Sport

Acerbi: “La Nazionale è un sogno, chi si tira indietro per un dolorino non la merita”

Raspadori e Acerbi in Nazionale

Raspadori e Acerbi in Nazionale

 (ansa)

Il difensore 35enne dell’Inter è uno dei leader del nuovo gruppo di Spalletti: “Il ct ha portato le idee con cui ha vinto lo scudetto e giocato una grande Champions. C’è l’entusiasmo giusto per riportare l’Italia in alto”

3 minuti di lettura

FIRENZE — “Avere un comportamento esemplare vuol dire sapere che cosa vuoi in relazione ai tuoi obiettivi e a quelli della squadra: non ci sei solo tu, non giochi a tennis, non sei da solo. Il comportamento deve essere esemplare per rispetto verso te stesso e gli altri. Se non hai grandi obiettivi, fai fatica a dare il 100 per cento. Questo non c’entra nulla con quello che è successo, non è nelle mie competenze giudicare. Noi siamo sereni e concentrati sulle sue partite con Malta e Inghilterra. Poi ci sono persone più in alto di me che giudicheranno”. Le parole di Francesco Acerbi, veterano della Nazionale, non eludono l’argomento scabroso a Coverciano e fuori: l’inchiesta della Procura della Repubblica di Torino sullo juventino Nicolò Fagioli, che questi cancelli li ha varcati più di una volta e che è indagato per scommesse, e le rivelazioni anticipate dal fotografo Fabrizio Corona sul presunto caso di un altro azzurro che avrebbe scommesso.

Le regole di Spalletti e gli infortuni

In generale il tema resta quello dei comportamenti esemplari chiesti da Spalletti e dell’adesione alle regole ferree dettate dal ct: “Serve una squadra operaia. La maglia azzurra deve essere sempre un onore, un privilegio. L’attaccamento alla maglia è necessario, perché rappresentiamo una nazione intera, non solo una città. Il nostro comportamento deve essere esemplare”. Ricade sotto la stessa questione la gestione degli infortuni: Spalletti ha detto chiaramente che non ci si può arrendere a un dolorino e Acerbi è d’accordo: “I club non vogliono che ci facciamo male e anche noi non lo vogliamo. Lo ripeto, la Nazionale deve essere qualcosa che tutti sognano: non ci si deve andare tanto per andare. Un dolorino minimo si può sopportare. Poi è chiaro che dipende dal carattere: se uno ha paura di farsi male, è meglio che non venga, anche perché poi è veramente più facile che si infortuni”.

Acerbi, un leader di 35 anni

Acerbi, a 35 anni, accetta il ruolo di leader, ma a modo suo: “Il ct mi aveva chiamato prima delle convocazioni di settembre, io il 5 agosto mi ero fatto male. Così abbiamo deciso che dovevo rimettermi in carreggiata fisicamente. Il mister cerca di darci la mentalità vincente, di fare la partita, di vincere attraverso il sacrificio da parte di tutti. E qui ci sono tanti giovani che devono crescere con quella cattiveria che alla loro età è necessaria per dimostrare che sono giocatori da Nazionale. Il gruppo per riuscirci, qui, c’è. Io parlo abbastanza in campo, cerco di mettere ordine quando è necessario. Mi sento ancora bene mentalmente e fisicamente. Sono vecchietto solo per l’età. Non sempre, però, bisogna parlare, a me piace di più fare i fatti”.

Italia, il ritorno a Wembley e il blocco mentale

La finale dell’Europeo è un magnifico ricordo: “Innanzitutto pensiamo a Malta, con la Macedonia abbiamo perso il Mondiale perché se non vai in campo con la mentalità giusta, poi rischi di doverti mangiare la mani. L’Inghilterra vorrà la rivincita, ma noi sicuramente saremo all’altezza. Il Napoli di Spalletti giocava bene e ha fatto un campionato e una Champions di altissimo livello. Qui il ct sta cercando di mettere le sue idee per farci giocare con coraggio e personalità. La fase difensiva per adesso la stiamo allenando con la linea a quattro, ma l’essenziale, più di tutto, è l’aspetto mentale. Se siamo usciti con la Macedonia, con tutto il rispetto per l’avversario, non è stato per ragioni fisiche, perché mancava questo o quel giocatore: è stata solo colpa nostra, è stato solo un problema mentale”. L’entusiasmo perduto per il gioco, assicura, non è un problema: “L’entusiasmo c’è. A un certo punto ci sono mancate un po’ di spensieratezza e di serenità: quel pizzico che magari non si vede da fuori e che avevamo all’Europeo. Serviva la capacità di ripartire da zero dopo quella vittoria. Serviva e serve una squadra operaia”.

Arriva Zaccagni, Verratti adieu

Che Spalletti abbia fatto centro con l'inflessibilità sul tema infortuni lo dimostra l'arrivo a Coverciano di Mattia Zaccagni, l'attaccante della Lazio che ha saltato per una distorsione alla caviglia il raduno e i primi tre giorni di allenamenti. Guarito, Zaccagni ha manifestato al ct il desiderio di rientrare nel gruppo. È stato accontentato. Il suo compagno di club, il portiere Ivan Provedel, ha invece dovuto rinunciare per il persistere del suo infortunio. Dalla Francia è praticamente certificato l'addio alla Nazionale di Marco Verratti, che in un'intervista all'Equipe ha spiegato il perché del suo passaggio a un campionato periferico come quello del Qatar: "Quando Luis Enrique mi ha detto che non facevo parte dei suoi piani, avevo tante offerte anche da grandi club europei come il Bayern, ma ho scelto l'Al Arabi perché non volevo rischiare di affrontare da avversario il Psg, che resterà per tutta la vita la mia squadra, come il Pescara". Con l'esilio mediorientale, però, Verratti ha nei fatti detto addio alla maglia azzurra. È stato infine confermato dalla Figc che Ucraina-Italia del 20 novembre si giocherà in Germania a Leverkusen.

I commenti dei lettori