Bufera sul calcio spagnolo, la polizia in federazione: sette arresti, Rubiales si salva perché all’estero. Coinvolto anche Piqué
di Raffaele R. RiversoBARCELLONA - «Altra mierda sul calcio spagnolo». Non poteva essere più esplicito Iker Casillas per descrivere l’irruzione della Guardia Civil ieri nella sede della federcalcio (Rfef), nell’ambito di un’inchiesta che ha portato a sette arresti e altri cinque indagati. Quattro anni fa Casillas, campione del mondo nel 2010, aveva covato l’ambizione di presentarsi alle elezioni federali e mettere fine all’era Rubiales. Il 15 giugno del 2020, però, in piena emergenza Covid, ritirò la candidatura: «L’eccezionale situazione sociale, economica e sanitaria fa che le elezioni passino in secondo piano». In realtà, Casillas aveva capito che non aveva speranza alcuna di rovesciare il sistema Rubiales, basato sui piccoli grandi favori che l’ormai ex presidente aveva fatto per assicurarsi il sostegno sia dei vecchi baroni che dei giovani e ambiziosi dirigenti del futuro.
Due anni più tardi, il 30 maggio del 2022, la denuncia presentata da Miguel Galán, presidente del Cenafe (una nota scuola di allen…
BARCELLONA - «Altra mierda sul calcio spagnolo». Non poteva essere più esplicito Iker Casillas per descrivere l’irruzione della Guardia Civil ieri nella sede della federcalcio (Rfef), nell’ambito di un’inchiesta che ha portato a sette arresti e altri cinque indagati. Quattro anni fa Casillas, campione del mondo nel 2010, aveva covato l’ambizione di presentarsi alle elezioni federali e mettere fine all’era Rubiales. Il 15 giugno del 2020, però, in piena emergenza Covid, ritirò la candidatura: «L’eccezionale situazione sociale, economica e sanitaria fa che le elezioni passino in secondo piano». In realtà, Casillas aveva capito che non aveva speranza alcuna di rovesciare il sistema Rubiales, basato sui piccoli grandi favori che l’ormai ex presidente aveva fatto per assicurarsi il sostegno sia dei vecchi baroni che dei giovani e ambiziosi dirigenti del futuro.
Due anni più tardi, il 30 maggio del 2022, la denuncia presentata da Miguel Galán, presidente del Cenafe (una nota scuola di allenatori della capitale), portò il Tribunale di prima istanza e istruzione numero 4 di Madrid — lo stesso che ha ordinato le perquisizioni di ieri — ad aprire un’indagine per investigare i possibili reati di corruzione, prevaricazione e riciclaggio che Luis Rubiales e Gerard Piqué avrebbero potuto commettere durante le trattative con l’Arabia Saudita che dal 2020 ospita, a ragione di 40 milioni all’anno, la final four della Supercoppa di Spagna.
Che c’entra l’ex centrale del Barcellona in tutta questa storia? Ebbene, attraverso una sua azienda, la Kosmos, Piqué ha fatto da intermediario tra la Rfef e Riad, intascando per il disturbo una commissione di 24 milioni. Il tutto, mentre difendeva i colori del Barcellona. Non a caso, sei mesi dopo, nel bel mezzo della stagione e delle polemiche provocate dal suo plateale conflitto d’interessi, l’ex difensore decise, improvvisamente, di annunciare il ritiro per evitare che i suoi ultimi e poco significanti calci a un pallone potessero danneggiare i suoi affari. Da quanto emerso fino a ieri sera, tuttavia, le perquisizioni condotte su tutto il territorio nazionale dall’Unità centrale operativa (Uco) della Guardia Civil non hanno preso di mira né il suo domicilio né quello delle sue aziende.
Lo stesso non si può dire di Luis Rubiales, la cui dimora è stata una delle undici case private a essere messe sottosopra dagli agenti alla ricerca delle prove dei presunti contratti irregolari: «Sono assolutamente sorpreso da quello che sta succedendo», ha fatto sapere l’ex caudillo della Rfef , che da oltre un mese è riparato a Santo Domingo. La procura ha spiccato un mandato d’arresto anche per lui, dopo le sette persone (altre cinque sono, per il momento, semplicemente indagate) che da ieri sono in stato di fermo. Tra questi, c’è anche Tomás González Cueto, il suo braccio destro giuridico durante il controverso mandato, chiuso con la sua inabilitazione per tre anni decisa dopo il bacio rubato in mondovisione a Jenni Hermoso. La Fifa ha fatto sapere alla Rfef che sta seguendo da vicino le indagini. La preoccupazione è che questa ennesima brutta figura della federcalcio possa mettere a repentaglio la candidatura della Spagna che, assieme a Marocco e Portogallo, dovrebbe ospitare il Mondiale 2030. E già, perché, sebbene quella iberico-marocchina sia l’unica candidatura arrivata nelle mani di Gianni Infantino, dopo quanto successo ieri il condizionale torna a essere d’obbligo.
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