Spalletti e il no a Immobile: “Ho chiamato chi è più in condizione. Zaniolo? Nulla vietava la sua convocazione”
di Enrico CurròLuciano Spalletti
(ansa)FIRENZE - Locatelli che torna casa per la “frattura leggermente scomposta della decima costola” è un altro contrattempo per la Nazionale, compensato dal ritorno di Jorginho, per il quale Spalletti spende parole di gratitudine: “Ha qualche punto di sutura in testa, ma noi abbiamo bisogno dei suoi piedi. Non vedevo l’ora di convocarlo. I segnali che ha lanciato sono sempre stati chiari, era molto determinato nel volere fare parte del nostro gruppo. A Coverciano è arrivato per primo, anche questo è un segnale molto importante”. Il ct è consapevole dell’importanza di una settimana decisiva per la Nazionale.
Il turnover non è un pensiero, in questo momento: “Vincere la prima partita con la Macedonia del nord ci darebbe un vantaggio sulla seconda con l’Ucrain…
FIRENZE - Locatelli che torna casa per la “frattura leggermente scomposta della decima costola” è un altro contrattempo per la Nazionale, compensato dal ritorno di Jorginho, per il quale Spalletti spende parole di gratitudine: “Ha qualche punto di sutura in testa, ma noi abbiamo bisogno dei suoi piedi. Non vedevo l’ora di convocarlo. I segnali che ha lanciato sono sempre stati chiari, era molto determinato nel volere fare parte del nostro gruppo. A Coverciano è arrivato per primo, anche questo è un segnale molto importante”. Il ct è consapevole dell’importanza di una settimana decisiva per la Nazionale.
Il turnover non è un pensiero, in questo momento: “Vincere la prima partita con la Macedonia del nord ci darebbe un vantaggio sulla seconda con l’Ucraina, perciò per ora lavoriamo in funzione della prima. Poi si faranno le valutazioni, ma non faccio ora una formazione per la prima partita e una per la seconda. Ma intanto si va dritto al cuore, che è il cuore di tutti gli italiani, è l’importanza della maglia che vestiamo”. Non hanno dunque posto nella sua mente, chiarisce Spalletti, su quale sia l’avversaria che gli fa più paura: “Se venite nel mio contesto, dove sono cresciuto come allenatore, la paura è sempre al fianco, si cammina con quella. Ma se la paura vuole avere a che fare con me, deve avere a che fare con le mie regole. Io parto dagli allievi dell’Empoli e poi vado in finale dei play-off per la B e poi lotto per la salvezza. Non essendo stato un grande calciatore, non posso non avere paura”.
App dedicata e clip, così la squadra si prepara
Resta il fatto che le prossime due partite valgono il biglietto per l’Europeo: il lavoro di queste ore a Coverciano è in funzione di un passaggio così delicato: “Si lavora su mente e tattica, si prepara il video sulla partita. Si fa un’analisi sincera dell’ultima giocata in Inghilterra, dove non mi sono trovato in un buio intenso ma ho visto molti fasci di luce. Ai giocatori ho detto che di solito le sconfitte si tende ad accantonarle e invece no, di questa partita ci sono molte cose da tenere, cose fatte bene, in alcuni momenti anche benissimo”. Il commissario tecnico conferma che la sua richiesta di ottobre alla Figc, quella di fare in modo che i calciatori si potessero portare i compiti a casa per arrivare già preparati al raduno, è stata recepita: “Il presidente mi ha dato la possibilità di creare un circuito qui, dentro Coverciano. Siamo partiti da 64 clip e poi gradualmente siamo scesi a 6. E abbiamo creato un’app per mandarci le cose per telefono. La risposta dei calciatori è profonda, a loro interessa la sorte della Nazionale. Tutto hanno un po’ di timore a giocare con l’Italia. Dobbiamo essere all’altezza della storia che vogliamo creare”.
La chiamata di Zaniolo
Il mese di Zaniolo è stato ovviamente tormentato, col peso del caso scommesse: “Quando a ottobre sono venute a farci visita le autorità, lui era molto dispiaciuto. Ripeteva di avere giocato, ma di essere pulito rispetto alle accuse. Probabilmente non era così pulito da essere uno che non ha mai giocato a qualcosa. Ma io, prima di convocare Zaniolo, ho parlato col presidente e con la federazione: non c’è niente che precluda la convocazione. Non abbandoniamo questi ragazzi”.
Il rilancio di Jorginho
Le scelte dei convocati sono state dettate in parte dagli infortuni, come nel caso di Udogie: “A Londra ha commesso errori, ma ha fatto anche vedere di essere un giovane forte”. Le altre valutazioni sui convocati non sembrano compromettere la loro permanenza a Coverciano, anche se Spalletti si riserva dopo il colloquio serale con lo staff medico se ricorrere a qualcuno tra i 6-7 calciatori tenuti in preallarme, anche per le assenze forzate di Toloi, Meret e Calabria: “Cambiaso ha una caviglia gonfia, Cristante un affaticamento muscolare che però non lo mette in dubbio per la partita con la Macedonia”. Tra le esclusioni spicca quella di Immobile: “Lo riteniamo molto importante, lo seguiamo con totale attenzione. Ma dobbiamo tenere conto di molte cose. In questo momento mi sembrava che gli altri tre centravanti che sono qui (Scamacca, Raspadori e Kean, ndr) fossero più in condizione, anche se Immobile in coppa ha fatto un bellissimo gol e gliel’ho detto. Quanto ai difensori che non ci sono (Mancini soprattutto ndr), è dipeso dal momento che stanno attraversando con i loro club”.
Il momento felice è invece alla base del ritorno di Jorginho: “All’epoca delle mie prime convocazioni non aveva mai fatto parte della squadra titolare nell’Arsenal, nelle seconde aveva giocato da titolare 2 partite su 6-7. Però lui aveva sempre fatto sentire il suo desiderio di fare parte di questo gruppo, il che è fondamentale. Ora che sta giocando con più continuità e soprattutto che sta meglio, è tornato il regista uomo squadra ed è stato fatto capitano dell’Arsenal, è qui. Mai, comunque, era stato escluso”.
Jorginho in azione con la maglia dell'Arsenal
L’incontro con Totti al Bambino Gesù
La visita di una delegazione azzurra all’ospedale Bambino Gesù di Roma sarà anche l’occasione per l’abbraccio in pubblico tra Spalletti e Totti, giovedì prossimo: “Già quando allenavo a Roma, avevo condiviso qualche momento di felicità con questi bambini. L’incontro con Francesco mi fa enormemente piacere, anche lui è stato sensibile con questi ragazzi. Se doniamo questo momento di felicità, è bello per tutti e due. A me fa piacere riparlare con lui: quando l’ho allenato, è stato fonte di ispirazione. Spesso il trequartista viene messo in risalto per le linee di passaggio cariche di estro e fantasia, molte cose che mi ha fatto vedere sono ancora innovative. Per me è stato prezioso, per portarmi a fare la carriera che ho fatto e a vestire la tuta che indosso ora”. Non manca l’accenno, particolarmente sentito, all’alluvione in Toscana e alla visita del presidente federale Gravina alle popolazioni colpite: “La Toscana è il mio sangue e ringrazio la Figc per avere dato ai toscani un aiuto a reagire, anche se lo hanno già fatto da soli, si sono subito rialzati, fa parte del loro carattere”.
L’esempio di Buongiorno contro le fughe all’estero
Una convocazione significativa è certamente quella di Buongiorno, che quest’estate, in controtendenza con la maggior parte dei suoi colleghi sedotti dai maxi-stipendi, ha scelto di restare in Italia, al Torino: “Finora non era mai venuto qui per un infortunio e per i pochi minuti di gioco che aveva alle spalle a settembre. Ma ha fatto vedere di essere la persona che tutti riconoscono, un professionista totale. La sua scelta di rimanere a giocare in Italia è importante e spero che abbia chiarito le idee anche ad altri calciatori su quello che va fatto: ogni tanto seguire anche il cuore e non l’interesse. Quanto a Cambiaso, l’ho chiamato perché conosce il calcio. Sa giocare in più ruoli, è moderno, si trova bene in tante parti del campo. Avere un terzino che entra più dentro il campo, come sanno fare Udogie e Cambiaso, può darci soluzioni tattiche nuove nella costruzione del gioco: si può azzardare una costruzione col 3 più 2, che è sempre un’alternativa tattica importante. Ormai il calcio è liquido e si va a diluire dentro il campo. Si perfeziona in base al comportamento degli avversari e dei compagni di squadra. Cambiaso sa giocare dentro il campo ed esterno e può giocare anche a destra, lui che è sinistro ma con una qualità del destro molto simile”.
Vietato allungarsi, squadra in 30 metri
La chiusura tattica è articolata: “Il campionato mi ha confermato che le cose fondamentali sono la costruzione e la pressione, contano quelle nel calcio. Nelle partite che ho osservato sono state fondamentali le distanze del blocco squadra. A volte si dice che una squadra aspetta sempre, difende troppo bassa. Allora diventa fondamentale il blocco squadra, con le distanze giuste si può dominare e anche soffrire. Se si difende sulla linea dell’area di rigore, ad esempio, l’essenziale è che il blocco squadra sia lì vicino. Si deve stare in 30 metri per potersi aiutare e nello stesso tempo per andare a sviluppare il gioco. Le squadre forti non perdono mai le distanze, soprattutto nei momenti migliori degli avversari. Nel secondo tempo di Wembley abbiamo un po’ perso le distanze, ma nel primo le abbiamo tenute bene, anche quando siamo stati un po’ ingenui. Abbiamo continuato a cercare di colpire e in questi frangenti l’Inghilterra ha costruito il primo e anche il secondo gol. Il terzo non lo si può subire nel modo in cui lo abbiamo subito, ma abbiamo avuto sempre disponibilità di aiutare il compagno e faccia tosta: secondo me, lo ripeto, di quella sconfitta ci sono diverse cose del calcio che vogliamo fare”.
Un calcio d’attacco, ha detto Spalletti a Wembley, dal quale non si torna indietro: “La “pallata” avversaria, alla quale abbiamo costretto gli inglesi e dalla quale è nato il loro 3-1, dovrebbe essere un vantaggio. Si tratta di vedere le nostre caratterstiche e di usarle per un modo di giocare che sia stimolante per tutti, soprattutto per i giocatori, se vogliamo fare un calcio europeo. Semmai, è nei duelli che siamo stati molto inferiori agli inglesi. Loro, che pure avevano maggiore qualità di noi, hanno fatto vedere di essere più determinati nel volere contendere il pallone. Ora bisogna che qui a Coverciano, dall’allenamento, scaturiscano sorprese, io voglio sempre essere sorpreso da qualcosa. Poi, certo, conta la qualità dei calciatori: contano quelli bravi, non io”.
Donnarumma capitano e la difesa di Rudi Garcia
Donnarumma ha già sorpassato Immobile per numero di presenze e almeno fino all’Europeo si profila come il capitano, anche se non è questo il criterio decisivo per Spalletti: “Il numero delle presenze non è la chiave, ma come uno si comporta. Il capitano è chi indica la strada, il leader che sta nascosto quando le cose vanno bene e viene fuori nei momenti difficili. Spesso è stimato anche dagli avversari e dall’arbitro. Mi è piaciuto come Donnarumma si è comportato nell’ultima partita di Champions a San Siro. Stai zitto e fai il professionista”. C’è spazio anche per il Napoli e per il caso De Laurentiis-Garcia, col ct che si schiera dalla parte del collega: “Io ora sono l’allenatore della Nazionale, ma penso che sia ingiusto che si facciano sempre paragoni col passato. Ognuno ha la sua storia e le sue idee: deve essere giudicato per il suo lavoro, per quello che ha fatto. Io ho molta stima di Garcia, ha fatto vedere di essere una persona perbene ed equilibrata. Non è stato giusto fin dalla prima partita confrontarlo col passato recente, che fa parte di una storia bellissima”.