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Nazionale, Pellè: "La Cina non mi ha cambiato. E in Israele vinciamo"

Pellè in azione contro la Francia (agf)
L'attaccante parla delle difficiltà dell'Italia a settembre ("cominciamo dopo gli altri ed entriamo in forma più tardi") e della esperienza in Estremo Oriente: "Far gol lì è difficile come in Europa". E sulla gara di lunedì: "Non ci sono scusanti, servono i 3 punti"
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Graziano Pellè, perché la Nazionale a settembre fatica sempre?
"Perché le società italiane fanno normalmente una preparazione più dura rispetto agli altri paesi, e a inizio campionato fisicamente soffrono. E' così da sempre, cominciamo la stagione dopo gli altri ed entriamo in forma più tardi. Però non abbiamo scusanti in vista di lunedì: in Israele dobbiamo fare risultato, nulla ci impedisce una grande prestazione. Il girone è duro ma è questo, ma non possiamo scappare. Siamo l'Italia, abbiamo una storia, non dobbiamo avere paura".
Ventura voleva verificare se lei avesse ancora fame e voglia di Nazionale.
"La prima cosa che mio padre mi ha detto quando sono andato in Cina è stata di rispettare la squadra che ha fatto uno sforzo economico importante e che molto probabilmente mi ha cambiato la vita. Continuerò a fare sul professionista, farò capire sul campo che ho ancora voglia e fame, poi deciderà Ventura, certo, ma io gli darò modo di chiamarmi ancora".
Ammetterà: in Cina il campionato è poco competitivo...
"Ma non è facile far gol lì. Giocano solo tre stranieri, e ogni squadra ha le sue stelle: con me ci sono i brasiliani Gil e Jucilei, le altre hanno Hulk, Lavezzi, Jackson Martinez, Alex Teixeira, Ramires. La differenza non la facciamo noi stranieri ma i cinesi più forti. Per un attaccante è dura: hai due difensori addosso e ti arrivano meno palloni, i miei gol non pesano meno di quelli in Europa. La Cina ha un miliardo e mezzo di abitanti e vuole una nazionale in grado di vincere il mondiale. Nei più giovani si nota già questa mentalità ambiziosa".

Ha smaltito le scorie per il rigore sbagliato contro la Germania?
"Quando abbiamo battuto la Spagna, dissi che la cosa più bella era aver regalato gioia a milioni di italiani. Dopo Bordeaux, il brutto è stato proprio aver rattristato quei tifosi. Però sono un ragazzo positivo, nel calcio e nella vita si sbaglia. Le persone possono dire ciò che vogliono, un giocatore è un personaggio pubblico, esposto agli elogi come alle critiche, deve accettare tutto. Una sola cosa mi fa ridere: se sono stato criticato per aver mancato di rispetto a Neuer, mi auguro che la maggior parte degli italiani abbia la stessa determinazione a rispettare il prossimo nella routine quotidiana. Così il nostro paese migliorerebbe tanto".
Ma lei il rigore come voleva tirarlo?
"Ancora? Forte e a sinistra. Ho mimato il cucchiaio per scoraggiare Neuer dal buttarsi in anticipo, ma lui neanche se ne è accorto. E quando ho visto che aveva indovinato l'angolo, non avevo più tempo di cambiare, e ho esasperato il tiro. I rigori non li calcio più, in Nazionale e nel mio club c'è gente più brava".
Aiuterete le popolazioni colpite dal sisma nel centro Italia?
"Ho vissuto da vicino il dramma dell'Emilia, quando ero a Parma, ora vedo il dolore di tante famiglie distrutte. Dobbiamo stare vicino a questa gente e siamo pronti, come Nazionale, a dare una mano".
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