La Spagna ai raggi X: dal calcio verticale ai giovani talenti, cinque cose da sapere sulla prossima avversaria dell’Italia
dal nostro inviato Franco VanniBERLINO – Da Donaueschinghen, dove la Spagna si trova in ritiro, l’allenatore De La Fuente non si nasconde più quando gli si chiede se la sua squadra possa essere la favorita del girone, che pure definisce “equilibrato e difficilissimo”. La testa del gruppo se la giocherà alle 21 di giovedì a Gelsenkircken. Entrambe a 3 punti dopo la prima gara, le contendenti arrivano però alla sfida che potrebbe essere decisiva con spirito diverso. L’Italia con l’Albania, avversaria non irresistibile, ha preso un gol in avvio, ha rimontato fino al 2-1 e da lì ha gestito. La Spagna contro la più forte Croazia ha invece dominato, vincendo 3-0 e chiudendo la pratica nel primo tempo. Ecco cinque cose da sapere sulla prossima avversaria degli Azzurri.
1 – Il possesso palla non è più un dogma
Sotto la guida di De la Fuente, la Spagna ha cambiato pelle. La selección – entrata all’Europeo da testa di serie, dopo avere superato le qualificazioni con 21 punti in un gruppo che comprendeva Scozia, Norvegia, Geo…
BERLINO – Da Donaueschinghen, dove la Spagna si trova in ritiro, l’allenatore De La Fuente non si nasconde più quando gli si chiede se la sua squadra possa essere la favorita del girone, che pure definisce “equilibrato e difficilissimo”. La testa del gruppo se la giocherà alle 21 di giovedì a Gelsenkircken. Entrambe a 3 punti dopo la prima gara, le contendenti arrivano però alla sfida che potrebbe essere decisiva con spirito diverso. L’Italia con l’Albania, avversaria non irresistibile, ha preso un gol in avvio, ha rimontato fino al 2-1 e da lì ha gestito. La Spagna contro la più forte Croazia ha invece dominato, vincendo 3-0 e chiudendo la pratica nel primo tempo. Ecco cinque cose da sapere sulla prossima avversaria degli Azzurri.
1 – Il possesso palla non è più un dogma
Sotto la guida di De la Fuente, la Spagna ha cambiato pelle. La selección – entrata all’Europeo da testa di serie, dopo avere superato le qualificazioni con 21 punti in un gruppo che comprendeva Scozia, Norvegia, Georgia e Cipro – già nel percorso di avvicinamento al torneo ha mostrato di saper fare un calcio verticale e diretto, molto distante dal tiki-taka con cui la Roja ha vinto gli Europei del 2008 e del 2012, oltre al Mondiale del 2010. Questo non significa che abbiano disimparato a tenere palla. Contro la Croazia, la Roja ha tenuto la palla per il 68 per cento del tempo fino al secondo gol, segnato da Fabian Ruiz. Poi ha lasciato che a gestire fossero gli avversari, finendo con un dato di possesso del 46 per cento, il più basso da un decennio.
2 – Divisi ma uniti
Che in Spagna buona parte della popolazione non tifi la Nazionale, non è una novità. La relativa cosa nuova è invece che Alvaro Morata, centravanti e capitano, abbia deciso di sollevare con chiarezza il problema, domandandosi pubblicamente come sia possibile che un popolo non appoggi la propria squadra. Gli ha fatto eco il ct De la Fuente, che alla vigilia della gara con la Croazia ha invitato gli spagnoli a essere “più orgogliosi del loro Paese”. In campo, le tensioni si trasformano però in furia agonistica, e l’emblema è lo stesso Morata, in gol dopo 28 minuti. In campo i giocatori si muovono come parti di un corpo solo: Pedri costringe il terzino avversario ad accentrarsi per lasciare spazio al talentino Yamal, la linea di difesa sembra tracciata col righello e i centrocampisti si inseriscono portando stabilmente a cinque il numero degli attaccanti.
3 – Un mix di freschezza ed esperienza
Senza Gavi, ancora fermo per un infortunio al legamento crociato del ginocchio di sette mesi fa, la stella più luminosa della Spagna promettere di essere il 16enne Lamine Yamal, anche lui del Barcellona, esterno d’attacco che scendendo in campo con la Croazia dal primo minuto è diventato il più giovane di sempre a giocare una partita dell’Europeo. Al tempo stesso, però, La Fuente si affida all’esperienza dei suoi senatori: dal fresco campione d’Europa in camiseta blanca Carvajal, 32 anni e gol nella gara d’esordio, al 31enne Alvaro Morata, capitano dopo il ritiro dalla nazionale di Sergio Busquets, che in maglia rossa ha segnato 35 reti, quante ne ha fatte David Silva. E che agli Europei è già a quota sette centri: nella storia del torneo hanno segnato di più solo Platini e Cristiano Ronaldo.
4 – La fede nel 4-3-3
Salvo variazioni sul tema nel corso del torneo, è praticamente certo che De la Fuente riproporrà anche contro l’Italia il modulo che ha portato la sua Spagna a qualificarsi, lasciando per strada appena 3 punti. Nel 4-3-3 tipo, aspettando le indicazioni degli ultimi allenamenti, davanti al portiere Simon, la linea di difesa dovrebbe essere schierata con Carvajal, Laporte, Le Normand e Grimaldo, che contro la Croazia ha riposato. Il trio di centrocampo più probabile è quello già visto con la Croazia, formato dall’ex napoletano Fabian Ruiz, Rodri e Pedri.
Davanti, spazio al tridente con Yamal e Ferran Torres a fare da ali a Morata, che in una conferenza stampa di fuoco ha annunciato che probabilmente lascerà l’Atletico Madrid, a suo dire troppo attivo nel cercare sul mercato nuovi attaccanti.
5 – I precedenti con l’Italia
Italia e Spagna si sfideranno nel girone di Euro 2024 giovedì prossimo, il 20 giugno, alle 21, a Gelsenkirchen. Sarà l’incontro numero 41 e questo fa degli Azzurri la squadra che la Roja ha incontrato più volte nella sua storia, al pari del Portogallo. Delle 40 sfide affrontate finora dalle due nazionali, gli spagnoli ne hanno vinte 15, gli italiani 12 e in 13 occasioni le due squadre hanno pareggiato. Il ricordo più doloroso la netta vittoria spagnola in finale dell’Europeo 2012 quando schiantò a Kiev la nazionale di Prandelli, L’ultima sfida in ordine di tempo è stata vinta per 2-1 dalla Spagna in semifinale di Nations League, che la squadra di De la Fuente ha poi vinto. Anche per questo, le principali agenzie di scommesse pagano a 9 la possibile vittoria finale della Spagna all’Europeo, contro 13 per l’Italia.