Marco Parolo, pensa di diventare titolare in questa Nazionale?
"Penso che in questo momento dobbiamo considerarci tutti titolari, la nostra forza è il gruppo e dobbiamo metterci il massimo impegno perché il mister possa scegliere nel modo migliore. La posizione in campo viene dopo, l'importante è essere pronti a dare tutto".
De Rossi ha detto che non ha mai lavorato così tanto come con Conte.
"Si lavora molto, è vero, ma a me piace, anche perché nell'ultimo periodo alla Lazio ho avuto un piccolo infortunio che mi ha fatto perdere condizione, ora aumentiamo i giri al motore. Poi c'è l'aspetto delle motivazioni, il ct ha una mentalità vincente, non si molla di un centimetro, arriviamo a fine allenamento esausti, come dovrà accadere in partita".
Come descriverebbe quest'Italia priva di stelle?
"Una Nazionale con spirito di gruppo e voglia di sacrificarsi. Saremo forse una squadra con pochi picchi di talento, ma tantissimi bravi giocatori. E poi conta il collettivo, storicamente è stata la base delle vittorie di tutte le nazionali. Parlavo con Klose a proposito del mondiale vinto dalla Germania, mi spiegava che al di là dei valori individuali la differenza l'ha fatta il loro gruppo".
Secondo lei perché l'Italia non ha più gioielli? Perché i giovani fanno così fatica?
"I giovani forti ci sono, pensiamo alla nostra U21. Però qui da noi vengono caricati subito di aspettative, non sono così bravi a staccarsi dal mondo e concentrarsi solo sul campo. Bastano 4-5 partite per essere esaltati e perdere di vista il percorso. Non sanno rapportarsi a una dimensione più grande di loro. All'estero i ragazzi sono più menefreghisti, ascoltano solo il mister e i compagni, e non chi c'è fuori. E' il limite dell'Italia. Prima era diverso, non c'era tutta questa attenzione, non esistevano i social network, non diventavi subito una star...".
Le manca il gol in Nazionale?
"E' una cosa che vorrei, ma non dev'essere un'ossessione, solo la ricerca di una gioia. Quest'anno nella Lazio ho segnato meno, ho preso qualche palo in più e sbagliato qualche gol di mio".
Preferirebbe Ventura come ct o come allenatore della Lazio?
"E' un grande allenatore e l'ha dimostrato in carriera. Può star bene su entrambe le panchine, sarà lui a scegliere".
Non è strano che la Lazio non abbia ancora ufficializzato il nome del tecnico?
"Devo essere sincero, spero che tutta quest'attesa sia la spia di ragionamenti seri e di un progetto importante, non possiamo ripetere la stagione dell'anno scorso. Ci sono cose da sistemare, c'è la voglia dei giocatori di ripartire e se si prende tempo sull'allenatore vuol dire che si farà una scelta ponderata. Serve qualcuno di personalità che sappia imporsi all'ambiente, mi auguro che venga individuato il prima possibile per pianificare la stagione, non si possono perdere troppi giorni, si rischia di pagarli più avanti".
E se arrivasse Prandelli?
"Sarei contento, è un allenatore di spessore e nei quattro anni in azzurro ha fatto bene. A parte il Mondiale che è andato male, ricordo che è arrivato in finale all'Europeo e aveva ottenuto buoni risultati anche alla Fiorentina. Ecco, lui ha la personalità per imporsi e dettare le linee guida per ripartire".
Cosa risponde a chi parla, poco diplomaticamente, di un'Italia scarsa?
"Nella mia carriera mi sono guadagnato tutto con il sacrificio, non sono mai stato considerato un talento puro sin da giovane, ho pedalato e qualcosa ho ottenuto. Non basta la classe per vincere, serve tutto il resto. Qui, a parte Buffon, che ha fatto la storia, nessuno è arrivato in alto solo con il talento, tutti si sono affermati negli anni con lavoro e sacrificio e oggi fanno la differenza in campionato e in Champions. Vedremo alla fine, se siamo scarsi".
Qualche talento c'è, come Insigne.
"Ha fatto una stagione incredibile, è uno che spicca fra i singoli. Se mette le sue qualità al servizio della squadra può essere determinante. Magari può farmi l'assist per il primo gol in azzurro...".
Che differenze nota rispetto alla spedizione per il Brasile?
"Due anni fa ci furono molti stravolgimenti nel gruppo, io ne ho tratto beneficio perché sono stato inserito all'ultimo momento, qui invece c'è una rosa che in due anni ha conosciuto Conte ed è cresciuta insieme. E poi stavolta ci siamo preparati senza scervellarci sul clima, concentrandoci solo sul campo. La "casetta Manaus" non mi manca, faceva troppo caldo...".
Le sue favorite?
"La Francia ha fatto sempre bene in casa, poi la Germania e dietro tante outsider, fra cui noi".
"Penso che in questo momento dobbiamo considerarci tutti titolari, la nostra forza è il gruppo e dobbiamo metterci il massimo impegno perché il mister possa scegliere nel modo migliore. La posizione in campo viene dopo, l'importante è essere pronti a dare tutto".
De Rossi ha detto che non ha mai lavorato così tanto come con Conte.
"Si lavora molto, è vero, ma a me piace, anche perché nell'ultimo periodo alla Lazio ho avuto un piccolo infortunio che mi ha fatto perdere condizione, ora aumentiamo i giri al motore. Poi c'è l'aspetto delle motivazioni, il ct ha una mentalità vincente, non si molla di un centimetro, arriviamo a fine allenamento esausti, come dovrà accadere in partita".
Come descriverebbe quest'Italia priva di stelle?
"Una Nazionale con spirito di gruppo e voglia di sacrificarsi. Saremo forse una squadra con pochi picchi di talento, ma tantissimi bravi giocatori. E poi conta il collettivo, storicamente è stata la base delle vittorie di tutte le nazionali. Parlavo con Klose a proposito del mondiale vinto dalla Germania, mi spiegava che al di là dei valori individuali la differenza l'ha fatta il loro gruppo".
Secondo lei perché l'Italia non ha più gioielli? Perché i giovani fanno così fatica?
"I giovani forti ci sono, pensiamo alla nostra U21. Però qui da noi vengono caricati subito di aspettative, non sono così bravi a staccarsi dal mondo e concentrarsi solo sul campo. Bastano 4-5 partite per essere esaltati e perdere di vista il percorso. Non sanno rapportarsi a una dimensione più grande di loro. All'estero i ragazzi sono più menefreghisti, ascoltano solo il mister e i compagni, e non chi c'è fuori. E' il limite dell'Italia. Prima era diverso, non c'era tutta questa attenzione, non esistevano i social network, non diventavi subito una star...".
Le manca il gol in Nazionale?
"E' una cosa che vorrei, ma non dev'essere un'ossessione, solo la ricerca di una gioia. Quest'anno nella Lazio ho segnato meno, ho preso qualche palo in più e sbagliato qualche gol di mio".
Preferirebbe Ventura come ct o come allenatore della Lazio?
"E' un grande allenatore e l'ha dimostrato in carriera. Può star bene su entrambe le panchine, sarà lui a scegliere".
Non è strano che la Lazio non abbia ancora ufficializzato il nome del tecnico?
"Devo essere sincero, spero che tutta quest'attesa sia la spia di ragionamenti seri e di un progetto importante, non possiamo ripetere la stagione dell'anno scorso. Ci sono cose da sistemare, c'è la voglia dei giocatori di ripartire e se si prende tempo sull'allenatore vuol dire che si farà una scelta ponderata. Serve qualcuno di personalità che sappia imporsi all'ambiente, mi auguro che venga individuato il prima possibile per pianificare la stagione, non si possono perdere troppi giorni, si rischia di pagarli più avanti".
E se arrivasse Prandelli?
"Sarei contento, è un allenatore di spessore e nei quattro anni in azzurro ha fatto bene. A parte il Mondiale che è andato male, ricordo che è arrivato in finale all'Europeo e aveva ottenuto buoni risultati anche alla Fiorentina. Ecco, lui ha la personalità per imporsi e dettare le linee guida per ripartire".
Cosa risponde a chi parla, poco diplomaticamente, di un'Italia scarsa?
"Nella mia carriera mi sono guadagnato tutto con il sacrificio, non sono mai stato considerato un talento puro sin da giovane, ho pedalato e qualcosa ho ottenuto. Non basta la classe per vincere, serve tutto il resto. Qui, a parte Buffon, che ha fatto la storia, nessuno è arrivato in alto solo con il talento, tutti si sono affermati negli anni con lavoro e sacrificio e oggi fanno la differenza in campionato e in Champions. Vedremo alla fine, se siamo scarsi".
Qualche talento c'è, come Insigne.
"Ha fatto una stagione incredibile, è uno che spicca fra i singoli. Se mette le sue qualità al servizio della squadra può essere determinante. Magari può farmi l'assist per il primo gol in azzurro...".
Che differenze nota rispetto alla spedizione per il Brasile?
"Due anni fa ci furono molti stravolgimenti nel gruppo, io ne ho tratto beneficio perché sono stato inserito all'ultimo momento, qui invece c'è una rosa che in due anni ha conosciuto Conte ed è cresciuta insieme. E poi stavolta ci siamo preparati senza scervellarci sul clima, concentrandoci solo sul campo. La "casetta Manaus" non mi manca, faceva troppo caldo...".
Le sue favorite?
"La Francia ha fatto sempre bene in casa, poi la Germania e dietro tante outsider, fra cui noi".