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Tradimento e perdono, Mancini rifà l’Italia: “Torneremo a vincere”

Roberto Mancini con Pio Esposito (lapresse)

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Il ct al lavoro in vista dell’esordio di venerdì prossimo a Roma contro il Belgio: “Quando il tifoso si sente tradito si arrabbia, devo riconquistarlo facendo le cose per bene”
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Firenze – Gli anni e le rughe scavano i visi, inevitabilmente, ma Roberto Mancini ha sorrisi che resistono ai segni del tempo e vanno d’accordo con gli occhi che, si sa, la felicità non sanno mentirla né i pensieri felici simularli. Per la prima volta accenna a un concetto, quello del tradimento, che aveva cercato di rimuovere, ma sa che è da lì che gli tocca ripartire: «Quando il tifoso si sente tradito si arrabbia, devo riconquistarlo facendo le cose per bene e riportando la Nazionale dove merita. Poi le cose si sistemeranno».

In movimento da rimettere in riga

Però non c’è solamente il sentimento popolare, sospeso tra il livore e la diffidenza, da rimettere in riga: con il ct bis si mette in gioco un intero sistema, all’interno del quale i risultati del campo e le turbolenze federali sono effetto e causa al tempo stesso. Abete è caduto con Prandelli, Tavecchio con Ventura, Gravina con Gattuso. Ora Mancini e Malagò devono sostenersi a vicenda, anche se in questa fase sono i problemi …

Firenze – Gli anni e le rughe scavano i visi, inevitabilmente, ma Roberto Mancini ha sorrisi che resistono ai segni del tempo e vanno d’accordo con gli occhi che, si sa, la felicità non sanno mentirla né i pensieri felici simularli. Per la prima volta accenna a un concetto, quello del tradimento, che aveva cercato di rimuovere, ma sa che è da lì che gli tocca ripartire: «Quando il tifoso si sente tradito si arrabbia, devo riconquistarlo facendo le cose per bene e riportando la Nazionale dove merita. Poi le cose si sistemeranno».

In movimento da rimettere in riga

Però non c’è solamente il sentimento popolare, sospeso tra il livore e la diffidenza, da rimettere in riga: con il ct bis si mette in gioco un intero sistema, all’interno del quale i risultati del campo e le turbolenze federali sono effetto e causa al tempo stesso. Abete è caduto con Prandelli, Tavecchio con Ventura, Gravina con Gattuso. Ora Mancini e Malagò devono sostenersi a vicenda, anche se in questa fase sono i problemi del presidente che possono interferire sul lavoro del tecnico e non viceversa. Però il Mancio sa che, partendo bene, darebbe un grande sostegno al palazzo: «Ho parlato con il presidente, è tranquillo e mi ha tranquillizzato, io devo solo pensare a battere il Belgio».

Malagò e l’importanza dei risultati

Malagò ha diverse preoccupazioni in più e oppositori più influenti («C’è un discorso che riguarda la politica, che ha sempre di più interesse, voglia, desiderio e bramosia di intervenire nel mondo dello sport e del calcio», ha detto), ma se passerà le prossime nottate, comincerà anche lui a dipendere dall’insindacabile codice dei risultati, che non ha cavilli: «Il presidente è de facto legato al commissario tecnico. Se va male, c’è una legge non scritta di cui bisogna prendere atto».

I tanti ragazzi di Mancini

Mancini ha portato a Coverciano i ragazzi, certo, ma anche l’ottimismo: «Sono qua per vincere, il più velocemente possibile. Sono curioso, veramente, di vedere i ragazzi all’opera e costruire una squadra che mi incuriosisce molto. In quattro anni qualcosa porteremo a casa, di sicuro. Non abbiamo amichevoli che ci consentirebbero di sbagliare: bisogna vincere subito, migliorare il ranking, fare in fretta». Il viaggio comincia con un gruppo allargato e già ritoccato: Cristante e Dimarco sarebbero stati titolari venerdì contro il Belgio e invece hanno dato forfait, rimpiazzati da Ricci e Ruggeri.

Tante soluzioni possibili sulle ali

Il ct ha cominciato a lavorare sulla piattaforma del 4-3-3 e se la difesa ha già una fisionomia (Scalvini sostituirà lo squalificato Bastoni), il centrocampo un’architettura basata su Tonali e Barella e l’attacco ruoterà attorno a Pio Esposito, quello che resta veramente da selezionare sono le ali. Mancini ne ha portate sette. Ieri a Coverciano le ha divise tra destre (Zaniolo, Vergara, Cambiaghi) e sinistre (Raspadori, Inacio, Zoma, Maldini): c’è abbondanza numerica ma nessuno, per un motivo o per l’altro, è una garanzia assoluta, quindi questi giorni serviranno a soppesare, valutare, selezionare, «perché devo capire chi potrà stare con noi per quattro anni». Inacio, Kayode e Romano, che è in ballottaggio con Mandragora per il ruolo di centrocampista centrale, quello che sarebbe stato di Cristante, sono i primi aspiranti al posto fisso, anche perché all’estero, dove i primi due sono emigrati ragazzi e il terzo è nato, si matura più alla svelta. «Nel 2021 non avevo tanti giovani tra cui scegliere», difatti qualcuno se lo dovette letteralmente inventare, mentre adesso sono in molti a bussare al domani: «In futuro voglio avere una squadra molto forte». Lo dice anche con gli occhi.

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