La Nazionale lasciata sola, Mancini e lo stillicidio delle assenze dell'ultima ora
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròREGGIO EMILIA - La formazione che Mancini presenterà stasera contro la Lituania (20:45), nell'ultima delle tre partite della finestra di settembre per le qualificazioni al Mondiale, sarà uno slalom tra esigenze varie ed emergenze varie: tornare ad accelerare dopo la doppia frenata con Bulgaria e Svizzera, provare qualche ragazzo per il futuro (Raspadori in primis), dosare le energie degli azzurri con adeguato turnover e soprattutto fare la conta dei superstiti a infortuni e acciacchi. L'ultimo bollettino ufficioso della tarda sera della vigilia, in via di continuo aggiornamento, dice che sono in forse Chiesa (flessore), Bastoni (contusione), Sensi (polpaccio) ed Emerson (affaticamento e contusione a una mano), mentre già risultava fuori gioco Zaniolo (contusione). Immobile (affaticamento) e Insigne (motivi personali) sono invece già tornati a casa, poche ore dopo Pellegrini (flessore) e Verratti (botta al ginocchio). Vittime di infortuni seri, aveva…
REGGIO EMILIA - La formazione che Mancini presenterà stasera contro la Lituania (20:45), nell'ultima delle tre partite della finestra di settembre per le qualificazioni al Mondiale, sarà uno slalom tra esigenze varie ed emergenze varie: tornare ad accelerare dopo la doppia frenata con Bulgaria e Svizzera, provare qualche ragazzo per il futuro (Raspadori in primis), dosare le energie degli azzurri con adeguato turnover e soprattutto fare la conta dei superstiti a infortuni e acciacchi. L'ultimo bollettino ufficioso della tarda sera della vigilia, in via di continuo aggiornamento, dice che sono in forse Chiesa (flessore), Bastoni (contusione), Sensi (polpaccio) ed Emerson (affaticamento e contusione a una mano), mentre già risultava fuori gioco Zaniolo (contusione). Immobile (affaticamento) e Insigne (motivi personali) sono invece già tornati a casa, poche ore dopo Pellegrini (flessore) e Verratti (botta al ginocchio). Vittime di infortuni seri, avevano lasciato il ritiro nei giorni precedenti Lazzari (sostituito da Calabria, che poi a Coverciano si è fatto male al polso ma che spera di entrare in campo qui, perché gli esami hanno escluso fratture), Belotti e Meret. Se ne evince che i progetti di partenza del ct resteranno tali. Potrebbe essere costretto a precettare Bonucci in difesa e Jorginho a centrocampo: sul ballottaggio con Toloi e Cristante e la scelta di Berardi per Chiesa (Kean è l'alternativa) la decisione verrà presa dopo la sessione tattica.
Le pressioni dei club
Al di là dei contrattempi sempre in agguato nel calcio, al di là della consistenza della Lituania (numero 134 al mondo secondo il ranking Fifa e ultima nel girone a zero punti) e in attesa di capire quanti, tra gli azzurri indisponibili, giocheranno con le loro squadre in campionato, si affaccia una questione non inedita, con la quale si sono dovuti misurare loro malgrado tutti i predecessori di Mancini: la Nazionale ottiene la priorità soltanto quando gioca il Mondiale o l'Europeo. Negli altri momenti della stagione è poco più di un fastidio. Eppure l'Italia ha vinto l'Europeo l'11 luglio e quella sera l'intero movimento calcistico, a cominciare dai club, ha legittimamente esultato. Oggi sembra essersene già dimenticato. Nell'imminente weekend della serie A che comincia proprio a due mesi dalla finale di Wembley - sabato 11 settembre, data tristemente nota per altre ben più gravi ragioni - l'egoismo delle società torna a prevalere e non solo perché in calendario c'è Napoli-Juventus, il primo dei duelli al vertice disseminati lungo la stagione.
Tutti i dirigenti di tutti i club i cui calciatori sono stati convocati dalla Nazionale, nessuno escluso, si sono lamentati più o meno pubblicamente: della finestra delle qualificazioni al Mondiale, che per la rivoluzione del calendario dovuta all'emergenza Covid del 2020 ha stipato tre partite ravvicinate in una settimana, dal 2 settembre (Italia-Bulgaria) all'8 settembre (Italia-Lituania), passando per il 5 settembre (Svizzera-Italia). Se i dirigenti hanno mugugnato anche tra virgolette e sempre tra virgolette qualche allenatore non ha nascosto l'inquietudine per il rischio infortuni, senza virgolette qualche procuratore ha mandato in giro un messaggio per nulla segreto: perché il ct convoca così tanti giocatori (all'inizio erano 33), quando tra campo e panchina ne può portare 23 al massimo e gli altri devono andare in tribuna? La risposta a questa domanda molto retorica sta nello stillicidio delle assenze e nelle suddette, velate pressioni.
Troppi stranieri, scarsa memoria
Mancini ha 18 anni di esperienza sulle panchine dei club, è stato a lungo dall'altra parte. Non è un commissario tecnico divisivo, il suo atteggiamento con i colleghi è conciliante, la sua capacità diplomatica e di immedesimazione nei loro problemi è nota. La Nazionale non tornerà ai tempi in cui, in alcune amichevoli, Trapattoni era sostanzialmente costretto alle convocazioni col bilancino: due giocatori al massimo per ogni squadra. Ma l'egoismo delle società - che certamente stipendiano i calciatori e hanno il diritto di preservarli dai rischi più evitabili ma vengono indennizzate per le convocazioni e non concedono affatto gratis i giocatori soprattutto durante le grandi competizioni - non può prevalere. L'Italia di Mancini, non più tardi di 59 giorni fa a Wembley, è stata il prezioso simbolo della scuola calcistica italiana, avendola oltretutto innovata con la celebrata rivoluzione tattica offensivista. Sta per prendersi il record mondiale di imbattibilità, 37 partite di seguito. A ottobre avrà la Final Four della Nations League con Spagna, Francia e Belgio. A novembre, con Svizzera e Irlanda del Nord, si giocherà la qualificazione diretta al Mondiale senza passare attraverso i playoff, di cui ha fresca e dolorosa memoria. Va aiutata e protetta, dopo un mercato in cui, dietro l'alibi della tassazione agevolata per il decreto crescita, il numero dei calciatori stranieri della serie A è ulteriormente aumentato, sforando il 62% e diminuendo di conseguenza la percentuale degli italiani convocabili e dei giovani lanciati in prima squadra. No, se si vuole che Wembley non resti un caso isolato, la Nazionale non può essere lasciata sola.