Sport

Nazionale, Conte vola basso. E' un'Italia ancora piccola

I saggi cambi di modulo del ct per la sfida pareggiata a fatica contro la Croazia, da una parte rendono merito al suo pragmatismo, dall'altro evidenziano come la squadra azzurra viva un momento modesto non in linea con la grande tradizione
di FRANCESCO SAVERIO INTORCIA

2 minuti di lettura
GENOVA - Dal sole abbagliante di Bari alla pioggia cupa di Milano. Dalle scintille contro l'Olanda, nell'esordio di Conte, alla partita di sofferenza contro la Croazia. Costretta dalla necessità, dall'involuzione del suo calcio, dalle assenze importanti, l'Italia s'è cinta d'umiltà, mettendo da parte il suo blasone e puntando prima di tutto a non prenderle. Il pareggio di San Siro anzi è grasso che cola: consente agli azzurri di restare primi nel girone (secondi per differenza reti, al momento) e di fare un passo forse già decisivo verso la qualificazione, dal momento che le altre rivali del gruppo non fanno paura (la Norvegia, terza, è stata battuta a Oslo dall'Italia, la Bulgaria, prossima avversaria a marzo, ha appena frenato con Malta). Obiettivi minimi.

Povera Italia, Italia povera. Il bagno d'umiltà nella sfida ai croati, unito all'ottimismo per il primo pareggio della gestione Conte, fotografa il momento del calcio tricolore, che ha perso talenti e autostima. A certificare le difficoltà, anche i saggi cambi di modulo del commissario tecnico, che al suo arrivo ha puntato dritto su un 3-5-2 che nelle intenzioni doveva essere aggressivo, sintomo di forza e di personalità. Contro la Croazia, strada facendo, l'Italia ha ritrovato la difesa a quattro, ha impiegato un regista in posizione e con mansioni esclusivamente difensive (De Rossi), ha giocato insomma da piccola contro i grandi. E questo suggerisce una duplice lettura: da un lato, le lodi per il realismo e per l'ammissione dei limiti attuali della Nazionale, dall'altro la desolazione proprio per le stesse ragioni, che stridono con le quattro stelle di Campioni del mondo. In verità, le difficoltà erano già emerse contro Azerbaigian e Malta, superate solo di misura. Al confronto, il pari con la Croazia, stesso risultato degli Europei 2012, pare quasi un'impresa.
[[ge:rep-locali:repubblica:100726249]]
E alla difesa a quattro l'Italia potrebbe affidarsi anche domani, nel test contro l'Albania di De Biasi. Utile per raccogliere fondi per Genova (saranno devoluti una parte dell'incasso e il controvalore dei biglietti omaggio, la Lega di A ha stanziato 200mila euro, la Lnd 100mila, sarà possibile donare per telefono), questa partita sarà una vetrina per debuttanti, in mezzo ai quali Conte spera di pescare rinforzi per la vera Italia, quella che tornerà fra quattro mesi. Intanto, la prova più che sufficiente di Soriano contro i croati, il ritorno di El Shaarawy, sono piccoli appigli per sperare. Anche se oggi il presidente del Coni, Giovanni Malagò, premiando Francesco Totti ha ammesso: "Se ci dice bene, nuovi campioni arriveranno nella prossima generazione, altrimenti potremmo aspettare decenni. Dipende anche dalla fortuna, ma alla fortuna bisogna andare incontro con politiche federali". Analisi spietata condivisa da Beppe Marotta ("Manca il talento, bisogna fare autocritica") a Galliani ("I talenti non nascono tutti gli anni, ma sono sicuro che torneranno").
[[ge:rep-locali:repubblica:100729376]]
In fondo, l'ultima settimana ha già segnato un'altra svolta importante: Mario Balotelli ha avuto la sua occasione in allenamento e non ha convinto. Il gelo di Conte ("E' uno come gli altri, non ne parliamo più"), le parole di Buffon ("In questo momento serve gente più utile, Mario lo aspettiamo in futuro"), certificano la cifra di un'Italia condannata a restare operaia, chissà ancora per quanto. Su Balotelli, Prandelli aveva costruito il suo ciclo quadriennale, ottenendone un secondo posto all'Europeo e l'eliminazione clamorosa al Mondiale. Il secondo ricordo è assai più vivo del primo. Conte lo aveva detto a Malta: "Ricordiamoci dov'eravamo a giugno, c'è tanta strada da fare". Tavecchio lo ha ripetuto alla vigilia della Croazia, riverita come una grande. L'eliminazione precoce in Brasile è ancora una ferita viva. Brucia sulla pelle e sulle ali, suggerisce di volare basso.
I commenti dei lettori