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Olanda-Italia 2-3: gli azzurri si ritrovano e conquistano il terzo posto della Nations League

Chiesa realizza il terzo gol dell'Italia (reuters)
Segnano Dimarco e Frattesi nei primi minuti, nella ripresa Chiesa mette il sigillo nonostante il ritorno dei padroni di casa
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ENSCHEDE - L’affermazione di Mancini sul Mondiale 2026 (“possiamo vincerlo”) resta probabilmente spericolata, ma almeno la convincente vittoria nella finalina della Nations League non la rende un’eresia. La strada è lunghissima e tortuosa, per l’Italia reduce da due Mondiali consecutivi saltati e prima ancora da due eliminazioni nella fase a gironi. Però è praticabile, se si consolida una squadra più fresca e coraggiosa di quella che due anni fa ha vinto l’Europeo e poi ha cominciato a rallentare: per naturale consunzione, forse per narcisismo, certamente per l’egoismo dei club. Invitano all’ottimismo i segnali lanciati dall’ubiquo Frattesi, dal tagliente Dimarco, dal redivivo Chiesa e dall’oriundo Retegui, centravanti da svezzare al calcio europeo, dove regnano marcatori imperiosi come Van Dijk.

ENSCHEDE - L’affermazione di Mancini sul Mondiale 2026 (“possiamo vincerlo”) resta probabilmente spericolata, ma almeno la convincente vittoria nella finalina della Nations League non la rende un’eresia. La strada è lunghissima e tortuosa, per l’Italia reduce da due Mondiali consecutivi saltati e prima ancora da due eliminazioni nella fase a gironi. Però è praticabile, se si consolida una squadra più fresca e coraggiosa di quella che due anni fa ha vinto l’Europeo e poi ha cominciato a rallentare: per naturale consunzione, forse per narcisismo, certamente per l’egoismo dei club. Invitano all’ottimismo i segnali lanciati dall’ubiquo Frattesi, dal tagliente Dimarco, dal redivivo Chiesa e dall’oriundo Retegui, centravanti da svezzare al calcio europeo, dove regnano marcatori imperiosi come Van Dijk.

Intanto le gerarchie sono cambiate: oltre a Bonucci, anche Jorginho, Spinazzola e Immobile hanno perso posizioni. Nessuno è stato bocciato dal ct (“mancano i gol degli attaccanti, bisogna lavorarci”), ma a settembre, nei duelli già decisivi delle qualificazioni a Euro 2024 con Macedonia del nord e Ucraina, non sarebbe una sorpresa il completo cambio di pelle della Nazionale rimodernata. Che contro  la confusa Olanda ha aggiustato il bilancio degli ultimi 10 confronti con le grandi: adesso è di 3 successi (tutti in Nations, con Belgio, Inghilterra e Olanda) , 5 sconfitte (Spagna 2 volte, Argentina, Germania, Inghilterra) e 2 pareggi (Germania e Inghilterra). La Nations non è ovviamente paragonabile al Mondiale, ossessione ormai vicina all’incubo dai fasti di Berlino 2006. 

Ma nulla vieta di gustarsi l’attimo. La folla vestita di arancione ha sciamato delusa lungo il canale fuori dallo stadio del Twente, rimpiangendo il santone Van Gaal, che al Mondiale di dicembre aveva spaventato l’Argentina con i gol del gigante Weghorst, quello della lite con Messi. Koeman ha attaccato la sua squadra (“una vergogna marcare gli avversari con pigrizia”), arrendevole sul riuscito pressing di Gnonto, sui movimenti da centravanti naturale di Retegui e sulla fantasia di Raspadori per i gol logici di Dimarco (sinistro sotto l’incrocio) e Frattesi (controllo di un rimpallo e diagonale senza arzigogoli). Mancini ha archiviato soddisfatto una stagione in chiaroscuro. La Nazionale ha giocato bene per metà partita, rifacendosi ai principi tattici dell’Europeo, al famoso 3-2-5 in fase d’attacco con interpreti tutti nuovi davanti: Gnonto ala destra, Frattesi incursore, Retegui centravanti, Raspadori rifinitore, Dimarco terzino d’ala. Nella ripresa ha contenuto l’assalto di un’avversaria riveduta e corretta. Bergwijn ha inventato la sterzata d’autore in area dell'1-2, ma poi Chiesa, entrato per questo insieme a Zaniolo, ha tagliato a fette il campo, come faceva prima del grave infortunio, e ha segnato il terzo gol dell'Italia. L’assalto ulteriore dell’Olanda, premiato dal guizzo di Wijnaldum, è stato vano.

Contano, più della partita specifica, le prospettive che offre. Dopo la parentesi fallita del 3-5-2 con la Spagna, il riuscito ritorno al 4-3-3 con interpreti diversi lascia pensare che non si tratterà di un’eccezione, tanto più che Bastoni, rimasto a casa con la febbre, e Tonali e Scalvini, prestati all'Under 21 a caccia della qualificazione alle Olimpiadi, allargheranno il ventaglio delle scelte. Senza più gli "americani" della Mls Insigne e Chiellini, con Barella e Di Lorenzoin panchina per stanchezza, Bonucci, Spinazzola, Immobile e Jorginho perché sembrano nel limbo e Chiesa perché non ha ancora l’autonomia pera una partita intera, non è un caso che all'inizio i titolari della finale di Wembley fossero solo due: Verratti e Donnarumma (il centrocampista ha lasciato al portiere la fascia da capitano). Il debutto del laureato Buongiorno (“meno smartphone e più libri”, il suo slogan) è filato liscio e ora conviene ascoltare i commenti di Chiesa (“il talento in Italia c’è, basta avere il coraggio di vederlo come Mancini”) e di Dimarco: “Ci sono tanti giovani forti, bisogna crederci”. Se i club non lo faranno, resteranno parole tra i mulini a vento.

Olanda 2
23’ st Bergwijn, 44’ st Wijnaldum
Italia 3
6’ pt Dimarco, 21’ pt Frattesi, 28’ st Dumfries
Olanda 4-2-3-1 Bijlow – Dumfries, Geertruida (1’ st Wijnaldum), Van Dijk, Aké – Wieffer (32’ st Veermann), De Jong- Malen (1’ st Bergwijn), Simons (18’ st Koopmeiners), Lang (1’ st Weghorst) - Gakpo. Ct. Koeman.
Italia 4-3-3 Donnarumma – Toloi, Acerbi, Buongiorno, Dimarco (29’ st Spinazzola) – Frattesi, Cristante, Verratti (40’ st Barella) – Gnonto (18’ st Zaniolo), Retegui (40’ st Pellegrini), Raspadori (18’ st Chiesa). Ct. Mancini.
Arbitro:Nyberg
Note: Ammoniti Verratti. Spettatori 21 mila