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Tra polemiche e piccoli passi avanti, Conte e un cammino che resta pieno di spine

Il pari con la Bulgaria ha avvicinato l'Italia alla qualificazione europea anche se la Croazia si è presa il primato solitario del girone. A giugno l'importante sfida di Zagabria, da non fallire perché potrebbe spingersi al terzo posto. Martedì l'amichevole con l'Inghilterra, il ct torna nel suo vecchio stadio e lo fa in piena bufera

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TORINO - La magia bulgara di Eder ha salvato l'imbattibilità di Conte e avvicinato l'Italia alla qualificazione europea, nella stessa serata in cui la Croazia, con cinque gol alla Norvegia, si è presa il primato solitario e ha legittimato una superiorità già nota alle consorelle, e ora certificata anche dalla classifica. "Non mi fa innervosire vedere la Croazia davanti a noi, è giusto così, ha dimostrato di essere più forte dell'Italia", diceva Conte ieri sera a Sofia nel dopopartita, commentando la situazione nel girone H e il 5-1 con cui la capolista ha battuto la Norvegia, che resta a 9 punti, a -2 dagli azzurri.
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Il pari al Levski Stadion è un punto guadagnato sulla terza, il 2-2 maturato ieri sera è lo stesso risultato ottenuto da Prandelli nel 2012 all'inizio del percorso mondiale, quando poi la qualificazione arrivò con due turni d'anticipo, un record. Eppure il cammino della Nazionale resta pieno di spine. L'amichevole di martedì con gli inglesi allo Stadium è un test assai delicato in cui Conte proverà molte facce nuove, "verificherò se chi ho chiamato ha il diritto di stare in questo gruppo" (ai convocati si sono aggiunti Abate e Santon), e soprattutto saggerà l'accoglienza della sua arena, dove torna per la prima volta dopo l'addio alla Juventus. Lo fa in piena bufera fra il suo vecchio club e la Nazionale. Le parole di John Elkann e le accuse sull'infortunio di Marchisio, poi rivelatosi assai meno grave del previsto, hanno lasciato il segno: "Ci sono cose che non mi faccio scivolare addosso, non posso  -  dice Conte  -  certe parole subdole non le dimentico, ho la memoria di un elefante. La squadra invece mi è piaciuta, non ha risentito delle polemiche, è abituata a vivere sempre al centro di un casino, abbiamo solo raccolto il minimo dopo aver giocato la partita a una porta sola. Restiamo uniti e coesi e concentriamoci sul lavoro sul campo".
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Il biennio che porta a Euro 2016 doveva e deve servire alla ricostruzione dopo la disfatta brasiliana: la qualificazione, fin qui, non è stata seriamente in discussione, alla luce di una formula allargata che promuove le prime due di ogni gruppo e la migliore terza, e manda allo spareggio le altre. Diventa però assai delicata la prossima trasferta a Zagabria, il 12 giugno. Con la Croazia ci sarà in palio il primato nel gruppo ma, contemporaneamente, anche il rischio di farsi superare provvisoriamente dalla Norvegia (che ospita l'Azerbaigian). Arrivare alla pausa estiva da terzi in classifica aggiungerebbe ansie alle attuali inquietudini. La vittoria ottenuta dagli azzurri a Oslo e il pari di ieri a Sofia sono rassicuranti, l'Italia avrà in casa la partita decisiva con la Norvegia all'ultimo turno (13 ottobre), ma c'è il rischio, almeno aritmetico, di arrivarci col fiatone. Senza contare il peso psicologico di tutto questo: dal 2000 a oggi l'Italia ha sempre vinto il suo gruppo di qualificazione per le grandi competizioni. Gli ultimi brividi sono datati: nel '97 (2° posto dietro all'Inghilterra) servì lo spareggio con la Russia per andare al Mondiale in Francia, nel '95 l'Italia andò all'Europeo da seconda, nel gruppo vinto proprio dalla Croazia.
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