ROMA - "Un giorno per la nostra città" è uno dei tanti progetti promossi dalla Lega Serie B del presidente Abodi (e del suo braccio operativo, non armato, Gianluigi Pocchi): con il patrocinio dell'AIC (Associazione Italiana Calciatori), dell'AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio) e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), prevede che ognuna delle 22 Società dedichi un giorno al mese alla propria Città, impegnandosi a realizzare una serie di iniziative a favore della comunità di appartenenza. Lunedì 24 febbraio i calciatori si sono dedicati ai bambini. Alcuni giovani calciatori ci hanno raccontato la loro giornata "al servizio". Il primo narratore è Nadir Minotti, talentuoso centrocampista della Virtus Lanciano, prodotto del vivaio atalantino classe 1992.
(F.C.)
"E' bellissimo poter andare a parlare di noi, a raccontarci, a spiegare chi siamo. Soprattutto in una scuola, soprattutto davanti a tanti bambini che ci guardano come fossimo la realizzazione dei loro sogni. E infatti io sto realizzando i miei sogni di quando ero bambino. Però. Ci sono tanti però: tutta l'immagine che gira intorno a noi calciatori è costruita da fuori, molto è travisato. Uno pensa ai giovani calciatori e va a pensare a vite irreali pieni di auto, vizi, eccetera... Ma mica è così. Questo ho cercato di raccontare ai ragazzi dell'istituto Don Milani di Lanciano quando siamo andati a trovare i bambini l'altro giorno. Anche se per loro eravamo dei miti. E' partita la caccia all'autografo. E' bello procurare felicità in generale, a maggior ragione se a dei bambini. In quella piccola palestra della scuola elementare mi sono sentito davvero orgoglioso.
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I bambini facevano un sacco di domande, erano agitati, in fermento assoluto: volevano sapere cosa si prova quando si gioca, quando si segna, quali sono state le partite più belle della mia carriera... qualche anno fa ero io quello dalla loro parte, il bambino che fantasticava su tutto questo carico di emozioni. Che bello quando tutti questi sogni ti accarezzano, è giusto alimentarli! Ma giusto anche fare presenti tutti i sacrifici di questi anni: per diventare calciatore professionista bisogna avere talento sì, ma soprattutto tenere la testa ben piantata sulle spalle ed avere molta, molta costanza. Ricordarsi sempre che la scuola viene al primo posto: non sempre è facile, quando tutti i giorni uscivo dall'istituto per geometri di Iseo e lì c'era sempre il pullmino dell'Atalanta ad aspettarmi. Mangiare al volo, poi allenamenti, alla sera studiare. E poi le partite. Le verifiche. Gli esami. Ma alla fine tutte le fatiche trovano il loro coronamento: esordire in serie A e diventare geometra. Binari paralleli. Tutto bello! Come firmare autografi a bambini pieni di sogni".
(F.C.)
"E' bellissimo poter andare a parlare di noi, a raccontarci, a spiegare chi siamo. Soprattutto in una scuola, soprattutto davanti a tanti bambini che ci guardano come fossimo la realizzazione dei loro sogni. E infatti io sto realizzando i miei sogni di quando ero bambino. Però. Ci sono tanti però: tutta l'immagine che gira intorno a noi calciatori è costruita da fuori, molto è travisato. Uno pensa ai giovani calciatori e va a pensare a vite irreali pieni di auto, vizi, eccetera... Ma mica è così. Questo ho cercato di raccontare ai ragazzi dell'istituto Don Milani di Lanciano quando siamo andati a trovare i bambini l'altro giorno. Anche se per loro eravamo dei miti. E' partita la caccia all'autografo. E' bello procurare felicità in generale, a maggior ragione se a dei bambini. In quella piccola palestra della scuola elementare mi sono sentito davvero orgoglioso.
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I bambini facevano un sacco di domande, erano agitati, in fermento assoluto: volevano sapere cosa si prova quando si gioca, quando si segna, quali sono state le partite più belle della mia carriera... qualche anno fa ero io quello dalla loro parte, il bambino che fantasticava su tutto questo carico di emozioni. Che bello quando tutti questi sogni ti accarezzano, è giusto alimentarli! Ma giusto anche fare presenti tutti i sacrifici di questi anni: per diventare calciatore professionista bisogna avere talento sì, ma soprattutto tenere la testa ben piantata sulle spalle ed avere molta, molta costanza. Ricordarsi sempre che la scuola viene al primo posto: non sempre è facile, quando tutti i giorni uscivo dall'istituto per geometri di Iseo e lì c'era sempre il pullmino dell'Atalanta ad aspettarmi. Mangiare al volo, poi allenamenti, alla sera studiare. E poi le partite. Le verifiche. Gli esami. Ma alla fine tutte le fatiche trovano il loro coronamento: esordire in serie A e diventare geometra. Binari paralleli. Tutto bello! Come firmare autografi a bambini pieni di sogni".