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Spalletti: “Essere ct dell’Italia è un’emozione indescrivibile, spero di far rinascere il sogno Nazionale”

Presentato il nuovo commissario tecnico azzurro: “La clausola con il Napoli? Spero si possa arrivare alla miglior soluzione possibile per tutte e due le parti”. Gravina: “Inizia una nuova storia con una grande persona”
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FIRENZE – Il nuovo corso della Nazionale è cominciato alle 11.10 di una mattinata di cielo terso sopra Coverciano. Per la prima volta seduto da ct in quella cattedra dell'aula magna dalla quale ha fatto spesso il docente ai futuri colleghi, Luciano Spalletti non è riuscito a dissimulare l'emozione. Era capitato anche ai suoi predecessori, inclusi i più scafati, perché è una reazione naturale, di fronte al ruolo che segna il coronamento di una carriera. La promessa agli italiani è esplicita: 'Forse non sarò il migliore allenatore possibile per la Nazionale, ma sarò di sicuro il migliore Spalletti possibile. Grazie a tutta la Figc per avermi dato questo bellissimo incarico, mi hanno dato subito gli strumenti per lavorare nel modo migliore. Ho passato tanto tempo qui a Coverciano, nell'università del calcio. Ma questa è un'emozione indescrivibile. È un sogno che parte da lontano: a 11 anni, durante il Mondiale di Messico '70, chiesi a mia mamma di cucirmi la bandiera dell'Italia. Spero di restituire quel sogno a tutte le migliaia di bambini che seguono la Nazionale".

La clausola con il Napoli

La querelle con De Laurentiis per la famosa clausola è un tema dal quale il ct non svicola: "Napoli è stata esperienza bellissima, travolgente. La clausola? Niente mi farà recedere dalla convinzione di avere fatto la scelta giusta. Gli avvocati stanno lavorando, spero che si possa arrivare presto alla soluzione migliore per le due parti". La filosofia dichiarata è chiara: "Cerco la felicità, ma non riesco a essere felice da solo. Ho bisogno che sia felice la gente attorno a me. A Napoli ho visto la felicità dei napoletani. Penso che sia subito la cosa da chiarire coi calciatori. Bisogna urlare la propria felicità nell'indossare questa maglia. De Rossi diceva: ho due maglie. Quella della Nazionale la portiamo sempre addosso. In un mondo dove si può arrivare a tutto, la Nazionale è una cosa importante: non tutti la possono vestire, bisogna meritarla con i comportamenti. Gente come Gigi, Mazzola, Rivera sarà sempre con noi dentro lo spogliatoio, anche chi non c'è più come Gianluca Vialli: i nostri spiriti guida. Buffon lo dimostrerà, se non con le parole, anche con i fatti. Lippi l'ho sentito, i suoi consigli vanno sempre ascoltati".

Gravina e Spalletti

Gravina e Spalletti

 (ansa)

Le scelte e il rapporto con i club 

La partenza sarà subito sprint: "Abbiamo due partite fondamentali. Serve spessore internazionale. Non chiamerò mai un numero esagerato di calciatori, perché mi dispiacerà dire a qualcuno che deve andare in tribuna. Io tento di scegliere i migliori. In questa fase d'inizio conta il minutaggio. Per questo Jorginho e Verratti sono rimasti a casa". L'argomento scabroso per ogni ct è il rapporto coi club e il numero sempre più basso di convocabili. Spalletti mostra idee chiarissime: "Conosco le difficoltà dei club. Però il club deve sapere che il bene della Nazionale è il bene del calcio italiano. Cercherò di avere un rapporto quotidiano con gli allenatori, alcuni li ho chiamati, come del resto i calciatori, e altri no, ma solo per mancanza di tempo. La percentuale degli stranieri in A è nota: su 570 ci sono 150 convocabili. Poi devi vedere in che squadra giocano e il loro senso di appartenenza".

Spalletti: “Da Mancini eredito una buona Nazionale”

L'apertura agli oriundi è netta: "Non è dove nasci che rivela la tua tribù, ma dove muori. Dobbiamo cercare anche in altre parti del mondo. Non ci sono alibi e scuse, la strada è quella dell'appartenenza, quella che ci hanno insegnato Bearzot, Pozzo, Lippi". I due Mondiali consecutivi mancati pesano, ma l'Europeo vinto non può essere cancellato: "Da Mancini eredito una buona Nazionale, l'Europeo vinto, il record delle 37 partite senza sconfitta, i molti giovani lanciati. Bisogna cancellare assolutamente la delusione per i due Mondiali, ma anche prendere le distanze dall'idea di credere di non essere nel grande calcio. Conta il lavoro che fai, vogliamo fare un calcio che ci assomigli, quello di una nazione forte".

Gravina, Spalletti e Buffon

Gravina, Spalletti e Buffon

 (ansa)

Il ruolo di regista

In un anno e mezzo si sono persi dei leader, come Chiellini: "Leader non ne basta uno solo. Bisogna avere la postura per confrontarci con tutti, senza timidezza. Al mondo ci sono nazioni fortissime e grandi calciatori. La timidezza è una difficoltà caratteriale. Ai miei tempi si diceva sei un calciatore del giovedì.
Ho un incarico della massima responsabilità, ma mi fa piacere: io senza responsabilità non so vivere, anche i calciatori. I calciatori devono essere veri, pratici, giusti". Il regista, ruolo cruciale, non sembra avere al momento un padrone: "Ne ho più di uno, dalle caratteristiche diverse. Locatelli lo fa nella Juventus e altri, senza fare nomi, lo possono fare. Cristante lo sta facendo in maniera splendida, anche col suo eclettismo difensivo. Noi vogliamo giocare con la difesa a 4, alcune mie scelte si spiegano così. C'è un'idea di calcio ben precisa. Una caratteristica delle difese a 3 si sposa benissimo con le nostre intenzioni: andare a prendere il pallone. Se si pressa bene, si riconquista e si porta la partita dove vogliamo noi. Lo schema di gioco è una cosa liquida, ce lo hanno insegnato Ulivieri e Viscidi".

Si partirà con il 4-3-3

Il problema del centravanti ha condizionato i suoi predecessori: Retegui, Immobile e Raspadori sono i convocati: "In Italia i centravanti li abbiamo, non ho chiamato Kean e Scamacca per il minutaggio ridotto. Andrò a conoscere i tre che ho chiamato. Di quelli che ho chiamato Raspadori è il più bravo nel gioco di squadra. Ci sono altri in altri ruoli che possono fare i centravanti. Io mi fido molto del mio staff. Il centrocampo è un territorio importante, il nostro è tra i più forti in circolazione. Partiremo col 4-3-3, poi potrà diventare anche 4-2-3-1". Il finale è un omaggio all'Empoli e a Empoli, dove sbocciò lo Spalletti allenatore: "Il presidente Corsi è bravo a fare calcio. A Empoli ci sono tutte le caratteristiche per fare crescere un calciatore".

Gravina: “Un ct con grandi qualit umane”

Gabriele Gravina, il presidente della Figc, dopo il messaggio di cordoglio per le vittime della tragedia di Brandizzo, aveva rapidamente introdotto la presentazione del neo commissario tecnico: arrivano subito due partite decisive per le qualificazioni a Euro 2024: Inizia una nuova pagina, un nuovo capitolo della lunghissima storia azzurra. "Sono felice della scelta di Luciano Spalletti. Volevamo dare alla Nazionale un grande tecnico e lo abbiamo fatto. Ha
idee innovative. Ma soprattutto ha grandi qualità umane. La sensibilità dell'uomo è enorme. Ho avuto modo di apprezzare la capacità di Luciano di sacrificarsi totalmente per ciò che ama: sacrificio totale per la sua famiglia, per i suoi luoghi, per il calcio. L'aspetto identitaria è la sua cifra, il valore che di lui ho apprezzato di più: identità familiare, con la sua terra e con i suoi animali, con lo sport che ama. Quando ci siamo visti, mi ha detto subito: io voglio allenare la Nazionale italiana. La Nazionale ha un grande tecnico e un grande uomo. Auguro a Luciano di potere aggiungere presto ai suoi vini una nuova etichetta: vittoria azzurra, passione azzurra, decida lui".

L'accenno al traumatico divorzio con Mancini (il Consiglio federale ne affronterà gli strascichi legali) è inevitabile: "In pochi giorni abbiamo dovuto affrontare una crisi senza precedenti, anche per le modalità. L'abbiamo fatto col silenzio, con stile ed eleganza. Abbiamo voluto mettere davanti a tutto la Nazionale. Non ci siamo abbandonati alla rabbia. Un po' di delusione, questa sì, non la possiamo mascherare".
 

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