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Retegui la certezza dell’Italia, i suoi gol per inseguire il Mondiale: “Non fermiamoci”

Mateo Retegui 

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Con la doppietta contro Israele, l’attaccante italo-argentino è salito a quota 11 reti in 24 partite confermandosi sempre più centrale per il destino della Nazionale
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UDINE – Oriundo, ma soltanto per l'anagrafe, ormai. Mateo Retegui sta vidimando a suon di gol il suo passaporto italiano e continua a rispondere sul campo a chi aveva sollevato dei dubbi sul suo effettivo attaccamento ai colori azzurri. Quella di Udine è stata infatti la sua decima gara consecutiva da titolare con la maglia della Nazionale e la scelta di Rino Gattuso di puntare sul bomber nato in Argentina è l'unico segnale di continuità con la precedente gestione di Luciano Spalletti.

Retegui a quota 11 gol

Le statistiche non mentono: il numero 9 di San Fernando gioca sempre e il cambio di ct l'ha reso se possibile ancora più centrale per il destino dell'Italia, che grazie alla sua decisiva doppietta nella sfida con Israele in Friuli ha f…

UDINE – Oriundo, ma soltanto per l'anagrafe, ormai. Mateo Retegui sta vidimando a suon di gol il suo passaporto italiano e continua a rispondere sul campo a chi aveva sollevato dei dubbi sul suo effettivo attaccamento ai colori azzurri. Quella di Udine è stata infatti la sua decima gara consecutiva da titolare con la maglia della Nazionale e la scelta di Rino Gattuso di puntare sul bomber nato in Argentina è l'unico segnale di continuità con la precedente gestione di Luciano Spalletti.

Retegui a quota 11 gol

Le statistiche non mentono: il numero 9 di San Fernando gioca sempre e il cambio di ct l'ha reso se possibile ancora più centrale per il destino dell'Italia, che grazie alla sua decisiva doppietta nella sfida con Israele in Friuli ha fatto un piccolo passo avanti verso la qualificazione per il Mondiale americano del 2026. Undici reti (come Zola e Cassano) in appena 24 presenze, per la soddisfazione legittima del diretto interessato. "Ovvio che sono molto contento, è importante quello che stiamo facendo io e i miei compagni di squadra: siamo in crescita ed è questa è la cosa più importante. Stiamo collezionando dei grandi numeri in attacco? Certo, però li sta mettendo insieme anche la difesa".

La scelta di Retegui di giocare in Arabia

Parola di Retegui, che della sua ritrovata patria calcistica non vuole sentirsi l'unico salvatore. "Adesso dobbiamo preoccuparci di riposare, migliorare e stare con i piedi per terra. Vediamo che facciamo nelle prossime due partite di novembre, per noi comunque importanti. Poi ci concentreremo al meglio sui play-off di marzo". Il centravanti pescato in Argentina da Roberto Mancini (due anni e mezzo fa) ha messo ancora di più l'Italia al centro dei suoi pensieri dopo aver accettato in estate l'offerta dell'Al-Qadisiyya. Andando a giocare a 26 anni in Arabia Saudita, infatti, il numero 9 degli azzurri ha rinunciato alla ribalta della Champions League ed è quindi solo con la maglia della Nazionale che avrà da adesso in poi la possibilità di continuare a mettersi in evidenza nel calcio che conta.

Il debito di riconoscenza

Ma Retegui deve anche saldare un debito di riconoscenza con l'Italia, che dopo anni di anonimato in Argentina gli ha permesso di dimostrare il suo valore e di conquistarsi un posto al sole, spalancandogli le porte verso ricchezza e gloria. Altro che esilio dorato in Arabia Saudita, insomma. Il bomber con la maglia dell'Al-Qadisiyya ha meno impegni e questo gli consente di allenarsi ancora più duramente, con il duplice scopo di diventare una perfetta macchina da gol e farsi trovare pronto per le chiamate di Gattuso, dando la priorità alla Nazionale.

Retegui esulta dopo il primo gol a Israele (reuters)

Prossima tappa il Mondiale

L'etichetta di oriundo ha avuto in passato una accezione negativa e pure Mateo era stato accolto all'inizio con prevenzione e un po' di legittimo sospetto. Invece a distanza di una trentina di mesi dal suo debutto in azzurro (impreziosito dalla rete contro l'Inghilterra) segna a raffica e dà baci alla maglia. Merito suo e del bisnonno materno Angelo Dimarco da Canicattì, l'avo siciliano che gli ha permesso di cambiare passaporto e di cominciare una nuova vita, nel segno del tricolore. Prossima tappa il Mondiale, un altro sogno che a 26 anni il centravanti nato e cresciuto alla periferia di Buenos Aires - e sempre ignorato dopo gli esordi giovanili dalla Seleccion - ha ora la possibilità di realizzare. La doppietta con Israele è un guanto di sfida: nulla è perduto.

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