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Nazionale, il messaggio di Locatelli ai giovani: "Lo studio è importante. Fate un sacrificio, ma ora è meglio la didattica a distanza"

Manuel Locatelli con la maglia del Sassuolo (agf)
Dopo Bernardeschi sui migranti ed Emerson sull'attenzione nei confronti del Covid, un altro azzurro si esprime su argomenti che guardano oltre il calcio. Poi aggiunge: "Ora penso al Sassuolo, ma voglio giocare in Champions"
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"Penso che lo studio sia molto importante. Non voglio dire frasi fatte, ma nella vita non si può mai sapere che cosa possa succedere. I ragazzi devono investire sullo studio e sulla loro testa. E' normale che trovino delle difficoltà, ma tutti le stiamo trovando e tutti devono fare sacrifici. La cosa giusta è fare didattica a distanza. Credo che bisogna trovare la forza di riuscire a farla senza lamentarsi troppo". Manuel Locatelli, 22 anni, centrocampista in grande ascesa del Sassuolo e della Nazionale, in cui domani a Reggio Emilia contro la Polonia sostituirà l'infortunato Verratti, lancia a Radiorai un messaggio a tutti gli studenti italiani a favore della didattica a distanza in questa complicata fase della vita del Paese, segnata dalla pandemia.

Locatelli parla con cognizione di causa. Da ragazzo delle giovanili, prima dell'Atalanta e poi del Milan, ogni giorno quando usciva da scuola saliva di corsa in auto con sua mamma che era venuta a prenderlo, mangiava la pasta in macchina, si allenava e la sera studiava sul pullmino, mentre tornava a casa: è così che si è diplomato ragioniere, senza puntare tutto solo sul calcio, nel quale ha comunque sfondato.

L'accorato consiglio del nuovo eclettico del centrocampo della Nazionale, sulla scuola e sul valore del sacrificio, assume dunque il senso di un appello alle giovani generazioni e conferma come gli azzurri siano tutt'altro che alieni, estranei al mondo che li circonda e concentrati solo sulla loro professione e sulla vita dorata dei social. Le parole di Locatelli, che con la sua famiglia è anche impegnato nelle attività della Caritas ("quello dei calciatori sulle nuvole è uno stereotipo, ma non c'era bisogno che il mio impegno diventasse pubblico, molte persone aiutano in privato senza che si sappia"), arrivano infatti dopo quelle di Bernardeschi sui migranti da non abbandonare al loro destino e di Emerson sull'attenzione verso la pericolosità del Covid da non abbassare mai. Covid che sta condizionando anche la Nazionale: Roberto Mancini, positivo dal 6 novembre, resta a casa, a Roma: non è ancora arrivato il via libera dalle autorità sanitarie. Sarà quindi ancora Evani a guidare gli azzurri domani.

Al centro del mercato


Il centrocampista del Sassuolo ha parlato anche di argomenti calcistici e ha rivelato che questa sarà la sua ultima stagione nel più forte tra i club di provincia, oggi secondo in classifica: le sue legittime ambizioni, dopo averlo spinto da Galbiate, in provincia di Lecco, al debuttato in A nel Milan, con 63 presenze e 2 gol molto belli (1 alla Juventus e 1 proprio al Sassuolo) ma con la mancata conferma in rosa dopo 3 stagioni e il trasferimento in Emilia, lo proiettano adesso più in alto: "L'ho già detto vorrei tornare in una grande squadra e vorrei fare la Champions League. Parlo sempre col club e lo sappiamo entrambi. Siamo una famiglia, troveremo le soluzioni più giuste per me. Ora penso al Sassuolo". Dove l'obiettivo è ormai scoperto: qualificarsi per le coppe europee: "Abbiamo bisogno di un'annata importante, io ho bisogno di questo. Ho molti obiettivi in testa. Il primo è giocare l'Europeo con la Nazionale, ma voglio anche l'Europa con il Sassuolo, perché è questo il traguardo che siamo prefissati". L'eclettismo tattico potrebbe essergli utile in Nazionale, dove può in teoria ricoprire i tre ruoli del centrocampo: regista, regista di complemento o incursore. di universale. Da De Zerbi a Mancini il passo è stato breve: "Se uno può ricoprire più ruoli, può essere un vantaggio. Io spero di potere dimostrare di saperli fare".

 
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