VIAREGGIO - "Save tonight", una sera da salvare e mettere via, è la canzone più nota di un cantautore statunitense ma nato a Stoccolma e naturalizzato svedese. Svedese ma di sangue misto come Zlatan Ibrahimovic. Ok penserete che stia delirando, ma no. Perché stiamo parlando dell'"Ibrahimovic della via Emilia", il bomber della Primavera del Parma Alberto Cerri, autore di una sontuosa tripletta che lo immortala come protagonista della prima giornata di ottavi di finale. Ma lui, gigante buono così educato e gentile, davvero non si riesce a vederlo con un soprannome "Ibrahimico". Con tutto il rispetto (comunque non fateglielo sapere, a Ibra s'intende).
OCCHIO D'AQUILA - Ribattezziamolo Eagle Eye Cerri, proprio come il cantante di cui sopra. C'era un senso, capite ora?! Già perché l'occhio rapace, come il tempismo e la facilità di andare a rete in tutti i modi, sono talenti naturalissimi di Alberto. La sera da ricordare, per lui, è quella di ieri in cui avrà ripensato alla tripletta che ha consentito al Parma guidato da Fausto Pizzi di imporsi per 4-1 contro il quotato Torino. Ma di sere da ricordare ce ne sono state e ne verranno tante. Un po' tutti sono pronti a metterci la mano sul fuoco. Centravanti alla Luca Toni, fa da sempre dello strapotere fisico la sua arma principale, unita ad un'innata capacità di "sentire la porta" e ad una acquisita abilità nel proteggere la palla spalle alla porta. Spostare uno alto più di 190 cm per 80 kg è già dura in serie A, figuriamoci tra i baby. Lui tra l'altro la serie A l'ha già assaggiata per volontà di Donadoni (a 16 anni entra contro il Pescara al posto di Amauri).
MATURITA' - Si parla di Alberto fin da quando è giovanissimo: ha sempre giocato con compagni e avversari di uno o due anni maggiori di lui. A 18 anni non ancora compiuti pare già un veterano: vincitore di tantissimi riconoscimenti, individuali e di squadra, gioca da anni con le under azzurre (è capitano e totem dell'Under 17). E' un talento purissimo: inizia a 7 anni nella Fulgor San Secondo realizzando 5 reti nella sua prima partita in campo a 11 e chiudendo la stagione col bottino di 46 gol. E' un generoso, uno da testa bassa e pedalare: quei discorsi lì su dna, sangue e genetica li lasciamo ai medici, ma sicuramente un ruolo importante nell'apprendimento della cultura del sacrificio lo ha giocato il nonno materno Ercole Gualazzini, ciclista anni '60.
L'altra tripletta indimenticabile in carriera Alberto l'ha realizzata nella scorsa stagione, nell'esaltante 4-3 con cui il Parma ha battuto la Juventus nelle semifinali degli Allievi Nazionali. Il Parma sarà campione d'Italia, ma Alberto non disputerà la finale, causa espulsione ingiusta sul finire di quel match epico. Già perché di uno così grande e grosso mica ci credi che vada solo a fare da paciere in una zuffa. Non ci credi, ma avresti dovuto, caro arbitro, visto che pure gli avversari te lo assicuravano. Vabbè, che sarà mai. Di sere da ricordare e salvare nella memoria ce ne saranno tante altre, come anche quella in cui sul divano si è gustato la lettura della sua lunghissima scheda sul libro "La Giovane Italia" (ancora disponibilissimo scrivendo a [email protected]). Un tratteggio dettagliato, completo come un centravanti che sa segnare in tutti i modi. Con l'occhio rapace.
OCCHIO D'AQUILA - Ribattezziamolo Eagle Eye Cerri, proprio come il cantante di cui sopra. C'era un senso, capite ora?! Già perché l'occhio rapace, come il tempismo e la facilità di andare a rete in tutti i modi, sono talenti naturalissimi di Alberto. La sera da ricordare, per lui, è quella di ieri in cui avrà ripensato alla tripletta che ha consentito al Parma guidato da Fausto Pizzi di imporsi per 4-1 contro il quotato Torino. Ma di sere da ricordare ce ne sono state e ne verranno tante. Un po' tutti sono pronti a metterci la mano sul fuoco. Centravanti alla Luca Toni, fa da sempre dello strapotere fisico la sua arma principale, unita ad un'innata capacità di "sentire la porta" e ad una acquisita abilità nel proteggere la palla spalle alla porta. Spostare uno alto più di 190 cm per 80 kg è già dura in serie A, figuriamoci tra i baby. Lui tra l'altro la serie A l'ha già assaggiata per volontà di Donadoni (a 16 anni entra contro il Pescara al posto di Amauri).
MATURITA' - Si parla di Alberto fin da quando è giovanissimo: ha sempre giocato con compagni e avversari di uno o due anni maggiori di lui. A 18 anni non ancora compiuti pare già un veterano: vincitore di tantissimi riconoscimenti, individuali e di squadra, gioca da anni con le under azzurre (è capitano e totem dell'Under 17). E' un talento purissimo: inizia a 7 anni nella Fulgor San Secondo realizzando 5 reti nella sua prima partita in campo a 11 e chiudendo la stagione col bottino di 46 gol. E' un generoso, uno da testa bassa e pedalare: quei discorsi lì su dna, sangue e genetica li lasciamo ai medici, ma sicuramente un ruolo importante nell'apprendimento della cultura del sacrificio lo ha giocato il nonno materno Ercole Gualazzini, ciclista anni '60.
L'altra tripletta indimenticabile in carriera Alberto l'ha realizzata nella scorsa stagione, nell'esaltante 4-3 con cui il Parma ha battuto la Juventus nelle semifinali degli Allievi Nazionali. Il Parma sarà campione d'Italia, ma Alberto non disputerà la finale, causa espulsione ingiusta sul finire di quel match epico. Già perché di uno così grande e grosso mica ci credi che vada solo a fare da paciere in una zuffa. Non ci credi, ma avresti dovuto, caro arbitro, visto che pure gli avversari te lo assicuravano. Vabbè, che sarà mai. Di sere da ricordare e salvare nella memoria ce ne saranno tante altre, come anche quella in cui sul divano si è gustato la lettura della sua lunghissima scheda sul libro "La Giovane Italia" (ancora disponibilissimo scrivendo a [email protected]). Un tratteggio dettagliato, completo come un centravanti che sa segnare in tutti i modi. Con l'occhio rapace.