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Avanti c'è posto, è arrivata la Nazionale di calcio extralarge

Un'immagine dell'ultimo ritiro della Nazionale a Coverciano 
Per i prossimi impegni, il ct Mancini ha convocato 41 giocatori, ripescandone alcuni a Montecarlo o in Cina. Eppure un tempo c'erano campioni come Virdis e Di Bartolomei che non hanno mai indossato la maglia azzurra. Ma ormai la vera selezione la fanno le Asl
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C’è una squadra in maglia azzurra ma più che altro a maglia larga, di taglia extralarge: si chiama Nazionale italiana. Per l’amichevole contro l’Estonia e per le ultime due sfide di Nations League contro Polonia e Bosnia, il cittì Mancini aveva convocato addirittura 41 giocatori, poi ridotti di 16 unità dalle Asl: ormai il sistema sanitario è un selezionatore a tutti gli effetti. Quarantuno atleti significa che, in media, ogni club di serie A ne avrebbe mandati un paio in azzurro, anche se poi nelle varie formazioni i titolari sono quasi sempre gli stranieri. Negli schieramenti iniziali di Atalanta-Inter e Lazio-Juventus c’erano in campo, rispettivamente, cinque e quattro italiani, cioè nove su 44.

C’entra l’emergenza Covid, è ovvio, e il selezionatore (torneremo su questo sostantivo) deve cautelarsi, non può perdere da un momento all’altro tre o quattro elementi. Ma si è anche arrivati al paradosso di chiamare Immobile dopo che il centravanti era risultato positivo al tampone: un cortocircuito assoluto. Se, però, Mancini è appunto un selezionatore, cos’avrà mai selezionato convocando tutta questa gente? Non che abbia pescato nel mucchio, ma di certo non ha dovuto penare per escludere o scegliere, ha insomma imbarcato esordienti come Calabria e Pessina e cavalli di ritorno come El Shaarawy, recuperato a Shanghai. Avanti c’è posto.

In questo giro azzurro, prima della mannaia delle Asl figuravano ben quattro portieri, 14 difensori (un record), 10 centrocampisti e 13 attaccanti, compreso Pellegri che gioca a Montecarlo. Che il numero si sia sensibilmente ridotto per cause di forza maggiore non cambia i termini del problema. Arrivare in Nazionale non è mai stato così facile. Eppure, per decenni, la chiamata in azzurro era il culmine di un percorso oppure l’affermazione di un genio precoce. Prima di essere scelti si veniva visti e rivisti dagli osservatori e dai tecnici federali, e i pochissimi che superavano gli esami entravano a far parte della categoria degli eletti. “Sei da Nazionale” non era solo un complimento, ma una certificazione di qualità: ce l’avevi fatta, eri di livello superiore. Fa impressione che calciatori importanti nella storia della serie A come Di Bartolomei e Virdis, Vignola e Garella, Filippo Galli e Hubner, Corini e Beccalossi non abbiano mai indossato la maglia azzurra nemmeno per un minuto.

Si è calcolato che attualmente ci siano 255 calciatori italiani nelle rose di serie A, comprese naturalmente le riserve e al netto dei tamponi: con 41 convocati iniziali, significa che più di uno su cinque va o sarebbe andato in azzurro, per farci cosa poi è da vedere. Le porte del Grand Hotel Italia sono più che mai girevoli, si entra e si esce ma si entra davvero in tantissimi, mai così nella storia. Ora, forse, si capisce il senso dell’inno di Mameli quando dice “Stringiamci a coorte”: bisogna stringersi perché si è in troppi, con buona pace delle Asl. Una moltitudine di “fratelli di taglia”. Extralarge.
 
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