La nazionale si ribella all'assedio dei club. Lo sfogo di Sirigu: "Non stiamo correndo rischi"
di
Enrico Currò
Salvatore Sirigu (agf)
Il portiere del Torino: "Siamo isolati, facciamo i controlli e ci atteniamo alle misure di sicurezza generali. Per noi l'opportunità di vestire la maglia azzurra è grande motivo di orgoglio". Intanto Evani racconta l'emozione per il debutto da ct ad interim
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Per difendere lo spirito della Nazionale, assediata in queste ore dagli attacchi alla sua stessa ragione di essere sotto la pandemia e dalla convinzione dei dirigenti di club che l'amichevole con l'Estonia potesse essere cancellata. E per il ranking Fifa, perché un posto tra le dieci teste di serie al sorteggio del 7 dicembre per i gironi di qualificazione al Mondiale 2022 passa anche attraverso la vittoria domani sera al Franchi. Per questo l'Italia di Mancini, ct in smart working positivo al coronavirus e per questo sostituto in panchina dal suo vice Evani, andrà in campo domani sera a Firenze nello stadio ancora vuoto.
Che la Nazionale sia diventata un fastidio per i club è un argomento affrontato con decisione soprattutto dal veterano Sirigu, che sarà in porta domani e che non vuole sentire parlare della maglia azzurra messa in secondo piano, nemmeno in questa fase delicata della pandemia: "Io non credo affatto che la Nazionale non piaccia più, credo che in questo momento particolare ci sia paura che le cose possano peggiorare, facendoci venire qui. Non potendo controllare la pandemia, c'è chi ha questo timore. Ma il protocollo è lo stesso dei club. Siamo isolati, facciamo i controlli e ci atteniamo alle misure di sicurezza generali. Rispettiamo i protocolli al massimo, anche nei viaggi. E per noi, a prescindere dalla partita di domani, l'opportunità di vestire la maglia della Nazionale è grande motivo di orgoglio. E' questo il primo nostro sentimento. Vestire questa maglia, per un calciatore, è il massimo".
Del ranking e della necessità di non sbagliare il primo dei due match-ball - l'altro sarebbe una vittoria in una delle due partite restanti di Nations League, con la Polonia e con la Bosnia - parla Evani: l'attuale settimo posto tra le squadre europee garantisce per ora la presenza tra le dieci teste di serie continentali, ma non è ancora blindato: "La classifica Fifa è fondamentale. Se dovessimo perdere o pareggiare, perderemmo punti e posizioni. Non vogliamo assolutamente che succeda, perché vogliamo essere teste di serie nel sorteggio". L'ultima volta, con Ventura ct, l'Italia non ci riuscì e pagò caro il fatto di essere finita in seconda fascia: inserita nel girone con la Spagna, arrivò seconda, perse lo spareggio con la Svezia e non riuscì ad andare al Mondiale russo: "L'Estonia sulla carta non sembrerebbe un avversario difficile, ma a me hanno sempre insegnato che le partite vanno vinte sul campo, non sulla carta. In queste partite hai quasi tutto da perdere. Se vinci hai fatto il minimo. Se pareggi o perdi, hai fatto male".
Il suo inatteso e strano debutto sulla panchina della Nazionale lo coglie emozionato, anche se quella con l'Estonia è solo un'amichevole. Anche a 57 anni, dopo una lunghissima carriera nel calcio e un paio di partite da allenatore ad interim dell'Under 21, certi momenti sono unici, al di là della situazione difficilissima per il Covid: "L'emozione è grande, non avrei mai immaginato di essere in questo ruolo. Ma avrei preferito che ci fosse stato Roberto, innanzitutto per la sua salute. Questo è un ritiro complicato, non devo dirlo io. Però quello che fa stare sereni è proprio lo spirito di gruppo, l'intelligenza, la disponibilità dei giocatori. E le difficoltà ci possono perfino aiutare a crescere".
In soggezione con Ventura
Lo smart working di Mancini è un dato di fatto, ma non ostacola il ritiro. "Ci sentiamo più volte al giorno, per il lavoro e non solo. E' come se fosse qui. Credo che il gruppo lo senta vicino. L'unico cambiamento è che non c'è lui fisicamente. Quello che posso dare io è trasmettere ai giocatori credibilità. I principi di gioco sono quelli di Roberto. Lui ascolta noi dello staff, ma la decisione finale è comunque la sua. Io posso solo cercare di fare sentire il meno possibile alla squadra la sua assenza". Con Mancini, suo compagno di squadra alla Sampdoria, il rapporto è più facile rispetto a quello con Ventura, del cui staff ha fatto parte: "Anche per un fatto di età e di esperienza insieme. Con Roberto c'è più fluidità di dialogo. Con Ventura magari ero un po' in soggezione, anche per via del mio carattere chiuso".
Sull'assedio alla Nazionale Evani, che ha una lunga trafila azzurra nel curriculum, da giocatore prima e da allenatore delle Under poi, è realista: "Non entriamo in nessuna polemica, facciamo con quello che riusciamo ad avere. Capiamo che è un momento difficile, non ignoriamo le esigenze delle società. Sappiamo anche di avere tanti ragazzi interessanti. Quelli che saranno qui in questi dieci giorni ci daranno soddisfazione". I volti nuovi, anche per l'emergenza, saranno numerosi: resteranno i capisaldi tattici del gioco di Mancini. "Nonostante il periodo complicato, era in preventivo in questa partita l'idea di dare una possibilità ai giovani. Anche se molti non hanno avuto possibilità di giocare finora, non è detto che siano inferiori: speriamo che in questi due giorni memorizzino i principi di gioco. Vogliamo verificare la loro personalità, il livello di questi ragazzi giovani. Vogliamo vedere se anche loro, nonostante il minutaggio inferiore rispetto agli altri, hanno capito i movimenti offensivi e difensivi che servono alla squadra. Ci aspettiamo di non deludere il mister. Zaccagni? Si allenerà oggi: è un ragazzo interessante, altrimenti non sarebbe stato convocato, è sotto osservazione come tanti".
La fascia da capitano, che con la Moldova toccò a El Shaarawy, non è un'ossessione per Sirigu: "Sono stato molto contento per Stephan: tiene molto alla Nazionale, gioca in Cina, passava un momento particolare. La fascia è stata importante, ha anche giocato molto bene. A me piacerebbe, certo. Ma la fascia può essere la gioia di in un giorno. Il nostro capitano è Chiellini".