OLOMOUC (Repubblica Ceca) - John giocava scalzo negli slum di Nairobi, conserva ancora le foto di quel periodo, era felice come adesso. John è mille culture: del nonno paterno porta il cognome italianissimo, Guidetti, da parte di madre ha origini brasiliane, e al seguito del padre, ex nazionale di rugby e poi insegnante, ha vissuto a lungo in Kenya. Stella nell'attacco della Svezia, è l'uomo che ha steso gli azzurrini al debutto nell'Europeo U21, una sconfitta che compromette seriamente il futuro dell'Italia e ne mette a rischio la partecipazione alle Olimpiadi di Rio.
John Guidetti, 23 anni, ha già debuttato nella sua nazionale maggiore, con Ibra. E, soprattutto, è un uomo mercato: è, anzi, sarebbe del Manchester City, ha giocato in prestito al Celtic l'ultima stagione, ma il suo contratto scade il 30 giugno, tecnicamente è un disoccupato illustre. Ha ricevuto offerte da Lazio, Udinese, Verona. "Ma in questo momento sono concentrato solo su questo torneo, davvero, ho detto al mio procuratore di ascoltare tutte le proposte, poi deciderò a fine mese - spiega Guidetti -. La mia priorità è la nazionale, adesso".
Curiosa, la storia di John Alberto Fernando Andres Luigi Olof Guidetti, nato a Stoccolma e poi tornato in Svezia dopo l'infanzia in Africa. La sua prima squadra è stata il Brommapojkarna, lì è stato notato dal City che lo ha tesserato a 16 anni. Poi è stato mandato in giro al Burnley e quindi al Feyenoord, dov'è esploso, 20 gol in 23 gare, a 19 anni. Richiamato al City, s'è beccato un virus al sistema nervoso, mangiando un pollo poco cotto. E così la sua consacrazione con i mancuniani non è mai arrivata, è stato fermo nove mesi, poi si è diviso fra seconda squadra e nuovi parcheggi: lo Stoke, quindi il Celtic, che, a un certo punto della stagione, ha deciso di non farlo più giocare se non avesse accettato di allungare il suo contratto. Adesso, però, Guidetti è nella condizione di scegliere liberamente. La A era uno dei suoi sogni, ma potrebbe finire in Bundesliga o Premier.
Buon fisico, bel sinistro, abile nel tirare i calci piazzati, Guidetti poteva anche giocare per l'Italia, proprio in virtù del nonno. Ama la boxe e la carbonara, è orgoglioso delle radici italiane ma non è mai stato davvero nel mirino azzurro. In teoria, potrebbe ancora essere chiamato da Conte, ma solo per il regolamento: con la Svezia maggiore ha giocato soltanto in amichevole. Ormai è tardi: i tifosi svedesi, oltre mille presenti allo stadio Ander, gli dedicano il motivetto che quelli del City hanno coniato per Yaya Touré. Lui è Jo-jo (il suo nome in svedese si pronuncia "ion"). Lui e loro festeggiano insieme i gol con il saluto militare. Guidetti lo ha fatto anche contro l'Italia, poi alla fine insieme ai compagni ha lanciato i cori sotto la curva come fosse il capo ultrà. "Il cinquanta per cento della vittoria è merito dei tifosi, ci hanno dato grande energia, vorrei ringraziarli davvero. Adesso penso solo a godermi il successo in famiglia: un abbraccio ai miei genitori, un bacio alla mia ragazza e sono pronto per la prossima gara. Io ci credo, la Svezia è forte, non cambierei nessuno dei miei compagni con nessuno delle altre rose".
John Guidetti, 23 anni, ha già debuttato nella sua nazionale maggiore, con Ibra. E, soprattutto, è un uomo mercato: è, anzi, sarebbe del Manchester City, ha giocato in prestito al Celtic l'ultima stagione, ma il suo contratto scade il 30 giugno, tecnicamente è un disoccupato illustre. Ha ricevuto offerte da Lazio, Udinese, Verona. "Ma in questo momento sono concentrato solo su questo torneo, davvero, ho detto al mio procuratore di ascoltare tutte le proposte, poi deciderò a fine mese - spiega Guidetti -. La mia priorità è la nazionale, adesso".
Curiosa, la storia di John Alberto Fernando Andres Luigi Olof Guidetti, nato a Stoccolma e poi tornato in Svezia dopo l'infanzia in Africa. La sua prima squadra è stata il Brommapojkarna, lì è stato notato dal City che lo ha tesserato a 16 anni. Poi è stato mandato in giro al Burnley e quindi al Feyenoord, dov'è esploso, 20 gol in 23 gare, a 19 anni. Richiamato al City, s'è beccato un virus al sistema nervoso, mangiando un pollo poco cotto. E così la sua consacrazione con i mancuniani non è mai arrivata, è stato fermo nove mesi, poi si è diviso fra seconda squadra e nuovi parcheggi: lo Stoke, quindi il Celtic, che, a un certo punto della stagione, ha deciso di non farlo più giocare se non avesse accettato di allungare il suo contratto. Adesso, però, Guidetti è nella condizione di scegliere liberamente. La A era uno dei suoi sogni, ma potrebbe finire in Bundesliga o Premier.
Buon fisico, bel sinistro, abile nel tirare i calci piazzati, Guidetti poteva anche giocare per l'Italia, proprio in virtù del nonno. Ama la boxe e la carbonara, è orgoglioso delle radici italiane ma non è mai stato davvero nel mirino azzurro. In teoria, potrebbe ancora essere chiamato da Conte, ma solo per il regolamento: con la Svezia maggiore ha giocato soltanto in amichevole. Ormai è tardi: i tifosi svedesi, oltre mille presenti allo stadio Ander, gli dedicano il motivetto che quelli del City hanno coniato per Yaya Touré. Lui è Jo-jo (il suo nome in svedese si pronuncia "ion"). Lui e loro festeggiano insieme i gol con il saluto militare. Guidetti lo ha fatto anche contro l'Italia, poi alla fine insieme ai compagni ha lanciato i cori sotto la curva come fosse il capo ultrà. "Il cinquanta per cento della vittoria è merito dei tifosi, ci hanno dato grande energia, vorrei ringraziarli davvero. Adesso penso solo a godermi il successo in famiglia: un abbraccio ai miei genitori, un bacio alla mia ragazza e sono pronto per la prossima gara. Io ci credo, la Svezia è forte, non cambierei nessuno dei miei compagni con nessuno delle altre rose".