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Under, Gomis: "Scuola e cultura prima di tutto"

Il portiere del Crotone racconta la sua esperienza nell'ambito dell'iniziativa 'Un giorno per la nostra città' ideata dalla Lega Serie B: "L'istruzione è una certezza, il calcio un sogno. Non devono farsi la guerra"
di ALFRED GOMIS e FRANCESCO CARABELLI

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ROMA - Nell'ambito del progetto "Un giorno per la nostra città" promosso dalla Lega Serie B del presidente Abodi (in tandem pedalante col suo assistente Gianluigi Pocchi), anche i giocatori del Crotone hanno fatto visita ai ragazzi della loro città. Ci ha raccontato l'euforica giornata Alfred Gomis, giovane portiere classe 1993 in prestito dal Torino che tanto sta facendo parlare di sé per le ottime prestazioni in campo. Abbiamo scoperto che anche fuori campo se la cava benissimo.
(F.C.)

"Siamo andati all'Istituto 'Rosmini-Anna Frank' di Crotone. L'entusiasmo dei bambini era travolgente, tanto che, a dire la verità, nella palestra c'era talmente tanto chiasso positivo che non riuscivo a sentire bene tutte le domande che facevano ai miei compagni.  Si respirava un'atmosfera sana, positiva: c'erano molti cartelli legati a rispetto, uguaglianza, tolleranza. E' bello che a scuola si educhi in questa direzione. Certo, sono argomenti molto complessi coi quali, come ho cercato di spiegare ai ragazzi, bisogna confrontarsi per tutto il corso della vita, senza mai dare nulla per scontato. Proprio come nella carriera di calciatore: non sono tutte rose e fiori, è dura. Ho raccontato dei miei momenti di difficoltà e di scoramento, quando magari non giocavo, non mi sentivo capito dall'allenatore, la notte non dormivo. Cavoli se me le ricordo bene quelle notti insonni. Ma si lotta, si cresce, si allargano le spalle (in palestra e anche nella mente). Mi ha fatto molto piacere constatare il senso di appartenenza dei ragazzi alla città: molti chiedevano cosa si prova a giocare per il Crotone, quanto vale quella maglia per noi. Mi sono reso conto del grande peso che possa avere per la città l'esempio di un uomo come il nostro storico capitano Galardo. Mi si chiedeva ovviamente quale sia il segreto per "arrivare in alto". Il segreto? Boh, è un misto di fortuna, bravura e applicazione. Penso che la scuola sia comunque un punto di riferimento fondamentale: la scuola è una certezza, il calcio è un sogno, scuola e calcio non si devono fare la guerra. Non è facile conciliare gli impegni sportivi e scolastici, soprattutto quando inizi a giocare in un settore giovanile professionistico e poi ad affacciarti alla prima squadra.
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Io per esempio frequentavo l'Itis a Cuneo, ma uscire tutti i giorni a mezzogiorno, perdendo molte ore di lezione per andare agli allenamenti a Torino, ad un certo punto è diventato ingestibile. Così ne ho parlato in famiglia. Ho cambiato scuola. Ho iniziato a frequentare la ragioneria a Torino. Discreti risultati. Me la sono sempre cavata. Tra allenamenti e altre cose, dico la verità, a casa non ho mai fatto tantissimo, ma ascoltare le lezioni in classe, essere attento e concentrato, oltre che ben disposto verso le professoresse, mi ha sempre portato a buoni risultati. Poi l'inserimento in prima squadra: è stato più difficile conciliare le due cose e ho preferito mettere in primo piano il mio sogno! Ma la finirò, prima o poi. Mi mancano due anni. Ma un giorno prenderò quel diploma. E' una base importante. E' importante avere l'appoggio della famiglia, ma nella mia mi capiscono bene, siamo tutti sportivi! Lys, che ora gioca nel Torino, a scuola era molto meno bravo di me! Io sono quello che ha avuto più successo scolastico. Ho seguito il mio sogno, continuo a seguirlo, come devono fare tutti. Un giorno magari arriverò anche a vestire la maglia azzurra, io di origine senegalese, potrei giocare in nazionale, che bello! Sicuro ci sarà qualcuno che obietterà dicendo 'Ma Gomis non è un vero italiano' e a quel punto sarò pronto a rispondergli 'Dai facciamo una prova a chi conosce meglio la lingua, vediamo chi usa meglio i verbi'. E il grazie andrà alle mie professoresse, che tra l'altro mi piacerebbe tornare a trovare, presto. Grazie alle loro bacchettate. Sono un calciatore professionista, ma la base che sta alle fondamenta di tutto non è di tecnica calcistica, è culturale. Ed è nata a lì, sui banchi di scuola".
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