FIRENZE - Caldara, juventino promesso, è il simbolo del nuovo corso difensivo della Nazionale: dopo l'addio all'Atalanta di Gasperini, che lo ha consacrato, viene indicato come il potenziale candidato a fulcro della difesa azzurra e bianconera.
Caldara, a che punto è arrivata la sua maturazione?
"Le due stagioni all'Atalanta sono stati molto importanti. All'inizio ho fatto fatica da adattarmi ai metodi di Gasperini. Mi è servito tanto, però, e mi è servito accettare l'offerta della Juventus e aspettare un anno e mezzo, prima di fare il grande salto. Credo che sia arrivato il mio momento giusto".
Si sente un calciatore atipico, data la sua passione per i libri e per lo studio?
"Mi piace leggere e vivere altre esperienze attraverso i libri, non gioco molto alla playstation. Leggere aiuta ad ampliare i propri orizzonti. A settembre inizierò pure l'università".
In quale facoltà?
"Economia, alla Luiss di Roma. Ne sono orgoglioso: spero di continuare sia con lo studio sia col calcio. I libri aiutano a concentrarsi e la concentrazione è un elemento fondamentale per un difensore".
Ai giovani talenti italiani manca spesso il palcoscenico internazionale.
"Io l'ho avuto, con l'Atalanta, e posso dire che serve di sicuro, perché in Italia ci sono logiche tattiche ben definite. In Europa le squadre corrono sempre, hanno intensità diversa e concetti tattici diversi. Cambia molto a livello fisico: le squadre non smettono di correre fino all'ultimo secondo, anche se in teoria non possono più recuperare la partita. Questa mentalità può fare la differenza".
Ha notato differenze nel lavoro di Mancini?
"Ci ha fatto capire i concetti suoi, diversi rispetto a quelli di Gasperini, che chiede marcatura stretta. Devo impararli in fretta. Mancini vuole molta presenza vicino al pallone e poi la difesa è a quattro e non a tre. E vuole tanta aggressività".
C'è un simbolo della Nazionale, Scirea, che veniva anche lui dall'Atalanta.
"Lui è un mostro sacro, io spero intanto di fare bene alla Juve, Sono salito a poco a poco a questi livelli, gradino per gradino. Non sono mai stato giudicato come un futuro campione certo, la mia mentalità è di migliorare in continuazione. Non posso nemmeno paragonarmi a Scirea".
Si sente il simbolo del travaso dall'Under 21 alla Nazionale?
"Ho avuto la fortuna di fare l'Europeo con l'Under. Ci sono molti giocatori passati da lì. Siamo in molti giovani e sappiamo di dovere dare il massimo, questa Nazionale non merita di stare fuori dal Mondiale".
E' più affascinante la sfida in Nazionale, cioè ringiovanire un reparto che è stato sempre il più forte della squadra, o la sfida con la Juve?
"Sia da una parte sia dall'altra ci sono giocatori che hanno fatto la storia. Il compito è arduo, ma noi giovani ce la possiamo fare".
Non la spaventa il precedente di Rugani, che dall'Empoli alla Juventus non ha ancora sfondato?
"A me pare che abbia trovato il suo spazio. Io so che all'inizio sarà difficile: dovrò abituarmi, ma voglio dimostrare il mio valore".
Chiellini ha detto che la tradizione della difesa italiana sta scemando.
"Da due anni gioco in un modo diverso, Gasperini chiede di marcare sempre a uomo. Qui si guarda alla zona e al reparto. Secondo me bisogna conciliare le due cose: il reparto e il recupero della palla. I difensori all'italiana ci sono ancora".
Che cosa si sente di garantire alla Juventus?
"La voglia di imparare. Dai giocatori più forti si impara. E poi l'impegno: cercherò di fare bene il prima possibile".
Le dispiace non trovare Buffon?
"Giocare con una leggenda come Buffon fa piacere a tutti, ma sappiamo com'è andata. Ha dato davvero tanto al calcio italiano e alla Juventus".
Batterà ancora rigori, dopo l'ultimo sbagliato col Cagliari?
"Mi sa che non ne batterò più".
Caldara, a che punto è arrivata la sua maturazione?
"Le due stagioni all'Atalanta sono stati molto importanti. All'inizio ho fatto fatica da adattarmi ai metodi di Gasperini. Mi è servito tanto, però, e mi è servito accettare l'offerta della Juventus e aspettare un anno e mezzo, prima di fare il grande salto. Credo che sia arrivato il mio momento giusto".
Si sente un calciatore atipico, data la sua passione per i libri e per lo studio?
"Mi piace leggere e vivere altre esperienze attraverso i libri, non gioco molto alla playstation. Leggere aiuta ad ampliare i propri orizzonti. A settembre inizierò pure l'università".
In quale facoltà?
"Economia, alla Luiss di Roma. Ne sono orgoglioso: spero di continuare sia con lo studio sia col calcio. I libri aiutano a concentrarsi e la concentrazione è un elemento fondamentale per un difensore".
Ai giovani talenti italiani manca spesso il palcoscenico internazionale.
"Io l'ho avuto, con l'Atalanta, e posso dire che serve di sicuro, perché in Italia ci sono logiche tattiche ben definite. In Europa le squadre corrono sempre, hanno intensità diversa e concetti tattici diversi. Cambia molto a livello fisico: le squadre non smettono di correre fino all'ultimo secondo, anche se in teoria non possono più recuperare la partita. Questa mentalità può fare la differenza".
Ha notato differenze nel lavoro di Mancini?
"Ci ha fatto capire i concetti suoi, diversi rispetto a quelli di Gasperini, che chiede marcatura stretta. Devo impararli in fretta. Mancini vuole molta presenza vicino al pallone e poi la difesa è a quattro e non a tre. E vuole tanta aggressività".
C'è un simbolo della Nazionale, Scirea, che veniva anche lui dall'Atalanta.
"Lui è un mostro sacro, io spero intanto di fare bene alla Juve, Sono salito a poco a poco a questi livelli, gradino per gradino. Non sono mai stato giudicato come un futuro campione certo, la mia mentalità è di migliorare in continuazione. Non posso nemmeno paragonarmi a Scirea".
Si sente il simbolo del travaso dall'Under 21 alla Nazionale?
"Ho avuto la fortuna di fare l'Europeo con l'Under. Ci sono molti giocatori passati da lì. Siamo in molti giovani e sappiamo di dovere dare il massimo, questa Nazionale non merita di stare fuori dal Mondiale".
E' più affascinante la sfida in Nazionale, cioè ringiovanire un reparto che è stato sempre il più forte della squadra, o la sfida con la Juve?
"Sia da una parte sia dall'altra ci sono giocatori che hanno fatto la storia. Il compito è arduo, ma noi giovani ce la possiamo fare".
Non la spaventa il precedente di Rugani, che dall'Empoli alla Juventus non ha ancora sfondato?
"A me pare che abbia trovato il suo spazio. Io so che all'inizio sarà difficile: dovrò abituarmi, ma voglio dimostrare il mio valore".
Chiellini ha detto che la tradizione della difesa italiana sta scemando.
"Da due anni gioco in un modo diverso, Gasperini chiede di marcare sempre a uomo. Qui si guarda alla zona e al reparto. Secondo me bisogna conciliare le due cose: il reparto e il recupero della palla. I difensori all'italiana ci sono ancora".
Che cosa si sente di garantire alla Juventus?
"La voglia di imparare. Dai giocatori più forti si impara. E poi l'impegno: cercherò di fare bene il prima possibile".
Le dispiace non trovare Buffon?
"Giocare con una leggenda come Buffon fa piacere a tutti, ma sappiamo com'è andata. Ha dato davvero tanto al calcio italiano e alla Juventus".
Batterà ancora rigori, dopo l'ultimo sbagliato col Cagliari?
"Mi sa che non ne batterò più".