Sport

Viareggio, un'occasione unica di crescita personale e di gruppo  

La Coppa Carnevale è tra le competizioni più affascinanti di sempre. Riuscire a portare a casa il torneo nel 2012 battendo la Roma è stato davvero entusiasmante
di MARCO BARONI

2 minuti di lettura
ROMA - Vincere il Viareggio è sicuramente una delle emozioni più forti. Non è una frase scontata, perché a livello di settore giovanile è decisamente uno dei tornei più importanti. E' vero che ora c'è la Youth Champions League che ha il sapore vero della competizione internazionale più famosa del mondo, però quel Torneo del 2012 ha per me un significato particolare. Tanto per cominciare - non lo dico solo io, ma anche tutti gli addetti ai lavori - quella sfida è stata una della più affascinanti di sempre.

Di fronte Juventus e Roma: in campo giocatori come Appelt, Beltrame, De Silvestri, Chibsah da una parte; Viviani, Verre, Barba, Pigliacelli, Politano, Piscitella dall'altra. Tanto per fare dei nomi di talenti che ora militano quasi tutti in Serie B e, peraltro, con ottimi risultati. Non è stato neanche il risultato finale a darmi la maggiore soddisfazione (2-1), ma il fatto di essere riuscito ad abbinare un gruppo compatto alla celebrazione del bel gioco che è il successo più importante, soprattutto quando si tratta di giovani da far crescere e da preparare per i grandi palcoscenici. Poi è ovvio che il solo fatto di allenare alla Juventus sia uno stimolo in più, proprio perché è la stessa società che chiede e, giustamente, pretende di fare un calcio che passi attraverso la giusta maturazione dei ragazzi.

Oltretutto ho avuto l'onore di stare in un club che mette a disposizione giovani di grande prospettiva. I soldi vengono spesi per dare qualità al settore giovanile nella prospettiva di generare giocatori per la prima squadra, come è stato per Marchisio ad esempio. E ogni allenatore ha il dovere di formare questi ragazzi al meglio, attraverso il gioco e la disciplina. Anche adesso che alleno a Lanciano in Serie B ho 6 o 7 giocatori Under 23 quasi sempre in campo e anche altri ragazzi che escono proprio dal campionato Primavera. E mi rendo conto di quanto sia importante il lavoro svolto nei settori giovanili. Purtroppo si gioca troppo poco negli stadi importanti e questo può rallentare la crescita dei giovani che poi quando si trovano di fronte a un pubblico più acceso, emotivamente fanno fatica e le gambe tendono a tremare, come si suol dire...

Ho apprezzato sempre molto, ad esempio, la formula della Coppa Italia Primavera che già dalle semifinali permetteva di giocare negli stadi delle prime squadre. Vincere quella dello scorso anno al San Paolo è stata un'altra emozione che difficilmente dimenticherò, perché se è vero che il campionato Primavera italiano può non essere all'altezza di quello degli altri paesi europei dove già esistono le famose "seconde squadre", la Coppa Italia di categoria e il Torneo di Viareggio sono all'altezza di una crescita personale e di gruppo che è necessaria per chi vuole fare questo mestiere, sia che si tratti di giocatori, sia che si tratti di allenatori. Esattamente come lo è stato per me.
I commenti dei lettori