FIRENZE - Jorginho, prima delle convocazioni per il famigerato spareggio con la Svezia, sembrava che lei stesse per essere chiamato dal Brasile: ora la Seleçao andrà in Russia come favorita e l'Italia invece no: rimpianti?
"Nessun rimpianto: ho sempre voluto la Nazionale italiana. Sono arrivato molto giovane qui e questo Paese mi ha accolto benissimo: mi ha dato l'opportunità di realizzare il mio sogno, fare il calciatore. Ci tenevo tanto, poi la convocazione non arrivava, e stava spuntando fuori il Brasile e per un po' ci pensi, ma non ho alcun rimpianto".
Lei, però, è stato chiamato per lo spareggio del fallimento, senza avere potuto dare una mano prima: nemmeno questo è un rimpianto?
"Se oggi ci deve essere, non deve essere mio: quando sono stato chiamato, ho cercato di farmi trovare pronto, avrei voluto dare un aiuto in più"
Come ci si rialza dalla batosta del Mondiale mancato?
"Dobbiamo credere nel nuovo progetto, nell'idea di gioco del ct e darci una mano l'un l'altro, come gruppo: non è facile, ma dobbiamo farlo".
Su che cosa sta puntando Di Biagio?
"Ci chiede di giocare a calcio, di non avere paura, di divertirci col pallone".
Si sente un giocatore centrale nella nuova Nazionale, che ha appena fatto in tempo a trovare, ma nel momento più critico?
"Siamo tutti importanti, ma sarà solo il tempo a determinare il nostro ruolo e la nostra importanza".
Può influire, per lei e per Insigne, il pensiero del testa a testa del Napoli con la Juventus per lo scudetto?
"Dobbiamo essere tutti bravi a dimenticare il campionato nei giorni in cui siamo qui, a concentrarci sulla Nazionale: non dobbiamo disperdere energie".
Non avete già in testa lo scontro diretto di aprile?
"Sarà molto importante, ma ci sono tante partite ancora da giocare. E' un pensiero ancora lontano. E ora, lo ripeto, siamo in Nazionale".
Il Napoli di Sarri rischia di essere ricordato solo per il bel gioco?
"Se saremo ricordati solo per il gioco, non lo possiamo sapere ora. Adesso sappiamo che stiamo facendo un grandissimo lavoro e che facciamo divertire la gente. Poi vedremo se saremo ricordati anche per i risultati".
Lo ritiene possibile o crede che, in caso di mancato scudetto, l'etichetta sbrigativa sarà quella di un fallimento?
"Belli e vincenti sarebbe perfetto, ma io ora dico una cosa molto semplice: dobbiamo credere nella nostra idea e speriamo che questo ci porti anche a vincere".
La Nazionale avrà un centrocampo a tre, adatto alle sue caratteristiche.
"Mi trovo molto bene in questo tipo di sistema. Sono tutti giocatori di qualità, si può fare palleggio".
Spesso lei non veniva chiamato perché l'Italia a centrocampo giocava a quattro: non è limitante questa etichetta?
"Per le mie caratteristiche il centrocampo a tre è certamente la cosa migliore, ma a due non vedo così tanti problemi: sinceramente, anche a due, non vedo controindicazioni per me".
Può dire oggi che aria si respirava davvero nella squadra, nella famosa vigilia tesa della Pinetina, prima dello spareggio?
"L'aria era che ci tenevamo molto e che ce la potevamo fare, come poi il campo ha confermato. Purtroppo non abbiamo concretizzato le occasioni. Ora dobbiamo pensare al futuro".
Nell'Argentina c'è anche il suo ex compagno del Napoli Higuain: che partita sarà tra voi?
"Lo saluterò e poi lo affronterò come un avversario, nel calcio si va e si viene. Anche loro hanno punti deboli e dobbiamo colpirli, c'è sempre, nel calcio e nell'arco di una partita, la possibilità di fare male alla squadra avversaria sfruttando le sue debolezze, per poche che siano".
La sfida all'Argentina di Messi è rischiosa?
"E' una partita molto importante, anche per vedere il nostro livello, per capire in che cosa dobbiamo ancora crescere. Dobbiamo credere molto in quello che stiamo facendo in questi giorni".
La coesistenza con Verratti è possibile?
"Certo che lo è, giocare con uno così al fianco è facile, ti dà sempre una mano. Non cambia molto, rispetto al Napoli. Le idee tra Sarri e Di Biagio sono molto simili. Ognuno di noi deve portare qualcosa del proprio club. Sarebbe bello portare qui il gioco a terra".
Quali prospettive vede, per lei e per la Nazionale?
"Non dobbiamo mai sederci. Ho sempre voglia di crescere. Quando ti senti arrivato, smetti di crescere. Io ascolto tutti, perché da tutti ho da imparare. L'umiltà è il segreto per continuare a migliorare".
"Nessun rimpianto: ho sempre voluto la Nazionale italiana. Sono arrivato molto giovane qui e questo Paese mi ha accolto benissimo: mi ha dato l'opportunità di realizzare il mio sogno, fare il calciatore. Ci tenevo tanto, poi la convocazione non arrivava, e stava spuntando fuori il Brasile e per un po' ci pensi, ma non ho alcun rimpianto".
Lei, però, è stato chiamato per lo spareggio del fallimento, senza avere potuto dare una mano prima: nemmeno questo è un rimpianto?
"Se oggi ci deve essere, non deve essere mio: quando sono stato chiamato, ho cercato di farmi trovare pronto, avrei voluto dare un aiuto in più"
Come ci si rialza dalla batosta del Mondiale mancato?
"Dobbiamo credere nel nuovo progetto, nell'idea di gioco del ct e darci una mano l'un l'altro, come gruppo: non è facile, ma dobbiamo farlo".
Su che cosa sta puntando Di Biagio?
"Ci chiede di giocare a calcio, di non avere paura, di divertirci col pallone".
Si sente un giocatore centrale nella nuova Nazionale, che ha appena fatto in tempo a trovare, ma nel momento più critico?
"Siamo tutti importanti, ma sarà solo il tempo a determinare il nostro ruolo e la nostra importanza".
Può influire, per lei e per Insigne, il pensiero del testa a testa del Napoli con la Juventus per lo scudetto?
"Dobbiamo essere tutti bravi a dimenticare il campionato nei giorni in cui siamo qui, a concentrarci sulla Nazionale: non dobbiamo disperdere energie".
Non avete già in testa lo scontro diretto di aprile?
"Sarà molto importante, ma ci sono tante partite ancora da giocare. E' un pensiero ancora lontano. E ora, lo ripeto, siamo in Nazionale".
Il Napoli di Sarri rischia di essere ricordato solo per il bel gioco?
"Se saremo ricordati solo per il gioco, non lo possiamo sapere ora. Adesso sappiamo che stiamo facendo un grandissimo lavoro e che facciamo divertire la gente. Poi vedremo se saremo ricordati anche per i risultati".
Lo ritiene possibile o crede che, in caso di mancato scudetto, l'etichetta sbrigativa sarà quella di un fallimento?
"Belli e vincenti sarebbe perfetto, ma io ora dico una cosa molto semplice: dobbiamo credere nella nostra idea e speriamo che questo ci porti anche a vincere".
La Nazionale avrà un centrocampo a tre, adatto alle sue caratteristiche.
"Mi trovo molto bene in questo tipo di sistema. Sono tutti giocatori di qualità, si può fare palleggio".
Spesso lei non veniva chiamato perché l'Italia a centrocampo giocava a quattro: non è limitante questa etichetta?
"Per le mie caratteristiche il centrocampo a tre è certamente la cosa migliore, ma a due non vedo così tanti problemi: sinceramente, anche a due, non vedo controindicazioni per me".
Può dire oggi che aria si respirava davvero nella squadra, nella famosa vigilia tesa della Pinetina, prima dello spareggio?
"L'aria era che ci tenevamo molto e che ce la potevamo fare, come poi il campo ha confermato. Purtroppo non abbiamo concretizzato le occasioni. Ora dobbiamo pensare al futuro".
Nell'Argentina c'è anche il suo ex compagno del Napoli Higuain: che partita sarà tra voi?
"Lo saluterò e poi lo affronterò come un avversario, nel calcio si va e si viene. Anche loro hanno punti deboli e dobbiamo colpirli, c'è sempre, nel calcio e nell'arco di una partita, la possibilità di fare male alla squadra avversaria sfruttando le sue debolezze, per poche che siano".
La sfida all'Argentina di Messi è rischiosa?
"E' una partita molto importante, anche per vedere il nostro livello, per capire in che cosa dobbiamo ancora crescere. Dobbiamo credere molto in quello che stiamo facendo in questi giorni".
La coesistenza con Verratti è possibile?
"Certo che lo è, giocare con uno così al fianco è facile, ti dà sempre una mano. Non cambia molto, rispetto al Napoli. Le idee tra Sarri e Di Biagio sono molto simili. Ognuno di noi deve portare qualcosa del proprio club. Sarebbe bello portare qui il gioco a terra".
Quali prospettive vede, per lei e per la Nazionale?
"Non dobbiamo mai sederci. Ho sempre voglia di crescere. Quando ti senti arrivato, smetti di crescere. Io ascolto tutti, perché da tutti ho da imparare. L'umiltà è il segreto per continuare a migliorare".