La solitudine del commissario tecnico si è impadronita di Antonio Conte. Spiega il suo lungo sfogo, durato tutta la giornata di ieri, a conclusione dei dieci giorni più duri da quando è sulla panchina della Nazionale. Conte a muso duro, prima a freddo ai microfoni di Raisport, poi a caldo a bordocampo subito dopo la vittoria sull'Albania, quindi, molti minuti più tardi, nella conferenza stampa a Marassi. Ma non bisogna pensare a un allenatore sull'orlo di una crisi di nervi. L'uscita, anzi, le uscite di Conte, pur se alimentate dallo stress degli ultimi giorni, sono una lucida denuncia preventiva, un modo per dare una sterzata all'ambiente azzurro e al calcio italiano, per non finire come Prandelli, silurato a Natal dopo anni passati a gridare nel deserto: "Non è cambiato nulla - ammonisce Conte -, la Nazionale continua a venire dopo di tutto, ci vorrebbe più attenzione. Altrimenti non lamentatevi".
Quando ha lasciato la Juventus, a luglio, lo ha fatto perché, deluso dalla campagna acquisti e dal mancato arrivo di Cuadrado, non riteneva i bianconeri competitivi in Europa. Ha accettato la Nazionale perché mosso da sincero entusiasmo, al di là del ricco contratto che di certo è stato determinante. La passione e la voglia di fare non sono scemate, Conte non ha mai pensato di rinunciare all'incarico: peraltro, come ama ricordare, in un momento storico di difficoltà e di penuria di talenti l'Italia almeno ha ottenuto quasi il massimo dei risultati (5 vittorie su 6 gare totali, 10 punti in 4 gare ufficiali). Politicamente, sottolineare i disagi affrontati quotidianamente aiuta a leggere in modo diverso il bottino di questi tre mesi.
Cos'è successo, nelle ultime ore? Sono stati giorni tremendi, per il ct. Era la settimana più tesa, la partita con la Croazia poteva rivelarsi decisiva nella qualificazione. Si è ritrovato con una squadra decimata, ha scoperto che i guai e gli interessi della Nazionale sono solo del ct, e che i club invece difendono, legittimamente, i propri interessi. Dopo il caso-Chiellini a settembre, questa volta è stato l'infortunio di Ogbonna a minare i rapporti diplomatici con la Juventus. Ma Conte lo sa bene: quando stava dall'altra parte, ha ammesso candidamente, pensava agli interessi del suo club. Poi c'è stata la grana Balotelli: Conte gli ha dato una chance, si è sorbito anche le polemiche e i sospetti spiacevoli di una pressione dello sponsor tecnico, e poi si è ritrovato un giocatore svogliato, per nulla deciso ad accettare il ruolo di gregario. La presenza di Mario a Coverciano, la sua indolenza in partitella, non hanno aiutato certo Conte a restare disteso e fiducioso nell'avvenire: Balotelli ha fatto perdere la pazienza a molti allenatori, prima di lui. E, come ha ricordato il ct, "io non sono migliore di loro, e non ho il tempo: con Balotelli servirebbe un lavoro quotidiano, quello che più di manca del club". La lieve pubalgia, insomma, c'entra poco con il rimpatrio anticipato dell'attaccante del Liverpool.
Persino la partita inedita con l'Albania è stata una insidia: l'Italia-2 ha sfidato, e battuto, una nazionale che, a dispetto della storia calcistica magra, aveva battuto il Portogallo e intimorito la Francia, Conte temeva questa partita e non voleva fare brutte figure. Poi, alla fine, ecco la proverbiale goccia in eccesso: a ridosso del fischio d'inizio di Italia-Albania, Conte ha realizzato di nuovo che riavrà a disposizione la squadra solo a marzo, per due partite delicate (in Bulgaria il 28, in casa contro l'Inghilterra in amichevole il 31). Lui, abituato a stare sempre sul campo, ha visto questi quattro mesi di interruzione come un black-out pauroso. Di qui il messaggio a club e Federazione: "Nessuno ci aiuta, non è possibile rivederci solo fra 4 mesi. Ho scagliato una pietra, chi vuole intendere intenda". A preoccupare il ct, non solo la lenta assimilazione del suo verbo tattico, ma anche il ritardo di condizione degli azzurri: un monitoraggio ravvicinato aiuterebbe la sinergia fra club e Nazionale.
Tavecchio, ieri mattina, parlando con i suoi collaboratori, studiava già una soluzione. "Siamo felici di come sta lavorando. Conte, sta facendo grandi cose e noi lo supportiamo in tutto". Il presidente della Figc, Tavecchio, commenta così l'allarme lanciato dal ct. "Lavoreremo-aggiunge- per fare ancora piùgrande questa nazionale, parleremo con tutte le componenti per creare più occasioni di incontro tra il ct e la squadra".
A Conte, al momento della firma, erano stati promessi pieni poteri e, soprattutto, maggiore collaborazione della Serie A. I poteri li ha avuti, ma sembrano quasi un modo per delegargli responsabilità e problemi, in toto. La collaborazione dei club, fin qui, è invece mancata. Si torna a parlare degli stage, allora. Si studia il calendario alla ricerca di date utili: Conte potrebbe avere, questa la soluzione, due giorni di ritiro a gennaio e, più difficilmente, due a febbraio (quando riprendono le coppe). Un lunedì e martedì almeno per lavorare sui giovani o sui giocatori non impegnati in Europa. Prandelli, prima del Mondiale, ottenne due finestre: a marzo, con le seconde linee, e ad aprile, solo per i test atletici. Piccoli ritagli azzurri in un calendario intasato.
Quando ha lasciato la Juventus, a luglio, lo ha fatto perché, deluso dalla campagna acquisti e dal mancato arrivo di Cuadrado, non riteneva i bianconeri competitivi in Europa. Ha accettato la Nazionale perché mosso da sincero entusiasmo, al di là del ricco contratto che di certo è stato determinante. La passione e la voglia di fare non sono scemate, Conte non ha mai pensato di rinunciare all'incarico: peraltro, come ama ricordare, in un momento storico di difficoltà e di penuria di talenti l'Italia almeno ha ottenuto quasi il massimo dei risultati (5 vittorie su 6 gare totali, 10 punti in 4 gare ufficiali). Politicamente, sottolineare i disagi affrontati quotidianamente aiuta a leggere in modo diverso il bottino di questi tre mesi.
Cos'è successo, nelle ultime ore? Sono stati giorni tremendi, per il ct. Era la settimana più tesa, la partita con la Croazia poteva rivelarsi decisiva nella qualificazione. Si è ritrovato con una squadra decimata, ha scoperto che i guai e gli interessi della Nazionale sono solo del ct, e che i club invece difendono, legittimamente, i propri interessi. Dopo il caso-Chiellini a settembre, questa volta è stato l'infortunio di Ogbonna a minare i rapporti diplomatici con la Juventus. Ma Conte lo sa bene: quando stava dall'altra parte, ha ammesso candidamente, pensava agli interessi del suo club. Poi c'è stata la grana Balotelli: Conte gli ha dato una chance, si è sorbito anche le polemiche e i sospetti spiacevoli di una pressione dello sponsor tecnico, e poi si è ritrovato un giocatore svogliato, per nulla deciso ad accettare il ruolo di gregario. La presenza di Mario a Coverciano, la sua indolenza in partitella, non hanno aiutato certo Conte a restare disteso e fiducioso nell'avvenire: Balotelli ha fatto perdere la pazienza a molti allenatori, prima di lui. E, come ha ricordato il ct, "io non sono migliore di loro, e non ho il tempo: con Balotelli servirebbe un lavoro quotidiano, quello che più di manca del club". La lieve pubalgia, insomma, c'entra poco con il rimpatrio anticipato dell'attaccante del Liverpool.
Persino la partita inedita con l'Albania è stata una insidia: l'Italia-2 ha sfidato, e battuto, una nazionale che, a dispetto della storia calcistica magra, aveva battuto il Portogallo e intimorito la Francia, Conte temeva questa partita e non voleva fare brutte figure. Poi, alla fine, ecco la proverbiale goccia in eccesso: a ridosso del fischio d'inizio di Italia-Albania, Conte ha realizzato di nuovo che riavrà a disposizione la squadra solo a marzo, per due partite delicate (in Bulgaria il 28, in casa contro l'Inghilterra in amichevole il 31). Lui, abituato a stare sempre sul campo, ha visto questi quattro mesi di interruzione come un black-out pauroso. Di qui il messaggio a club e Federazione: "Nessuno ci aiuta, non è possibile rivederci solo fra 4 mesi. Ho scagliato una pietra, chi vuole intendere intenda". A preoccupare il ct, non solo la lenta assimilazione del suo verbo tattico, ma anche il ritardo di condizione degli azzurri: un monitoraggio ravvicinato aiuterebbe la sinergia fra club e Nazionale.
Tavecchio, ieri mattina, parlando con i suoi collaboratori, studiava già una soluzione. "Siamo felici di come sta lavorando. Conte, sta facendo grandi cose e noi lo supportiamo in tutto". Il presidente della Figc, Tavecchio, commenta così l'allarme lanciato dal ct. "Lavoreremo-aggiunge- per fare ancora piùgrande questa nazionale, parleremo con tutte le componenti per creare più occasioni di incontro tra il ct e la squadra".
A Conte, al momento della firma, erano stati promessi pieni poteri e, soprattutto, maggiore collaborazione della Serie A. I poteri li ha avuti, ma sembrano quasi un modo per delegargli responsabilità e problemi, in toto. La collaborazione dei club, fin qui, è invece mancata. Si torna a parlare degli stage, allora. Si studia il calendario alla ricerca di date utili: Conte potrebbe avere, questa la soluzione, due giorni di ritiro a gennaio e, più difficilmente, due a febbraio (quando riprendono le coppe). Un lunedì e martedì almeno per lavorare sui giovani o sui giocatori non impegnati in Europa. Prandelli, prima del Mondiale, ottenne due finestre: a marzo, con le seconde linee, e ad aprile, solo per i test atletici. Piccoli ritagli azzurri in un calendario intasato.