✕

La lezione di Donnarumma, il vero leader della 'nuova' Italia

Gianluigi Donnarumma (agf)
Il portiere del Paris Saint Germain ha un dito della mano lussato, ma vuole giocare lo stesso martedì a Cesena contro l'Ungheria. Un messaggio ai troppi compagni dalle vacanze facili
3 minuti di lettura

FIRENZE - Quando è rientrato l'allarme per l'infortunio classico dei portieri, la lussazione nota come il cosiddetto "dito insaccato", si sono capite due cose nello stesso tempo. La prima è che Donnarumma non ha voluto approfittare dell'imprevisto per chiudere la sua stagione in anticipo, a differenza di chi per molto meno si è tirato indietro ed è andato in vacanza. La seconda è che è diventato lui il vero leader della Nazionale di Mancini, la guida in campo e fuori del nuovo gruppo, chiamato a fare dimenticare la mancata partecipazione dell'Italia al Mondiale del prossimo inverno in Qatar, mirando a quello del 2026 in Usa-Canada-Messico. Tra 4 anni il prode Gigio ne avrà 27, che è l'età migliore per un campione ed è ancora molto verde per un portiere, ruolo in cui gli esempi di longevità agonistica sono numerosi.

FIRENZE - Quando è rientrato l'allarme per l'infortunio classico dei portieri, la lussazione nota come il cosiddetto "dito insaccato", si sono capite due cose nello stesso tempo. La prima è che Donnarumma non ha voluto approfittare dell'imprevisto per chiudere la sua stagione in anticipo, a differenza di chi per molto meno si è tirato indietro ed è andato in vacanza. La seconda è che è diventato lui il vero leader della Nazionale di Mancini, la guida in campo e fuori del nuovo gruppo, chiamato a fare dimenticare la mancata partecipazione dell'Italia al Mondiale del prossimo inverno in Qatar, mirando a quello del 2026 in Usa-Canada-Messico. Tra 4 anni il prode Gigio ne avrà 27, che è l'età migliore per un campione ed è ancora molto verde per un portiere, ruolo in cui gli esempi di longevità agonistica sono numerosi.

Zoff, Buffon e il record di presenze: sulle tracce delle leggende

Nella storia della Nazionale ce ne sono due leggendari: Dino Zoff, che a 40 anni levava al cielo di Madrid la coppa del mondo, e Gigi Buffon, che dopo avere vinto a 28 anni il Mondiale di Berlino a 44 è ancora in attività ed è stato il predecessore di Donnarumma. Il quale, vinto l'Europeo da protagonista principe e da migliore giocatore del torneo, è più che mai candidato a superare i due maestri quanto meno nel record delle presenze azzurre. Zoff si è fermato, si fa per dire, a quota 112, Buffon capeggia la classifica con 176. Il loro successore, a 23 anni, ha già raggiunto una cifra - 44 - che nessuno aveva mai avvicinato alla sua età. Zoff, per dire, non aveva ancora debuttato, mentre Buffon era a una ventina di presenze. La proiezione indica per Donnarumma, che in Nazionale ha debuttato nel settembre 2016, la scalata a quota 200 o giù di lì. ll primato mondale appartiene al difensore malese Chin Aun Soh (195), che precede due calciatori in attività, l'attaccante kuwaitiano Al-Muwa (193) e l'eterno Cristiano Ronaldo (187 maglie del Portogallo, destinate ad aumentare). Buffon è decimo e per ora la distanza dal giovane collega è quasi siderale. Ma Gigi e Gigio hanno in comune il nome di battesimo, Gianluigi, dal quale nascono i rispettivi soprannomi, e una qualità: la voglia di essere sempre in campo, anche come modelli di comportamento per i compagni.

Il Mondiale mancato e il senso di responsabilità

Non è solo questione di record, se Donnarumma, invece di tornarsene a casa, ha voluto rimanere a Coverciano e se a Cesena proverà a essere in porta contro l'Ungheria. Si tratta del famoso attaccamento alla maglia, che il presidente della Figc Gravina ha detto di vedere ormai affievolito in alcuni convocati pronti a lasciare la compagnia al minimo dolorino. Si tratta di rispetto per la Nazionale. E si tratta di assunzione di responsabilità, che lui sente fortissima, a maggior ragione dopo il secondo consecutivo Mondiale mancato dall'Italia. Il portiere titolare ha di per sé un fondamentale ruolo tecnico (anche con la Germania ha salvato il pareggio nel finale) e deve trasmettere sicurezza ai compagni. Ma nel caso specifico c'è di più. Donnarumma, contro la Germania, era il solo titolare superstite tra i campioni d'Europa e l'unico rimasto della Finalissima di tre giorni prima con l'Argentina: non può dunque sfuggire il valore anche simbolico della vicenda. Significa che per Mancini è lui il cardine della ricostruzione. Né Gigio si spaventa per la responsabilità, anzi. La travagliata stagione al Paris Saint-Germain lo ha rafforzato. Le difficoltà ambientali non gli sono ignote, avendole già dovute superare per gli screzi con i tifosi del Milan, dal caso Dollarumma al mancato rinnovo del contratto con addio a parametro zero. Qualche errore anche vistoso in campo non lo ha abbattuto e imperturbabile è sembrato nel commentare lo scudetto che il Milan ha conquistato senza di lui e con Maignan eccellente sostituto: farò sempre il tifo per la squadra in cui sono cresciuto, ha detto.

La Champions e la rivalità con Navas

A Parigi ha affrontato senza paura la rivalità con Navas, in uno spogliatoio un po' ostile, iberofono e zeppo di fuoriclasse, cioè di primedonne. Non ha avuto timore di uscire allo scoperto, dichiarando che il club dovrà scegliere tra lui e il rivale costaricano, perché l'alternanza non funziona ed è nociva per tutti. Si è ritagliato via via uno spazio centrale, ma non da egocentrico, in una squadra dove gli ego debordanti non mancano e dove è la regola la figura del campione-azienda, da Messi a Neymar. E ha giocato finalmente in Champions, il solo torneo che alleni veramente a tutto e che giudicava un palcoscenico indispensabile il suo procuratore Mino Raiola, al quale Donnarumma ha dedicato un emozionato messaggio, dopo la scomparsa. Il portiere non più imberbe - la barba è un accessorio vistoso del suo look - in Champions si è scottato, però ne è uscito più solido anche tecnicamente. Finora la sua maggiore esperienza internazionale era, appunto, la Nazionale. Il suo segreto è l'umiltà, il desiderio di continuare a imparare, assicura chi meglio lo conosce nello staff. Raccontano che si sia arrabbiato, quando ha visto andare via qualche compagno dal ritorno a casa troppo facile. Si può essere leader già a 23 anni.