STOCCOLMA - La seconda vita calcistica di Luca è cominciata quattro anni fa, quando ha scelto di emigrare a Stoccolma insieme alla sua ragazza Carin, italosvedese. Adesso Luca Gerbino Polo, trent'anni, centravanti di un metro e novantatré dotato di una straordinaria profondità di pensiero, giocherà in Allsvenskan, la A svedese: ha appena vinto il campionato con il Brommapojkarna, segnando il gol decisivo. E venerdì sarà in tribuna alla Friends Arena per Svezia-Italia, fra i tifosi di casa: il suo club ha regalato i biglietti a tutti i giocatori. "Meno male, perché trovare un posto era quasi impossibile. Ma non mi farò problemi se ci sarà da esultare".
Perché ha scelto di giocare in Svezia?
"È una decisione presa insieme alla mia ragazza, che è per metà svedese. Io ero stato a Stoccolma in vacanza d'estate più di una volta e mi aveva sempre affascinato la città. Abbiamo comprato casa qui e preso un cane, Otto. Ho giocato nel Valsta Syrianska, in terza serie, un club di emigrati siriani, poi nell'Afc e quindi nell'Akropolis, squadra di emigrati greci, dove ho battuto il record di gol della C svedese".
Poi l'incontro con l'ex juventino Mellberg che allena il Bromma.
"Siamo vicini di casa, mi ha convinto a seguirlo, lui è un allenatore maniacale nella cura dei dettagli, anche se ama parlare poco. È una delle società più serie e organizzate in cui abbia mai giocato. Funziona tutto perfettamente, dal campo riscaldato al pasto obbligatorio da consumare negli spogliatoi a fine allenamento, proteine e un po' di carboidrati: non si lascia niente al caso. E prima di ogni allenamento facciamo una seduta video in cui ci viene spiegato l'esercizio da fare e lo scopo da raggiungere. La stagione è cominciata a fine gennaio con la Coppa di Svezia, siamo stati l'unica squadra di B ad arrivare in semifinale, un risultato grandissimo: ci ha eliminato il Norrköpping, era di un altro livello. In campionato siamo riusciti a prendere la testa subito, a parte un calo in estate siamo rimasti sempre in alto, è una promozione più che meritata. Abbiamo chiuso al primo posto: è la prima volta che Bromma vince il campionato, nelle altre promozioni era arrivato secondo o terzo. Per adesso sto bene qui, ho un altro anno di contratto, vediamo cosa mi riserva il futuro".
Da dove comincia la sua storia?
"Sono nato e cresciuto a Treviso. Mio padre Luigi, originario di Gallipoli, è medico. Mia madre Ornella è romagnola e insegna diritto ed economia aziendale. Ho una sorella più piccola, Alice. Ho cominciato a giocare a calcio alle elementari con i miei compagni, in una squadretta allenata dal papà di uno di loro. Fino ai diciotto sono rimasto nei dilettanti e non pensavo che il calcio potesse diventare la mia professione. Ci speravo, ma sapevo che era molto difficile. Ancora oggi studio Service Management, a distanza, all'Università di Copenaghen. Se tutto va bene, a giugno mi laureo. Poi avrò una specializzazione di un anno e mezzo in Sport Management e dopo vorrei fare un master. Sperando di giocare ancora tre o quattro anni per mantenermi negli studi".
Cosa non ha funzionato in Italia per lei?
"Sono passato direttamente dai dilettanti alla C con il Ravenna. Stavo bene, poi la società è passata nelle mani di personaggi poco seri ed è sparita, io e i miei compagni ci siamo ritrovati senza squadra pur avendo ancora un contratto. Ricordo l'estate in cui siamo andati in ritiro a Sant'Agata Feltria, con l'albergatore che chiedeva notizie a noi giocatori, perché non era stato pagato e cominciava a preoccuparsi: non è stato bello. Poi sono passato al Rimini, grandi progetti all'inizio ma dopo un anno hanno ridimensionato le ambizioni. Piuttosto che restare in Italia e lottare a sopravvivere in una bassa serie C ho scelto di rischiare e tentare l'avventura all'estero, alla ricerca di qualcosa di nuovo, per un'esperienza che potesse arricchirmi umanamente".
Quanto guadagna un calciatore in Svezia?
"Secondo una ricerca del sindacato, in Allsvenskan lo stipendio medio è di 72mila corone al mese, circa 8mila euro, lordi però. In Superettan, la serie B, la media è di 3mila euro lordi al mese. Sono le uniche due serie in cui c'è il professionismo".
Parlava già svedese, prima?
"No, parlavo un buon inglese e i miei compagni mi hanno subito messo a mio agio. Ma sapevo che se volevo integrarmi davvero, capire tutti i discorsi di spogliatoio, dovevo parlare la loro lingua. Sono tornato sui banchi, ho frequentato i corsi per immigrati, partendo dall'alfabeto e dalle vocali che nel nostro non esistono. È stato un lungo percorso ma ce l'ho fatta".
Cosa cambierebbe del calcio italiano?
"Servono più controlli, non è possibile aggirare le regole così facilmente. Io ho vissuto il caso del Ravenna, ma leggo in questi giorni del Modena, penso che non è cambiato nulla, è assurdo. E anche la normativa sull'impiego dei giovani in serie C non ha dato secondo me grandi risultati. Bisogna far capire che la vita del calciatore di terza serie, in Italia, viene enfatizzata ma la realtà è molto diversa. In A e in B si sta bene e c'è chi riesce a vivere di rendita quando si è ritirato. In C no, esclusi pochi casi non si diventa ricchi e, tranne poche eccezioni, i soldi che guadagni durante la carriera non ti bastano per tutta la vita. Ho letto una statistica secondo cui solo il 5% dei calciatori professionisti riesce a gestire i propri guadagni quando si è ritirato. Bisogna pensare a quello che viene dopo: io lo sto facendo".
Perché ha scelto di giocare in Svezia?
"È una decisione presa insieme alla mia ragazza, che è per metà svedese. Io ero stato a Stoccolma in vacanza d'estate più di una volta e mi aveva sempre affascinato la città. Abbiamo comprato casa qui e preso un cane, Otto. Ho giocato nel Valsta Syrianska, in terza serie, un club di emigrati siriani, poi nell'Afc e quindi nell'Akropolis, squadra di emigrati greci, dove ho battuto il record di gol della C svedese".
Poi l'incontro con l'ex juventino Mellberg che allena il Bromma.
"Siamo vicini di casa, mi ha convinto a seguirlo, lui è un allenatore maniacale nella cura dei dettagli, anche se ama parlare poco. È una delle società più serie e organizzate in cui abbia mai giocato. Funziona tutto perfettamente, dal campo riscaldato al pasto obbligatorio da consumare negli spogliatoi a fine allenamento, proteine e un po' di carboidrati: non si lascia niente al caso. E prima di ogni allenamento facciamo una seduta video in cui ci viene spiegato l'esercizio da fare e lo scopo da raggiungere. La stagione è cominciata a fine gennaio con la Coppa di Svezia, siamo stati l'unica squadra di B ad arrivare in semifinale, un risultato grandissimo: ci ha eliminato il Norrköpping, era di un altro livello. In campionato siamo riusciti a prendere la testa subito, a parte un calo in estate siamo rimasti sempre in alto, è una promozione più che meritata. Abbiamo chiuso al primo posto: è la prima volta che Bromma vince il campionato, nelle altre promozioni era arrivato secondo o terzo. Per adesso sto bene qui, ho un altro anno di contratto, vediamo cosa mi riserva il futuro".
Da dove comincia la sua storia?
"Sono nato e cresciuto a Treviso. Mio padre Luigi, originario di Gallipoli, è medico. Mia madre Ornella è romagnola e insegna diritto ed economia aziendale. Ho una sorella più piccola, Alice. Ho cominciato a giocare a calcio alle elementari con i miei compagni, in una squadretta allenata dal papà di uno di loro. Fino ai diciotto sono rimasto nei dilettanti e non pensavo che il calcio potesse diventare la mia professione. Ci speravo, ma sapevo che era molto difficile. Ancora oggi studio Service Management, a distanza, all'Università di Copenaghen. Se tutto va bene, a giugno mi laureo. Poi avrò una specializzazione di un anno e mezzo in Sport Management e dopo vorrei fare un master. Sperando di giocare ancora tre o quattro anni per mantenermi negli studi".
Cosa non ha funzionato in Italia per lei?
"Sono passato direttamente dai dilettanti alla C con il Ravenna. Stavo bene, poi la società è passata nelle mani di personaggi poco seri ed è sparita, io e i miei compagni ci siamo ritrovati senza squadra pur avendo ancora un contratto. Ricordo l'estate in cui siamo andati in ritiro a Sant'Agata Feltria, con l'albergatore che chiedeva notizie a noi giocatori, perché non era stato pagato e cominciava a preoccuparsi: non è stato bello. Poi sono passato al Rimini, grandi progetti all'inizio ma dopo un anno hanno ridimensionato le ambizioni. Piuttosto che restare in Italia e lottare a sopravvivere in una bassa serie C ho scelto di rischiare e tentare l'avventura all'estero, alla ricerca di qualcosa di nuovo, per un'esperienza che potesse arricchirmi umanamente".
Quanto guadagna un calciatore in Svezia?
"Secondo una ricerca del sindacato, in Allsvenskan lo stipendio medio è di 72mila corone al mese, circa 8mila euro, lordi però. In Superettan, la serie B, la media è di 3mila euro lordi al mese. Sono le uniche due serie in cui c'è il professionismo".
Parlava già svedese, prima?
"No, parlavo un buon inglese e i miei compagni mi hanno subito messo a mio agio. Ma sapevo che se volevo integrarmi davvero, capire tutti i discorsi di spogliatoio, dovevo parlare la loro lingua. Sono tornato sui banchi, ho frequentato i corsi per immigrati, partendo dall'alfabeto e dalle vocali che nel nostro non esistono. È stato un lungo percorso ma ce l'ho fatta".
Cosa cambierebbe del calcio italiano?
"Servono più controlli, non è possibile aggirare le regole così facilmente. Io ho vissuto il caso del Ravenna, ma leggo in questi giorni del Modena, penso che non è cambiato nulla, è assurdo. E anche la normativa sull'impiego dei giovani in serie C non ha dato secondo me grandi risultati. Bisogna far capire che la vita del calciatore di terza serie, in Italia, viene enfatizzata ma la realtà è molto diversa. In A e in B si sta bene e c'è chi riesce a vivere di rendita quando si è ritirato. In C no, esclusi pochi casi non si diventa ricchi e, tranne poche eccezioni, i soldi che guadagni durante la carriera non ti bastano per tutta la vita. Ho letto una statistica secondo cui solo il 5% dei calciatori professionisti riesce a gestire i propri guadagni quando si è ritirato. Bisogna pensare a quello che viene dopo: io lo sto facendo".