nei fatti è stato, mentre l’addio degli altri due è un sollievo popolare — col denominatore comune degli anni di contratto lasciati sul tavolo. Ma se Klopp ha detto di voler riposare per un anno, ed è possibile che il suo discorso sulle energie in esaurimento nasconda un principio di burnout, Xavi e Tuchel sembrano aver giocato d’anticipo per dribbla…
E tre. Il 2024 passerà alla storia del calcio come l’anno delle dimissioni postdatate. Thomas Tuchel ha annunciato ieri, congiuntamente al Bayern, che le loro strade si separeranno a fine stagione: è il terzo allenatore di un grande club europeo a prendere questa decisione in meno di un mese. Il 26 gennaio Jurgen Klopp ha comunicato che dopo nove anni di amore il suo rapporto col Liverpool si concluderà a giugno. La sera dopo fu la volta di Xavi, in seguito al pesante ko casalingo col Villarreal: al termine dell’annata lascerà il Barcellona senza opporre resistenza. Sono tre storie diverse — Klopp è già rimpianto come il quinto beatle che nei fatti è stato, mentre l’addio degli altri due è un sollievo popolare — col denominatore comune degli anni di contratto lasciati sul tavolo. Ma se Klopp ha detto di voler riposare per un anno, ed è possibile che il suo discorso sulle energie in esaurimento nasconda un principio di burnout, Xavi e Tuchel sembrano aver giocato d’anticipo per dribblare l’esonero e non rovinarsi la fedina professionale. Del resto il Liverpool è in testa alla Premier e chiaro favorito per l’Europa League, mentre Barcellona e Bayern hanno praticamente perduto ogni chance di scudetto, e affidano a un impervio cammino in Champions l’ultima speranza di non aver buttato la stagione.
Gli allenatori con la data di scadenza
Per quanto le motivazioni siano diverse, colpisce comunque che tre delle dieci panchine più prestigiose, remunerative e desiderate del mondo ospitino per non breve tempo un inquilino con la data di scadenza. Come sempre la ragione non è una sola, ma un puzzle di concause. Prendiamo Tuchel: in Bundesliga la situazione è irrimediabile, anche perché un miracolo si è già verificato l’anno scorso — il Dortmund si suicidò sul traguardo — ed è dura pensare che possa ripetersi. Il Bayer Leverkusen ha 8 punti di vantaggio a dodici gare dal termine, in tutta la stagione ha pareggiato quattro partite e non ne ha persa nessuna: l’anno scorso il Dortmund era arrivato al massimo 2 punti sopra. Dopo le sconfitte con Bayer e Lazio, in Baviera si è parlato apertamente di esonero, e l’anno scorso Nagelsmann venne cacciato in un contesto assai meno pesante: mancavano nove partite, il Bayern inseguiva il Dortmund a un solo punto e s’era già qualificato per i quarti di Champions. Kahn e Salihamidzic, i dirigenti di allora, valutarono che Tuchel — esonerato dal Chelsea in settembre — non sarebbe rimasto a lungo sul mercato, e lo portarono a casa col brutale licenziamento del tecnico in carica. Il quale oggi guida la nazionale tedesca, e dunque tanto scarso non era: non a caso i due dirigenti vennero defenestrati un minuto dopo la (felice ma casuale) conclusione della Bundesliga. E dunque Tuchel in Baviera è stato una delusione, ma Rummenigge — tornato in sella — ha agito con calma per scegliere il prossimo tecnico senza fretta.
Le scelte differenti di Napoli e Bayern
Perché ragiona così a differenza, per esempio, di De Laurentiis, giunto al terzo allenatore in stagione? Per un motivo molto semplice, che accomuna il Bayern al Barcellona: per quanto la crisi sia profonda, sono club che non rischiano mai di restare fuori dal quartetto della Champions, come sappiamo la discriminante per giudicare la salute economica di una stagione (il successo sportivo è un’altra cosa). Il Napoli è nono in classifica, al momento fuori da tutte le coppe.
La personalità di un allenatore emerge chiara in frangenti così difficili. Xavi, per dirne una, non è stato esonerato “solo perché si chiama Xavi” (Laporta dixit), ma questo l’ha paradossalmente rafforzato visto che da allora il Barça ha ripreso un punto al Real Madrid. C’è una storia profonda dietro questi mesi di stenti, l’amarezza sottintesa ma percepibile di un grande ex catalano che tutti davano come erede ideale di Guardiola — Xavi ne era stato la trasposizione in campo — e invece dovrà cercare gloria altrove malgrado una Liga vinta in mezzo a mille guai. Va bene tutto, ma l’esonero no. Tuchel ha una traiettoria più mercantile, già passata per numerose potenze (Dortmund, Psg, Chelsea, Bayern) e preoccupata di non intaccare ulteriormente la reputazione: Psg e Chelsea l’hanno cacciato, meglio fare zero a zero col Bayern e rivolgere la propria prua altrove. Magari proprio a Barcellona.
Cosa succederà dopo l’Europeo
A margini di questo quadro, che è un po’ sentimentale e molto cinico, rimane su un livello superiore la figura di Klopp, il cui agente ha confermato ieri che anno sabbatico sarà, a prescindere dal gran numero di belle panchine in fase di sbarco. Klopp ha sempre descritto così la sua filosofia: lui non vuole allenare la squadra più forte, lui vuole batterla. E dunque tirate una riga sul Bayern, e osservate piuttosto la Germania del post-Europeo. Consapevoli che Zidane sta aspettando la Francia, che Xavi non disdegnerebbe la Spagna e che persino Mourinho stavolta potrebbe rispondere all’eventuale chiamata del Portogallo. E che Ancelotti, declinando il Brasile, ha lasciato libero il posto di lavoro più esaltante e infernale del pianeta.