Nazionale, Mancini punta su Raspadori e rilancia Zaniolo: a Tirana la rivoluzione azzurra parte dall'attacco
di Enrico Currò , di Enrico CurròFIRENZE - Una pioggia gelida è la facile metafora atmosferica della temperatura attorno alla Nazionale, spettatrice del Mondiale imminente e impegnata in uno tra i raduni più melanconici dell'ultracentenaria storia azzurra. Mentre le grandi rivali storiche vanno in Qatar e Messi, Neymar e Mbappé dichiarano di volersi giocare il titolo, l'Italia prepara due amichevoli in Albania e in Austria: quella di Vienna è particolarmente triste perché si giocherà proprio il 20 novembre, il giorno in cui a Doha comincerà il Mondiale. Ha provato a riscaldare l'ambiente e i cuori il presidente della Figc Gravina, spiegando che sono stati soprattutto gli imprevisti a precludere il viaggio arabo ai campioni d'Europa: nello specifico il focolaio di Covid che, prima della decisiva partita di Roma con la Svizzera, avrebbe tolto al ct otto-dieci preziosi elementi della rosa.
FIRENZE - Una pioggia gelida è la facile metafora atmosferica della temperatura attorno alla Nazionale, spettatrice del Mondiale imminente e impegnata in uno tra i raduni più melanconici dell'ultracentenaria storia azzurra. Mentre le grandi rivali storiche vanno in Qatar e Messi, Neymar e Mbappé dichiarano di volersi giocare il titolo, l'Italia prepara due amichevoli in Albania e in Austria: quella di Vienna è particolarmente triste perché si giocherà proprio il 20 novembre, il giorno in cui a Doha comincerà il Mondiale. Ha provato a riscaldare l'ambiente e i cuori il presidente della Figc Gravina, spiegando che sono stati soprattutto gli imprevisti a precludere il viaggio arabo ai campioni d'Europa: nello specifico il focolaio di Covid che, prima della decisiva partita di Roma con la Svizzera, avrebbe tolto al ct otto-dieci preziosi elementi della rosa.
Tavecchio ascolta Gravina: vietata la terza apocalisse
L'inedita notizia assume il valore della rivelazione assai postuma, però non sposta i termini della vicenda, riassunta sia dal capitano del Napoli Di Lorenzo sia da Tonali, capitano in pectore del Milan: l'Italia non va al Mondiale anche per un calo di tensione dopo la vittoria all'Europeo (Di Lorenzo) e anche perché ha sbagliato qualcosa (Tonali). Gli errori evidenti sono i due rigori di Jorginho con la Svizzera e le occasioni divorate con Bulgaria e Macedonia del nord, ma si potrebbe aggiungere che la mancata qualificazione è frutto pure delle ingerenze e delle pressioni dei club su parecchi giocatori convocati, non tutti peraltro pronti a opporsi e a mettere in cima l'interesse della Nazionale. Quale che sia la causa prevalente, restano le conseguenze: per la seconda volta consecutiva gli azzurri non prenderanno parte al torneo di calcio più importante che ci sia. In contrapposizione con la loro storia e con i quattro titoli mondiali vinti, scavano un'assenza dolorosissima, lunga ben 12 anni: dal 2014, data dell'ultima partecipazione in Brasile, al 2026, quando dovranno necessariamente riemergere per l'edizione di Usa-Messico-Canada. Il caso contrario non è nemmeno contemplato: se no, altro che apocalisse, per dirla con Tavecchio, l'ex presidente federale che ha ascoltato nell'aula magna di Coverciano le parole del suo successore.
Missione cambiamento
Gravina ha ribadito che la rinascita della squadra è affidata a Mancini, il cui orizzonte è appunto il 2026. E il ct, che sta per sorpassare Lippi e Prandelli per numero di presenze in panchina e per spingersi all'inseguimento di Pozzo e Bearzot, non si è tirato indietro. Queste convocazioni novembrine, un anno dopo quell'Italia-Svizzera fatale, assumono il valore della prima mossa verso il futuro, perché la rosa è notevolmente svecchiata e perché il rinnovamento coinvolge più di ogni altro reparto l'attacco, che a ben vedere è stato il principale responsabile del fallimento. Nelle cinque partite decisive delle qualificazioni, dal 2 settembre 2021 al 24 marzo 2022 (Bulgaria, Svizzera, ancora Svizzera, Irlanda del nord e Macedonia del nord nella semifinale dei play-off), la squadra ha segnato soltanto due gol, con Chiesa contro la Bulgaria e con Di Lorenzo (un terzino) contro la Svizzera a Roma. Era dunque logico che proprio dall'attacco partisse il cambiamento.
Chiesa e Raspadori intoccabili
La metamorfosi è quasi totale. I superstiti dell'Europeo sono appena due: Chiesa e Raspadori. La loro presenza ha un significato evidente. Chiesa all'Europeo era stato l'azzurro dal più alto livello internazionale: non solo per le sue giocate, ma anche per la capacità atletica di reggere l'impatto contro qualunque avversario. Il fatto che il suo grave infortunio lo abbia tolto dalla scena proprio nel momento più delicato, quello degli spareggi, è stato rilevante per l'eliminazione, così come lo è la circostanza che lui si sia mostrato entusiasta del ritorno, malgrado sia appena rientrato nella Juventus e non abbia ancora la migliore condizione fisica. Raspadori è l'attaccante che più è migliorato dopo l'Europeo: col Napoli ha segnato in campionato e in Champions, in Nazionale ha firmato le due vittorie di settembre con Inghilterra e Ungheria, decisive per l'ingresso nella Final Four di Nations League. Non è più in discussione che sia lui il centravanti titolare e che non sia più così blasfemo, come sembrava all'Europeo, il paragone con Paolo Rossi.
Il tramonto di Immobile, Insigne e Bernardeschi
I nomi degli esclusi, con l'eccezione di Berardi non ancora pronto dopo il suo serio infortunio, fanno pensare a un cambio generazionale. Mancini non ha chiuso la porta a nessuno, nemmeno agli ultratrentenni, e Immobile ha dichiarato amore alla maglia azzurra, ma i guai fisici lo hanno tenuto fuori in 13 delle ultime 14 partite (ha giocato solo contro la Macedonia), che diventeranno 15 su 16. Insigne è andato a giocare in Canada, come il ventottenne Bernardeschi: la loro scelta non facilita certo il ritorno in Nazionale. Belotti, 29 anni a dicembre, non è certo da pensionare, ma nella Roma non ha per ora ritrovato il gol. Non parrebbe in generale una questione di età, ma di rendimento. Il ventinovenne Politano si è guadagnato la chiamata per le sue belle partite col Napoli e il suo coetaneo Grifo con le prodezze nel Friburgo, in Bundesliga e in Europa League: reduce dalla tripletta all'Union Berlino, in campionato è già a 9 gol (quarto tra i cannonieri della Bundes orfana di Lewandowski), più 2 assist, e in coppa ha segnato 2 gol (con altri 2 assist).
Riscocca l'ora di Zaniolo
Tuttavia il ringiovanimento è nei fatti. Lo simboleggiano il diciannovenne Gnonto, confermato, e soprattutto il sedicenne Pafundi, la cui storia è per certi versi simile a quella di Zaniolo (il suo purgatorio sembra davvero finitopotrebbe avere la sua prima occaisone già a Tirana), scovato dal ct quando non aveva ancora giocato in serie A. Pafundi, funambolo di 1,66, ha debuttato con l'Udinese nell'ultima giornata dello scorso campionato, ma poi, dopo la trafila nella Primavera che gioca a Cormons, si è guadagnato la fiducia di Sottil, una serie di convocazioni in prima squadra e questa in Nazionale, dove il battesimo è possibile. Gnonto, che il battesimo azzurro lo ha già celebrato (6 presenze, 1 gol) è stato finora il più coraggioso di tutti, col trasferimento dallo Zurigo alla Premier League col Leeds. Dove lo statunitense Marsch, che ha fama di severo ginnasiarca, lo ha di recente sdoganato con successo: nella seconda delle sue 3 presenze nel campionato più competitivo del mondo, Gnonto ha sfornato l'assist della vittoria per 4-3 sul Bournemouth. All'appello mancano per ora solo in due: Scamacca e Kean. Scamacca, che nel West Ham si è fermato ai 6 gol segnati fino a ottobre, 2 dei quali in Premier, qui è arrivato infortunato, rinviando l'occasione di segnare il suo primo gol in Nazionale (le presenze sono già 9). Al suo posto c'è Pinamonti dal Sassuolo, perché Kean, bocciato quand'era sulla soglia dell'Europeo per ragioni comportamentali, non ha ancora convinto Mancini a concedergli un'altra possibilità, anche se ci sta provando: 4 gol con la Juventus, nelle ultime 4 partite che ha giocato.
Le vacanze di Jorginho
Mancini non ha molto tempo per fare le prove, in vista dell'amichevole con l'Albania, così le ha cominciate subito. E per il possibile 3-4-3 di Tirana (Donnarumma in porta, Scalvini-Bonucci-Bastoni in difesa, a centrocampo Di Lorenzo-Verratti-Dimarco e Tonali che si candida a giocare dal primo minuto al posto di Barella, Raspadori centravanti) si è tenuto due ballottaggi nel tridente: Politano o Zaniolo (favorito) a destra, Chiesa o Grifo (favorito). Il resto lo hanno deciso anche un po' gli infortuni e l'accordo con Jorginho per le vacanze anticipate. A guardare al video gli altri che giocano il Mondiale.