FIREZE - De Rossi ha un ricordo più indelebile di qualsiasi altro, nella sua carriera: la finale del Mondiale di Berlino e il rigore segnato con la freddezza del veterano a 22 anni. Ora che il veterano è lui, 11 anni dopo, non può e non vuole perdere il suo ultimo Mondiale da calciatore.
De Rossi, per lo spareggio con la Svezia il suo compagno della Roma Florenzi si è detto disposto "a morire sul campo". Sangue e sudore, dunque?
"Sono due partite che non si possono sbagliare e questo porta a fare dichiarazioni di questo tipo. Sangue e sudore sì, servono, ma anche lucidità, corsa, tecnica. Se bastasse fare la guerra, giocherebbero tutti in Nazionale: ci vogliono esperienza e attenzione".
Per sette undicesimi sembra probabile l'utilizzo della stessa squadra di Italia-Svezia 1-0 all'Europeo, 16 mesi fa.
"Sedici mesi per una Nazionale sono pochini, sono una decina di partite: anche le altre nazionali in questo lasso di tempo non sono state stravolte. Quella fu una partita difficile contro un avversario che ci mise in difficoltà e non ci lasciò sbocchi offensivi. Trovammo il gol su un fallo laterale".
Lei sorpasserà Pirlo, 117 presenze a 116.
"Andrea segue sempre la Nazionale, i pilastri di questa Nazionale rimangono sempre gli stessi. C'è poco da aggiungere, il saluto che gli ha regalato l'ambiente è simile a quello di Francesco Totti, qualche mese fa. Significa che sei stato qualcuno di fuori dall'ordinario. Per me Pirlo è un amico e uno che non ha mai preso scorciatoie nei confronti di tecnici, media, tifosi".
Sarà una parentesi al nuovo percorso tattico per cercare soltanto il pragmatismo?
"Si esagera un po' su questo. Il fatto che questa partita sia fondamentale non cambierà gli uomini, la forma del pallone, le dimensioni del campo. Andremo a giocare una partita normale, non ci stravolgeremo soltanto perché è una partita da Mondiale. Certo, teniamo più a questa che alle amichevoli o al Liechtenstein, è fisiologico".
Però il ct è tornato dai voi vecchi, quelli che hanno fatto tante battaglie.
"La formazione non c'è ancora. Personalmente io ho sempre avuto stima da lui e comunque non ci ha abbandonato per rispolverarci ora. Se ci dovesse scegliere, non sarebbe un jolly giocato in extremis, ma un segno di continuità".
C'è stato un periodo, dopo la batosta in Spagna, in cui lo stato d'animo della squadra tendeva alla depressione: adesso?
"Speriamo di uscire col sorriso da questo spareggio con la Svezia, ma adesso è il momento di lavorare. E' sempre il risultato che decide i nostri stati d'animo, dopo la Spagna fu così. Ci sarebbe poco da ridere, se venissimo eliminati dalla Svezia, perché noi dobbiamo andare al Mondiale. Qui c'è un grande gruppo e c'è spirito di appartenenza".
Lei arrivò all'Europeo superando un test fisico con Conte: da lì è tornato leader.
"Quella preparazione all'Europeo è stata molto importante per me. Sarebbe bello fare il quarto Mondiale: se lo giocherò da protagonista non lo so, ma so che resterebbe un timbro sulla mia carriera, se non mi qualificassi. Quando vai lì, poi te la giochi, ma intanto devi andarci".
A un gol da Sandro Mazzola, che in azzurro ha fatto anche l'attaccante, con 21 gol lei è già il centrocampista più prolifico della storia della Nazionale.
"A proposito, è il compleanno di Mazzola e gli faccio gli auguri, è una leggenda del calcio mondiale. C'è stato un momento in cui, arretrando, non avrei mai pensato di fare tanti gol. Ma ho iniziato da mezz'ala pura facevo 7-8 gol a stagione, una volta 12, non era così assurdo pensare all'epoca di segnare tanto. Ora batto i rigori e qualche gol di testa proviamo a farlo".
E' una partita paragonabile alle più grandi della sua carriera?
"Sì, sono quelle che da vecchio ti ricordi, però io un dentro o fuori come questo non l'ho mai fatto. Ho giocato eliminazioni dirette con l'Italia e con la Roma. Ma è diverso: arrivare ai rigori con la Germania, ad esempio, significava che eri già dentro l'Europeo e che l'avevi fatto bene".
Due partite a soli tre giorni di distanza: è un rischio?
"Le giochiamo noi e le gioca la Svezia, le condizioni sono le stesse. Noi ci siamo abituati, sappiamo come recuperare in fretta e lo staff ci aiuta a prepararci al meglio. Non inciderà molto sul risultato, perché anche gli svedesi giocano in campionati importanti e sono allenati alle partite ravvicinate".
Il famoso discorso del Filadelfia da parte dei senatori alla squadra?
"Non ero presente e non so che cosa si siano detti di preciso, nulla di sconvolgente credo. Molto spesso succede che siano quelli più anziani a parlare. Comunque questo non è un momento nero, non è una Nazionale che ha fatto male . Ho memoria fresca di nazionali che hanno faticato nelle qualificazioni e poi hanno fatto bene nel torneo. La differenza è che stavolta si qualificava una squadra sola nel girone e che avevano la Spagna nel nostro gruppo: o noi o loro, per questo siamo agli spareggi".
Di che cosa c'è bisogno, extra campo?
"Bisogna stare vicini a quest'Italia, bisogna lasciare da parte i campanilismi. Serve San Siro che ci appoggia, come già si capisce dalla prevendita. L'Italia al Mondiale è di tutti, c'è la consapevolezza di essere una squadra forte, più forte della Svezia, ma c'è anche la paura che ci vuole nel calcio di oggi, il calcio di oggi è molto più aperto. Bisogna prendere lo spareggio con i piedi di piombo e stare molto attenti. Noi, nello spogliatoio, abbiamo grande fiducia".
Dove dovrà pesare l'esperienza?
"L'esperienza conterà, ma ripeto sarà solo una delle componenti. Che non tremino le gambe è una condizione necessaria per giocare a certi livelli. Io a 22 anni ho giocato la finale del Mondiale e le gambe non mi tremavano, a questi livelli non tremano. Conta come giochi. Conterà passare il turno, non molto come. Però tutto passerà attraverso la prestazione".
Sarà più facile senza Ibrahimovic o sarà più pericoloso, perché in questa Svezia ci sono giocatori meno conosciuti?
"E' meglio che non ci sia, ma anche a 40 anni e anche con una gamba rotta io non lo vorrei mai contro. Detto questo, la Svezia non è certo una squadra sconosciuta o debole. E se un Mondiale è importante per me, che ne ho fatti tre, figuriamoci per i giocatori svedesi, che magari non ne hanno fatto nemmeno uno".
De Rossi, per lo spareggio con la Svezia il suo compagno della Roma Florenzi si è detto disposto "a morire sul campo". Sangue e sudore, dunque?
"Sono due partite che non si possono sbagliare e questo porta a fare dichiarazioni di questo tipo. Sangue e sudore sì, servono, ma anche lucidità, corsa, tecnica. Se bastasse fare la guerra, giocherebbero tutti in Nazionale: ci vogliono esperienza e attenzione".
Per sette undicesimi sembra probabile l'utilizzo della stessa squadra di Italia-Svezia 1-0 all'Europeo, 16 mesi fa.
"Sedici mesi per una Nazionale sono pochini, sono una decina di partite: anche le altre nazionali in questo lasso di tempo non sono state stravolte. Quella fu una partita difficile contro un avversario che ci mise in difficoltà e non ci lasciò sbocchi offensivi. Trovammo il gol su un fallo laterale".
Lei sorpasserà Pirlo, 117 presenze a 116.
"Andrea segue sempre la Nazionale, i pilastri di questa Nazionale rimangono sempre gli stessi. C'è poco da aggiungere, il saluto che gli ha regalato l'ambiente è simile a quello di Francesco Totti, qualche mese fa. Significa che sei stato qualcuno di fuori dall'ordinario. Per me Pirlo è un amico e uno che non ha mai preso scorciatoie nei confronti di tecnici, media, tifosi".
Sarà una parentesi al nuovo percorso tattico per cercare soltanto il pragmatismo?
"Si esagera un po' su questo. Il fatto che questa partita sia fondamentale non cambierà gli uomini, la forma del pallone, le dimensioni del campo. Andremo a giocare una partita normale, non ci stravolgeremo soltanto perché è una partita da Mondiale. Certo, teniamo più a questa che alle amichevoli o al Liechtenstein, è fisiologico".
Però il ct è tornato dai voi vecchi, quelli che hanno fatto tante battaglie.
"La formazione non c'è ancora. Personalmente io ho sempre avuto stima da lui e comunque non ci ha abbandonato per rispolverarci ora. Se ci dovesse scegliere, non sarebbe un jolly giocato in extremis, ma un segno di continuità".
C'è stato un periodo, dopo la batosta in Spagna, in cui lo stato d'animo della squadra tendeva alla depressione: adesso?
"Speriamo di uscire col sorriso da questo spareggio con la Svezia, ma adesso è il momento di lavorare. E' sempre il risultato che decide i nostri stati d'animo, dopo la Spagna fu così. Ci sarebbe poco da ridere, se venissimo eliminati dalla Svezia, perché noi dobbiamo andare al Mondiale. Qui c'è un grande gruppo e c'è spirito di appartenenza".
Lei arrivò all'Europeo superando un test fisico con Conte: da lì è tornato leader.
"Quella preparazione all'Europeo è stata molto importante per me. Sarebbe bello fare il quarto Mondiale: se lo giocherò da protagonista non lo so, ma so che resterebbe un timbro sulla mia carriera, se non mi qualificassi. Quando vai lì, poi te la giochi, ma intanto devi andarci".
A un gol da Sandro Mazzola, che in azzurro ha fatto anche l'attaccante, con 21 gol lei è già il centrocampista più prolifico della storia della Nazionale.
"A proposito, è il compleanno di Mazzola e gli faccio gli auguri, è una leggenda del calcio mondiale. C'è stato un momento in cui, arretrando, non avrei mai pensato di fare tanti gol. Ma ho iniziato da mezz'ala pura facevo 7-8 gol a stagione, una volta 12, non era così assurdo pensare all'epoca di segnare tanto. Ora batto i rigori e qualche gol di testa proviamo a farlo".
E' una partita paragonabile alle più grandi della sua carriera?
"Sì, sono quelle che da vecchio ti ricordi, però io un dentro o fuori come questo non l'ho mai fatto. Ho giocato eliminazioni dirette con l'Italia e con la Roma. Ma è diverso: arrivare ai rigori con la Germania, ad esempio, significava che eri già dentro l'Europeo e che l'avevi fatto bene".
Due partite a soli tre giorni di distanza: è un rischio?
"Le giochiamo noi e le gioca la Svezia, le condizioni sono le stesse. Noi ci siamo abituati, sappiamo come recuperare in fretta e lo staff ci aiuta a prepararci al meglio. Non inciderà molto sul risultato, perché anche gli svedesi giocano in campionati importanti e sono allenati alle partite ravvicinate".
Il famoso discorso del Filadelfia da parte dei senatori alla squadra?
"Non ero presente e non so che cosa si siano detti di preciso, nulla di sconvolgente credo. Molto spesso succede che siano quelli più anziani a parlare. Comunque questo non è un momento nero, non è una Nazionale che ha fatto male . Ho memoria fresca di nazionali che hanno faticato nelle qualificazioni e poi hanno fatto bene nel torneo. La differenza è che stavolta si qualificava una squadra sola nel girone e che avevano la Spagna nel nostro gruppo: o noi o loro, per questo siamo agli spareggi".
Di che cosa c'è bisogno, extra campo?
"Bisogna stare vicini a quest'Italia, bisogna lasciare da parte i campanilismi. Serve San Siro che ci appoggia, come già si capisce dalla prevendita. L'Italia al Mondiale è di tutti, c'è la consapevolezza di essere una squadra forte, più forte della Svezia, ma c'è anche la paura che ci vuole nel calcio di oggi, il calcio di oggi è molto più aperto. Bisogna prendere lo spareggio con i piedi di piombo e stare molto attenti. Noi, nello spogliatoio, abbiamo grande fiducia".
Dove dovrà pesare l'esperienza?
"L'esperienza conterà, ma ripeto sarà solo una delle componenti. Che non tremino le gambe è una condizione necessaria per giocare a certi livelli. Io a 22 anni ho giocato la finale del Mondiale e le gambe non mi tremavano, a questi livelli non tremano. Conta come giochi. Conterà passare il turno, non molto come. Però tutto passerà attraverso la prestazione".
Sarà più facile senza Ibrahimovic o sarà più pericoloso, perché in questa Svezia ci sono giocatori meno conosciuti?
"E' meglio che non ci sia, ma anche a 40 anni e anche con una gamba rotta io non lo vorrei mai contro. Detto questo, la Svezia non è certo una squadra sconosciuta o debole. E se un Mondiale è importante per me, che ne ho fatti tre, figuriamoci per i giocatori svedesi, che magari non ne hanno fatto nemmeno uno".