VALLADOLID - Rossi. Fausto Rossi. Quello che ha battuto Messi. La testa vola nell'Iperuranio. Non solo le dita, ma anche parte degli avambracci hanno toccato il cielo e hanno di slancio superato le nuvole. No, niente di tutto questo: il ritornello che ruota tra i pensieri del talento di scuola bianconera è "Dalle stalle alle stelle come dalle stelle alle stalle: nel calcio basta un attimo". E nel suo attimo ha ben chiaro che di fare lo stalliere non abbia nessuna voglia: serenità e grande consapevolezza lo guidano verso altri destini.
L'ERA GLACIALE - Gli chiedi dell'emozione di giocare al Bernabeu o al Camp Nou e risponde: "Beh, considerato che l'anno scorso giocavo in serie B, penso che giocare in stadi del genere sia un passo avanti". Glaciale. Roba che ci entusiasmiamo molto di più noi quando, da tifosi qualunque, andiamo a fare il tour guidato del Bernabeu o del Camp Nou, al mattino, quando sono vuoti. Lui invece c'ha giocato davanti a quasi 100.000 persone: "Sì, in effetti, è un'esperienza che arricchisce". Un'esperienza che arricchisce, in effetti, nel mio mondo valoriale è superare l'esame di terza media. Ma il mondo valoriale di un ragazzo con la stoffa da campione è diametralmente opposto: calma, niente facili entusiasmi, è molto più quello che resta da fare di quello che si è fatto.
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PINTURICCHINI - "Anche la storia che, dopo il gol di sabato contro il Barcellona, il Real Madrid mi avesse invitato ufficialmente a seguire la partita contro il Levante al Bernabeu promettendomi la maglietta autografata da Cristiano Ronaldo in senso di ringraziamento mica è vera: mi ha chiamato Bronzetti per farmi i complimenti, tutto lì". Il senso della misura e il garbo con cui risponde fanno pensare a un carattere tipo Alex Del Piero. Beh in effetti l'imprinting è quello lì: Fausto nasce nel 1990, qualche mese dopo le notti magiche inseguendo un gol, nella Torino bianconera. Papà Franco e mamma Mirella abitano a due passi dallo Juventus Stadium. Fausto fa tutta la trafila delle giovanili in bianconero, mica da uno qualunque: arriva a vincere il torneo di Viareggio, da capitano. Poi qualche problema fisico, le stagioni in parcheggio a Vicenza e Brescia: "Sono state ottime esperienze: ho avuto grandi attestati di stima e sono in contatto ancora con tante persone di queste città".
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GENERAZIONE ERASMUS - Nessuno spirito di rivalsa. Nessuna sensazione da talento costretto ad emigrare per cercare fortuna. "Venire in Spagna è stata una mia scelta": tutte quelle costruzioni sensazionalistiche da generazione di "tacchetti in fuga" lasciamole stare. Fausto Rossi è più uno da generazione Erasmus, ragazzi contenti di andare in altri territori perché lì si apre la mente, si fa esperienza, si cresce: "Dopo un mese e mezzo posso dire che già riuscivo a sostenere interviste in spagnolo. Lo orecchiavo un po' dai tempi della scuola ma niente di più, ora lo padroneggio". Non che l'Italia non gli manchi, come testimonia il suo più grande desiderio: "Dopo l'Under 21, vedo il mio grande sogno lì a un passo: vestire la maglia azzurra della nazionale maggiore". Magari dopo i Mondiali in Brasile ci sarà spazio nella nuova campagna azzurra verso il Qatar. Uno che ha maturato esperienza da titolare nella Liga, che ha scambiato la maglia con Xabi Alonso (ma punta a quella di Cristiano Ronaldo per il match di ritorno), che ha battuto Messi una volta, potrebbe far comodo, che ne dite? Ma nessuna ansia o eccessiva aspettativa. Fausto è in Spagna, insieme alla fidanzata Federica, sente tutti i giorni mamma e papà, è tranquillo: "A giugno si vedrà, il Valladolid ha diritto di riscatto: se lo esercita, sarò contento di stare qua, sto molto bene. Altrimenti tornerò alla Juve, poi vedremo cosa accadrà". Intanto la passione per il calcio è ancora quella primigenia: "A vedere il Real Madrid al Bernabeu ci vado spesso, con Federica, senza bisogno di inviti: è a solo un'ora di treno".
A casa, la tv è quasi sempre sintonizzata su canali sportivi. Un plauso anche a Federica per la comprensione, dai, se lo merita. Gli chiedi della maglia numero 5: "No, non volevo emulare Zidane. Sono arrivato e c'erano libere solo la 5 e la 15: ho scelto la prima. Anche se devo dire che già mister Devis Mangia me la faceva vestire anche per farmi capire che era quella giusta nella mia collocazione da centrocampista centrale". Guizzi offensivi da temperare con attitudine al sacrificio: con una predisposizione caratteriale così, non è difficile calibrare. "Ai giovani italiani dico: non è facile lasciare tutto, ma non abbiate paura!". Coraggio, non si si sta poi così male. Parola di Rossi. Fausto Rossi. Il signor Rossi ha lasciato il Paese per crescere, ma tornerà presto. Stay tuned. O meglio, estad atentos. Sì, rimaniamo sintonizzati.
L'ERA GLACIALE - Gli chiedi dell'emozione di giocare al Bernabeu o al Camp Nou e risponde: "Beh, considerato che l'anno scorso giocavo in serie B, penso che giocare in stadi del genere sia un passo avanti". Glaciale. Roba che ci entusiasmiamo molto di più noi quando, da tifosi qualunque, andiamo a fare il tour guidato del Bernabeu o del Camp Nou, al mattino, quando sono vuoti. Lui invece c'ha giocato davanti a quasi 100.000 persone: "Sì, in effetti, è un'esperienza che arricchisce". Un'esperienza che arricchisce, in effetti, nel mio mondo valoriale è superare l'esame di terza media. Ma il mondo valoriale di un ragazzo con la stoffa da campione è diametralmente opposto: calma, niente facili entusiasmi, è molto più quello che resta da fare di quello che si è fatto.
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PINTURICCHINI - "Anche la storia che, dopo il gol di sabato contro il Barcellona, il Real Madrid mi avesse invitato ufficialmente a seguire la partita contro il Levante al Bernabeu promettendomi la maglietta autografata da Cristiano Ronaldo in senso di ringraziamento mica è vera: mi ha chiamato Bronzetti per farmi i complimenti, tutto lì". Il senso della misura e il garbo con cui risponde fanno pensare a un carattere tipo Alex Del Piero. Beh in effetti l'imprinting è quello lì: Fausto nasce nel 1990, qualche mese dopo le notti magiche inseguendo un gol, nella Torino bianconera. Papà Franco e mamma Mirella abitano a due passi dallo Juventus Stadium. Fausto fa tutta la trafila delle giovanili in bianconero, mica da uno qualunque: arriva a vincere il torneo di Viareggio, da capitano. Poi qualche problema fisico, le stagioni in parcheggio a Vicenza e Brescia: "Sono state ottime esperienze: ho avuto grandi attestati di stima e sono in contatto ancora con tante persone di queste città".
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GENERAZIONE ERASMUS - Nessuno spirito di rivalsa. Nessuna sensazione da talento costretto ad emigrare per cercare fortuna. "Venire in Spagna è stata una mia scelta": tutte quelle costruzioni sensazionalistiche da generazione di "tacchetti in fuga" lasciamole stare. Fausto Rossi è più uno da generazione Erasmus, ragazzi contenti di andare in altri territori perché lì si apre la mente, si fa esperienza, si cresce: "Dopo un mese e mezzo posso dire che già riuscivo a sostenere interviste in spagnolo. Lo orecchiavo un po' dai tempi della scuola ma niente di più, ora lo padroneggio". Non che l'Italia non gli manchi, come testimonia il suo più grande desiderio: "Dopo l'Under 21, vedo il mio grande sogno lì a un passo: vestire la maglia azzurra della nazionale maggiore". Magari dopo i Mondiali in Brasile ci sarà spazio nella nuova campagna azzurra verso il Qatar. Uno che ha maturato esperienza da titolare nella Liga, che ha scambiato la maglia con Xabi Alonso (ma punta a quella di Cristiano Ronaldo per il match di ritorno), che ha battuto Messi una volta, potrebbe far comodo, che ne dite? Ma nessuna ansia o eccessiva aspettativa. Fausto è in Spagna, insieme alla fidanzata Federica, sente tutti i giorni mamma e papà, è tranquillo: "A giugno si vedrà, il Valladolid ha diritto di riscatto: se lo esercita, sarò contento di stare qua, sto molto bene. Altrimenti tornerò alla Juve, poi vedremo cosa accadrà". Intanto la passione per il calcio è ancora quella primigenia: "A vedere il Real Madrid al Bernabeu ci vado spesso, con Federica, senza bisogno di inviti: è a solo un'ora di treno".
A casa, la tv è quasi sempre sintonizzata su canali sportivi. Un plauso anche a Federica per la comprensione, dai, se lo merita. Gli chiedi della maglia numero 5: "No, non volevo emulare Zidane. Sono arrivato e c'erano libere solo la 5 e la 15: ho scelto la prima. Anche se devo dire che già mister Devis Mangia me la faceva vestire anche per farmi capire che era quella giusta nella mia collocazione da centrocampista centrale". Guizzi offensivi da temperare con attitudine al sacrificio: con una predisposizione caratteriale così, non è difficile calibrare. "Ai giovani italiani dico: non è facile lasciare tutto, ma non abbiate paura!". Coraggio, non si si sta poi così male. Parola di Rossi. Fausto Rossi. Il signor Rossi ha lasciato il Paese per crescere, ma tornerà presto. Stay tuned. O meglio, estad atentos. Sì, rimaniamo sintonizzati.