Spalletti, emergenza Nazionale: gli attaccanti non giocano più
di Paolo CondòLuciano, abbiamo un problema. Domenica scorsa Federico Chiesa, il migliore attaccante italiano senza discussioni, è entrato nella Juve al 21’ del secondo tempo giocando i 29 minuti (comprensivi del recupero) che restavano del big match con l’Inter. Due ore prima Gianluca Scamacca e Ciro Immobile, candidati al ruolo di centravanti per l’Europeo fra soli quattro mesi, sono stati immessi assieme al 19’ della ripresa di Atalanta-Lazio, ormai sul 2-0. Nei 30 minuti rimasti (26 più 4 di recupero) il laziale ha trovato modo di trasformare il rigore del definitivo 3-1. Unica rete azzurra della giornata. Torniamo indietro di altre due ore per segnalare la miseria dei 10 minuti finali (5 più 5) concessi a Giacomo Raspadori in Napoli-Verona. Anche Riccardo Orsolini è partito dalla panchina — come si dice adesso per non urtare le riserve — nella gara che il Bologna ha risolto in volata sul Sassuolo: dentro al 13’ della ripresa, ha messo assieme la bellezza di 36 minuti (32 più 4). Proseguendo nel…
Luciano, abbiamo un problema. Domenica scorsa Federico Chiesa, il migliore attaccante italiano senza discussioni, è entrato nella Juve al 21’ del secondo tempo giocando i 29 minuti (comprensivi del recupero) che restavano del big match con l’Inter. Due ore prima Gianluca Scamacca e Ciro Immobile, candidati al ruolo di centravanti per l’Europeo fra soli quattro mesi, sono stati immessi assieme al 19’ della ripresa di Atalanta-Lazio, ormai sul 2-0. Nei 30 minuti rimasti (26 più 4 di recupero) il laziale ha trovato modo di trasformare il rigore del definitivo 3-1. Unica rete azzurra della giornata. Torniamo indietro di altre due ore per segnalare la miseria dei 10 minuti finali (5 più 5) concessi a Giacomo Raspadori in Napoli-Verona. Anche Riccardo Orsolini è partito dalla panchina — come si dice adesso per non urtare le riserve — nella gara che il Bologna ha risolto in volata sul Sassuolo: dentro al 13’ della ripresa, ha messo assieme la bellezza di 36 minuti (32 più 4). Proseguendo nello screening degli attaccanti che Luciano Spalletti ha sin qui considerato, in quattro erano (e sono) infortunati: Berardi, Zaccagni, Zaniolo e Kean. Dal primo minuto sono partiti in tre: Mateo Retegui (76’ nel Genoa), Matteo Politano (62’ nel Napoli) e Stephane El Shaarawy (55’ nella Roma). Il senso di questa contabilità è che gli attaccanti italiani segnano poco anche perché giocano pochissimo.
Le cifre stagionali preoccupano
Le cifre del 23° turno, particolarmente gravi, non si discostano molto dalla tendenza stagionale. Nella classifica marcatori di Serie A l’italiano più in alto è Domenico Berardi, 5° con 9 reti (ma 5 sono rigori). Chiesa, Scamacca, Politano e Orsolini sono a 6, preceduti a 7 da Pinamonti (mai chiamato) e Colpani (chiamato, ma che non ha debuttato). Il panorama è completato da Lucca, 6 reti pure per lui, che nell’Udinese ha il pregio di giocare titolare, come Pinamonti nel Sassuolo e Colpani nel Monza. Facile segnare, così…
Gli infortuni incidono, ma relativamente
La salute è centrale in quest’analisi, ma contrariamente al detto popolare non si può dire che basti. Scamacca si è perso quasi due mesi fra settembre e dicembre, ma da Natale è disponibile: l’Atalanta da allora ha giocato 8 gare (6 campionato, 2 coppa Italia), Gasperini l’ha schierato titolare solo due volte. È in corso un processo di apprendimento. Chiesa era partito bene, con le prime 7 da titolare arricchite da 4 gol; Spalletti aveva mostrato di gradire, facendone il motore offensivo della sua Italia, e riscuotendo subito due reti con la Macedonia e una prestazione forte con l’Ucraina. Da lì in poi, però, sono riaffiorati i problemi al ginocchio che da tempo lo condizionano, fino a fargli perdere diverse gare e allontanandolo dalla titolarità nella Juve. Nel 2024 Chiesa è partito dal 1’ solo in Coppa Italia con la Salernitana. Per il resto è tutta convalescenza, allenamenti al minimo e impervio inseguimento al nuovo astro Yildiz (così bravo da complicare il rientro di Federico, stante il rifiuto di Allegri a provare il 4-3-3, nemmeno in scampoli di gara). Venendo a Immobile, è ormai chiaro che neanche quest’anno il suo alter ego (Castellanos) sia di livello super: da metà dicembre, però, Ciro gioca pochissimo — 174’ su 810 — alle prese con gli infortuni, un turno di squalifica e le shakerate che Sarri continua a dare alla ricerca dell’assetto migliore: 8 i suoi gol fin qui, ma 4 sono rigori. Ha giocato più degli altri Raspadori, ma nei 1332’ che gli sono stati dati (da agosto) ha centrato solo 4 bersagli. Gira e rigira, il bomber più affidabile è Retegui: quando sta bene (ha saltato 8 gare per infortunio) Gilardino gli si affida senza remore, e lui l’ha ripagato con 7 gol (5 in A, 2 in coppa) e un gioco privo di calcoli. L’italoargentino scoperto da Mancini si sbatte come pochi — non si tratta di un puro terminale, ma di un attaccante totale — e per imporsi ha scelto il club giusto: nel Genoa nessuno lo discute e la squadra è di valore.
Le ultime nazionali che hanno vinto partivano con altri numeri
Che Italia sarà quella di Spalletti all’Europeo, se i numeri dell’attacco non cresceranno (molto) da qui a giugno? Le due Nazionali che hanno vinto negli ultimi vent’anni, Mondiale 2006 ed Europeo 2021, partivano da ben altre cifre. L’Italia di Lippi si presentò così: Toni 31 gol nella Fiorentina, Gilardino 17 nel Milan, Totti 17 nella Roma, Inzaghi 16 nel Milan, Del Piero 15 nella Juve, Iaquinta 15 nell’Udinese. Quella di Mancini: Immobile 25 nella Lazio, Insigne 19 nel Napoli, Berardi 17 nel Sassuolo, Belotti 13 nel Torino, Chiesa 12 nella Juve, Raspadori 6 nel Sassuolo. Questo significa che il paragone più credibile sia con l’Italia 2016, passata alla storia come una squadra povera di qualità ma assemblata al meglio da un grande ct: non siamo distanti dalla situazione attuale. Conte si presentò in Francia così: Insigne 13 gol nel Napoli, Pellé 13 nel Southampton, El Shaarawy 8 nella Roma, Zaza 6 nella Juve, Immobile 5 nel Torino, Eder 1 nell’Inter. Uscì ai rigori con la Germania nei quarti, segno che un torneo può venire bene anche senza fenomeni davanti.
In Inghilterra, Francia e Spagna la musica è diversa
Un po’ di invidia per le favorite, però, è nelle cose. L’Inghilterra porterà il capocannoniere della Bundesliga Kane (28 gol al Bayern in tutte le competizioni), Bellingham del Real che è talmente forte da guidare i marcatori della Liga pur essendo un centrocampista (18 gol totali) e il bomber dell’Arsenal Saka (11). L’altra nazionale da pelle d’oca è ovviamente la Francia: Mbappé 23 gol col Psg (capocannoniere di Ligue 1), Griezmann 18 con l’Atletico Madrid, Giroud 11 col Milan, Thuram 9 con l’Inter. E i nostri rivali nel girone? Poteva andar peggio. La Spagna si gode la grande stagione di Morata all’Atletico (19 gol) e per il resto schiera i più normali Joselu (13 col Real), Oyarzabal (12 con la Real Sociedad) e Ferran Torres (11 nel Barça, ma si è appena fatto male). La Croazia merita rispetto per la crepuscolare nobiltà di Modric, ma davanti è povera: Budimir (11 gol nell’Osasuna) non ha lasciato grandi tracce né a Crotone né alla Samp, Petkovic (10 gol nella Dinamo) è tornato a Zagabria dopo una carriera tra Sicilia, Verona e Bologna. Gli albanesi, infine, si affidano agli 8 gol turchi di Cikalleshi nel Konyaspor. Suvvia.