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Nazionale, Ventura: ''Giovani fanno sperare bene. Balotelli? Finora segnali non solo positivi''

Ventura al lavoro durante lo stage (lapresse)
Il bilancio del ct dopo lo stage: ''Ci sono i presupposti per fare sì che le speranze diventino realtà". Sull'attaccante: ''Lo incontrerò, speravo in qualcosa di più incoraggiante''
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FIRENZE - Ventura, i molti infortuni rischiano di condizionare le convocazioni per la partita delle qualificazioni al Mondiale, il 24 marzo a Palermo con l'Albania: chi tra i giocatori convocati di questo secondo stage a Coverciano può essere già utile per il prossimo appuntamento della Nazionale?
"Da qui a fine marzo abbiamo ancora davanti un mese buono e tra gli infortunati, a parte i lungodegenti Bonaventura e Florenzi, speriamo di recuperare Romagnoli, ma non possiamo saperlo ora. De Sciglio dovrebbe essere recuperato, però dobbiamo capire come, perché è reduce da un lungo infortunio. Dall'altro lato, per fortuna, c'è quest'infornata di giocatori con grande voglia di partecipare, di capire, non vedono l'ora di accelerare il progetto di integrazione. Fare nomi ora è difficile. Ma se da questo stage potremo estrapolare 5-6-7 elementi per il futuro, avremo fatto bingo. Così costruiamo la Nazionale del futuro: era impensabile, sei mesi fa".
Ma qualcuno l'ha già convinta?
"Troppi sono gli imprevisti in un mese, ci sono tante partite anche internazionali di mezzo. Per il Liechtenstein nel novembre scorso, ad esempio, volevo portare Verdi, che poi si è fatto male ed è rimasto fuori per tre mesi. Di sicuro qui ci sono i presupposti per fare sì che le speranze diventino realtà".
Berardi era l'osservato speciale.
"E' un ragazzo che ha voglia di fare, soprattutto di essere un protagonista o di lavorare per poterlo diventare. Sono contento che sia guarito, anche se tra il Berardi attuale e quello di prima dell'infortunio ci sono stati di mezzo tre mesi e una ricaduta. In due giorni ho potuto fargli capire qual era il motivo per cui si trovava qui e la finalità degli allenamenti. Da parte sua, come di tutti gli altri, ho trovato grande voglia di sperimentare".
Il 4-2-4 è stato ancora il sistema di gioco sperimentato.
"Questo modo di stare in campo non è detto che sia unico e definitivo, ma nessuno di loro è abituato a farlo. Chi aveva partecipato allo stage precedente lo ha messo in atto con più naturalezza degli altri, segno che ci vuole più tempo per un giovane. Amplieranno tutti il loro bagaglio di esperienza".
E' stupito da questa esplosione contemporanea di tanti giovani?
"Nella mia prima conferenza stampa avevo detto che c'era un'infornata di giovani molto più importante di quanto si potesse immaginare. Percepivo come ci fossero giovani forti, non mi sono stupito più di tanto. C'è chi ha fatto passi avanti importanti. C'è chi ha avuto una crescita immediata. Ma questi ragazzi rimangono comunque dei giovani e avranno momenti di calo. Ci saranno critiche e loro le dovranno assorbire. Nelle guerre ci sono le ferite e bisogna sapere reagire. Le certezze le darà il campo".
Vista da lontano, come giudica la vicenda della reazione contro Allegri da parte di Bonucci, giocatore da lei lanciato e che lei conosce molto bene?
"Ho letto, ma non so che cosa sia successo veramente. Credo che per potere entrare nel merito si debba conoscere la realtà dei fatti. Io non credo che l'esclusione di Bonucci sia solo dovuta alla sua reazione pubblica. E' stato dato un segnale importante sul fatto che la forza di una società è prioritaria su tutto".
E' paragonabile alla vicenda dell'esclusione di Pellè dalla Nazionale, per la reazione che ebbe contro di lei?
"Non credo che ci sia attinenza tra i due episodi. Quella era la Nazionale, eravamno insieme da tre giorni. Qui il rapporto è molto più lungo e forte".
Per Pellè finito in Cina, tecnicamente, la porta della Nazionale è chiusa?
"Noi non chiudiamo niente a nessuno. Ma è evidente che abbiamo imboccato la strada del ricambio generazionale e Pellè ha 32 anni. Resta il fatto che, se le prestazioni sono importanti e c'è la necessità di fare risultato, se ne potrà riparlare".
Ha in mente di chiamare Berardi per l'Albania?
"Se giocano bene con i loro club, ho in mente di chiamarne diversi. Prima dell'infortunio, Berardi aveva segnato 7 gol in 6 partite: quel Berardi lì, cambiando modo di stare in campo, cioè dal 3-5-2, credo che sia un giocatore importante. Nel momento in cui avrà la gamba di prima, avrà nel proprio bagaglio qualche concetto in più".
Nel suo ruolo di direttore tecnico di fatto, come procede il processo di armonizzazione con le nazionali giovanili, secondo modello tedesco?
"Quello del direttore tecnico è un argomento da trattare dopo il 6 marzo, dopo le elezioni del presidente della Figc. Ci saranno delle scelte e si prenderanno decisioni. Io finora ho fatto di tutto un po', senza avere le funzioni specifiche. Di Biagio è il ct dell'Under 21, il più vicino: cerchiamo di fare in modo di parlare la stessa lingua. Ma io non posso, essendo solo, da ct, incidere su tutto. Doveva esserci qualcuno, credo che il ruolo del dt manchi. Il modello Germania l'abbiam praticato nell'immediato vicino alla Nazionale A, con questi stage, ma dovrebbe coinvolgere tutto il settore. Serve un dt che organizzi. Le idee sono chiarissime, ma servono gli input".
Iniesta ha designato Verratti come suo erede.
"Le parole su queste cose, come sui 100 milioni della clausola per Belotti, lasciano il tempo che trovano. Se mi chiedono di Verratti, io dico sempre che gli auguro la salute. E' un capitale della Nazionale, sperando che stia bene. Si sta rimettendo in sesto per essere un giocatore che determina tutte le partite".
Quanto l'ha stupita la capacità di Gagliardini di integrarsi subito nell'Inter?
"Sono meno stupito di molti altri. L'ho convocato già nello scorso stage, perché la prima volta che l'ho visto giocare mi sono incuriosito e alla terza ho pensato che avesse le potenzialità per qualcosa di importante. Questo non significa che lui sia già un calciatore arrivato, ma che ha notevoli potenzialità. Il bivio, per un giovane, è scegliere di non accontentarsi e di continuare a lavorare".
Perché non c'è ancora stato l'incontro annunciato con Balotelli?
"Io sono in tour de force da uno stadio all'altro, ormai conosco tutti gli usceri, lui gioca e ha un solo giorno libero alla settimana. Con Oriali ci sono state mille telefonate, per riuscire a combinare. Una volta un problema, una volta l'altro, per ora non se n'è fatto niente. Ma l'incontro ci sarà. Più passava il tempo, più speravo di vedere segnali positivi immediati, sarebbe stato utile averne di immediati. Per ora non sono stati tanti, ma mi auguro che ci siano. Lo ripeto per l'ennesima volta: nessuno discute il Balotelli calciatore, ma tutto il resto per cui è stato messo in discussione. Il 90 per cento della soluzione del problema tocca a lui. Affronteremo il discorso quando ci vedremo. Quello che vale per Pellè vale anche per Balotelli e ce lo diremo. Sarebbe un peccato non avere un giocatore con le sue qualità, ma i fatti dicono che deve esserci un segnale da parte sua". 
Presterà a Di Biagio i nazionali in età da Under 21 per l'Europeo di categoria a giugno?
"Il problema di fondo è che, nel momento in cui cerchi di essere competitivo, vuoi sfruttare i migliori. C'è un'infinità di giocatori forti di quell'età e il problema non è di facile soluzione. L'11 giugno noi abbiamo l'ultima partita stagionale delle qualificazioni, col Liechtenstein. Poi inizia il lavoro dell'Under. Auguriamoci che vada il più lontano possibile, cioè a fine giugno. Significherebbe che Romagnoli, ad esempio, dopo l'Europeo e le vacanze, dovrebbe tornare nel suo club a inizio agosto e con noi, in vista della partita con la Spagna, avrebbero solo venti giorni di preparazione per una sfida importantissima".
Quindi i "prestiti" all'Under andranno dosati?
"Vedremo come fare. Faccio un esempio: Berardi gioca in un ruolo, quello di esterno, dove c'è abbondanza. Rugani e Romagnoli no, perché se mi mancano loro ho soltanto Astori. Sia chiaro che comunque io voglio dare il possibile a Di Biagio".
E' vero che state seguendo l'eventuale italianizzazione di Diawara?
"Il tema va affrontato con chiarezza. In questa fase ci sono parecchi potenziali italiani: Emerson e Fazio, ad esempio. Soltanto Gomez non può. Ma un conto è volere diventare italiano, poi c'è tutta una trafila da fare e ci sono altri elementi, come l'età. Fazio, ad esempio, attraversa un momento eccezionale della carriera, ma ha 30 anni, mentre Telles, per fare un altro nome, ne ha 23. Se devo fare giocare uno di 30 anni, visto il discorso sui giovani che stiamo sviluppando, mi fido di quelli che ho già. Affronteremo il tema di Diawara, se e quando verrà ufficializzata la sua italianizzazione. Stiamo seguendo dei giocatori, ma non fatemi fare nomi".
Il mancato incontro con Balotelli non è un punto a sfavore del suo ritorno in Nazionale?
"Io non posso pretendere correttezza, professionalità e rispetto, se non sono io il primo a darli. Se io ho preso l'impegno di incontrare Balotelli, lo devo rispettare. Però non posso andare a Nizza con le telecamere, deve essere un incontro privato. Ci sarà, probabilmente prima della partita con l'Albania, e ne saprete i contenuti".
A proposito di Albania, lancerà un appello ai tifosi palermitani perché riempiano lo stadio?
"L'ho già fatto a Palermo, che so essere una città calda, che non ha mai deluso la Nazionale e che non ne è mai stata delusa: Palermo ama il calcio e la Nazionale. Al di là di quella con la Spagna, ci sono due partite assolutamente fondamentali per noi, con Albania e Israele: abbiamo bisogno del nostro pubblico".
 
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