DANIEL ALVES DA SILVA
Nazionalità: brasiliana
Nato: a Juazeiro il 6 maggio 1983
Altezza: 172 cm x 70 kg
Ruolo: esterno destro
Squadra: Juventus
Provenienza: Barcellona
Sei campionati spagnoli, 4 Coppe del Re, 5 Supercoppe di Spagna, 3 Champions League, 3 Mondiali per Club, 2 Coppe Uefa, 4 Supercoppe Europee, una Copa América, una Confederations Cup e un Mondiale Under 20. Anche a chi atterrasse oggi dopo un viaggetto di 15 anni su Marte e non lo avesse quindi mai visto giocare con le maglie di Siviglia, Barcellona o della nazionale brasiliana, sarebbe sufficiente dare una sbirciata alle prime righe della sua pagina Wikipedia per capire cosa abbia rappresentato Dani Alves nel calcio del terzo millennio. Uno che ha lasciato i solchi sulla fascia destra di tutti i campi del mondo fermandosi in pratica solo per alzare trofei. Quelli che ne fanno già ora il calciatore brasiliano più vincente di ogni epoca, con buona pace di un certo Pelè. E probabilmente il miglior affare della storia del Siviglia, che lo prelevò nel 2003 dal Bahia per 550 mila euro per rivenderlo al Barça, 5 anni più tardi, alla modica cifra di 35 milioni e rotti, il quinto esborso più cospicuo di tutti i tempi per un difensore.
Ora, siccome abbiamo ragione di credere che nessuno di voi sia stato 15 anni su Marte, nel caso di Dani Alves il classico identikit tecnico del nuovo acquisto straniero ci sembra superfluo. Semmai è il suo inserimento nei meccanismi della Juve di Allegri a meritare un approfondimento. Il brasiliano arriva a parametro zero a 33 anni compiuti al termine di un’ultima stagione non entusiasmante con il Barcellona, anche a causa di una fastidiosa fascite plantare. Ma porta in dote una mentalità vincente e un’esperienza internazionale misurabili in tonnellate, col non trascurabile biglietto da visita dei 36 gol e (soprattutto) 131 assist dispiegati nell’arco delle 621 partite giocate con i due club spagnoli ai quali ha donato i migliori anni della sua fantastica carriera. La questione è più che altro tattica. Che impatto potrà avere nel campionato italiano un “terzino” dalle caratteristiche così marcatamente offensive e che, con la stravaganza e l’assenza di peli sulla lingua che lo hanno sempre contraddistinto, dichiara apertamente che “per vincere bisogna segnare di più” e “il calcio difensivo è noioso”?
Ad essere in discussione non è tanto se la Juve possa reggere lui, quanto se lui possa reggere la Juve. Difficilmente Allegri lo schiererà mai in una difesa a 4 e come esterno a tutto campo l’anno scorso si è spesso affidato a Cuadrado, ossia un altro che non ha mai fatto dei rientri e delle diagonali il suo punto di forza. Ma una cosa è chiedere un minimo di applicazione in un terreno poco gradito a un giocatore che, prima di quest’anno, non aveva mai vinto nulla di importante, un’altra è fare lo stesso con un fuoriclasse di quella levatura e con quel palmares. Il rischio che il calcio italiano non lo diverta abbastanza e certe consegne tipiche del nostro modo di concepire il suo ruolo lo rendano ben presto insofferente è l’unico vero dubbio che è lecito nutrire sulla riuscita di questa operazione. Perché per il resto, davvero, si fa fatica a trovare un valido motivo per non ritenere Dani Alves l’ennesimo grande colpo silenzioso della dirigenza bianconera. Sempre che l’anagrafe non presenti repentinamente il conto e i guai fisici degli ultimi mesi siano davvero alle spalle, ovviamente.
Concludendo, ci sono buone probabilità che l’eccentrico brasiliano ingaggiato per un biennio a 3,5 milioni netti a stagione con l’obiettivo di far fare alla Juve un salto di qualità e leadership soprattutto in chiave Champions venga lasciato a riposo qualche volta di troppo in campionato, mettendo a dura prova la pazienza dei fantallenatori, ma dubitiamo fortemente che la circostanza possa indurli a resistere alla tentazione di impiegare una fetta consistente del loro budget per assicurarselo. Anzi, è lecito ipotizzare che il record di difensore più pagato di sempre sia destinato a vacillare in parecchie leghe alla prossima asta.
Nazionalità: brasiliana
Nato: a Juazeiro il 6 maggio 1983
Altezza: 172 cm x 70 kg
Ruolo: esterno destro
Squadra: Juventus
Provenienza: Barcellona
Sei campionati spagnoli, 4 Coppe del Re, 5 Supercoppe di Spagna, 3 Champions League, 3 Mondiali per Club, 2 Coppe Uefa, 4 Supercoppe Europee, una Copa América, una Confederations Cup e un Mondiale Under 20. Anche a chi atterrasse oggi dopo un viaggetto di 15 anni su Marte e non lo avesse quindi mai visto giocare con le maglie di Siviglia, Barcellona o della nazionale brasiliana, sarebbe sufficiente dare una sbirciata alle prime righe della sua pagina Wikipedia per capire cosa abbia rappresentato Dani Alves nel calcio del terzo millennio. Uno che ha lasciato i solchi sulla fascia destra di tutti i campi del mondo fermandosi in pratica solo per alzare trofei. Quelli che ne fanno già ora il calciatore brasiliano più vincente di ogni epoca, con buona pace di un certo Pelè. E probabilmente il miglior affare della storia del Siviglia, che lo prelevò nel 2003 dal Bahia per 550 mila euro per rivenderlo al Barça, 5 anni più tardi, alla modica cifra di 35 milioni e rotti, il quinto esborso più cospicuo di tutti i tempi per un difensore.
Ora, siccome abbiamo ragione di credere che nessuno di voi sia stato 15 anni su Marte, nel caso di Dani Alves il classico identikit tecnico del nuovo acquisto straniero ci sembra superfluo. Semmai è il suo inserimento nei meccanismi della Juve di Allegri a meritare un approfondimento. Il brasiliano arriva a parametro zero a 33 anni compiuti al termine di un’ultima stagione non entusiasmante con il Barcellona, anche a causa di una fastidiosa fascite plantare. Ma porta in dote una mentalità vincente e un’esperienza internazionale misurabili in tonnellate, col non trascurabile biglietto da visita dei 36 gol e (soprattutto) 131 assist dispiegati nell’arco delle 621 partite giocate con i due club spagnoli ai quali ha donato i migliori anni della sua fantastica carriera. La questione è più che altro tattica. Che impatto potrà avere nel campionato italiano un “terzino” dalle caratteristiche così marcatamente offensive e che, con la stravaganza e l’assenza di peli sulla lingua che lo hanno sempre contraddistinto, dichiara apertamente che “per vincere bisogna segnare di più” e “il calcio difensivo è noioso”?
Ad essere in discussione non è tanto se la Juve possa reggere lui, quanto se lui possa reggere la Juve. Difficilmente Allegri lo schiererà mai in una difesa a 4 e come esterno a tutto campo l’anno scorso si è spesso affidato a Cuadrado, ossia un altro che non ha mai fatto dei rientri e delle diagonali il suo punto di forza. Ma una cosa è chiedere un minimo di applicazione in un terreno poco gradito a un giocatore che, prima di quest’anno, non aveva mai vinto nulla di importante, un’altra è fare lo stesso con un fuoriclasse di quella levatura e con quel palmares. Il rischio che il calcio italiano non lo diverta abbastanza e certe consegne tipiche del nostro modo di concepire il suo ruolo lo rendano ben presto insofferente è l’unico vero dubbio che è lecito nutrire sulla riuscita di questa operazione. Perché per il resto, davvero, si fa fatica a trovare un valido motivo per non ritenere Dani Alves l’ennesimo grande colpo silenzioso della dirigenza bianconera. Sempre che l’anagrafe non presenti repentinamente il conto e i guai fisici degli ultimi mesi siano davvero alle spalle, ovviamente.
Concludendo, ci sono buone probabilità che l’eccentrico brasiliano ingaggiato per un biennio a 3,5 milioni netti a stagione con l’obiettivo di far fare alla Juve un salto di qualità e leadership soprattutto in chiave Champions venga lasciato a riposo qualche volta di troppo in campionato, mettendo a dura prova la pazienza dei fantallenatori, ma dubitiamo fortemente che la circostanza possa indurli a resistere alla tentazione di impiegare una fetta consistente del loro budget per assicurarselo. Anzi, è lecito ipotizzare che il record di difensore più pagato di sempre sia destinato a vacillare in parecchie leghe alla prossima asta.