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Frattesi difende Mancini: “L’Arabia? Voglio vedere quanti non avrebbero fatto come lui"

Frattesi in allenamento a Coverciano 

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Il centrocampista: “Alla Lazio sono felicissimo perché sono tornato a divertirmi come quando ero bambino”
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FIRENZE – «Quest'anno sono partito a cannone» dice Davide Frattesi, che ha lasciato esplodere tutte le energie represse nei tre anni interisti, specie l'ultimo, quando ha passato il tempo a mordere il freno guardando gli altri giocare. «Ma non sono pentito di non aver puntato i piedi per andare via prima. Venivo da un anno di grandi emozioni e gol pesanti, Chivu mi ha parlato e convinto a restare, anche perché all'Inter stavo benissimo. Col senno di poi sì, avrei dovuto insistere per andare via prima, ma è troppo facile dirlo dopo. Un anno si può cannare, fa parte del percorso del giocatore».

Frattesi e gli alti e bassi all’Inter

Alla Lazio, Frattesi ha prima di tutto ritrovato sé stesso. «All'Inter ho vissuto momenti non replicabili a livello di emozioni. Il primo anno è andato …

FIRENZE – «Quest'anno sono partito a cannone» dice Davide Frattesi, che ha lasciato esplodere tutte le energie represse nei tre anni interisti, specie l'ultimo, quando ha passato il tempo a mordere il freno guardando gli altri giocare. «Ma non sono pentito di non aver puntato i piedi per andare via prima. Venivo da un anno di grandi emozioni e gol pesanti, Chivu mi ha parlato e convinto a restare, anche perché all'Inter stavo benissimo. Col senno di poi sì, avrei dovuto insistere per andare via prima, ma è troppo facile dirlo dopo. Un anno si può cannare, fa parte del percorso del giocatore».

Frattesi e gli alti e bassi all’Inter

Alla Lazio, Frattesi ha prima di tutto ritrovato sé stesso. «All'Inter ho vissuto momenti non replicabili a livello di emozioni. Il primo anno è andato tutto liscio, poi sono cominciati gli alti e i bassi, i bassi molto bassi e gli alti altissimi. Ma alla fine in un posto stai benissimo solo se giochi: alla Lazio sono felicissimo perché sono tornato a divertirmi come quando ero bambino».

Frattesi e Gattuso 

La scelta della Lazio e le telefonate di Gattuso

La Lazio l'ha scelta per due motivi: «Primo perché volevo tornare, secondo perché c'era Gattuso». È stato proprio Rino a convincerlo, tempestandolo di telefonate. «Anche in Nazionale ho sempre sentito la sua fiducia anche se non giocavo tanto, per cui quando mi ha chiamato per farmi andare alla Lazio sono stato contento due volte, perché oltre che come allenatore lo stimo come uomo. Mi piacciono queste sfide, in questo sono un po' come lui. È meglio che non riporti le parole che ha usato per convincermi perché non erano così carine: diciamo che mi ha spronato, ma a modo suo».

Il Mondiale mancato

Parlano molto, Gattuso e Frattesi, ma non della nazionale. «Potrò pure segnare 20 gol, quest'anno, ma la ferita di Zelica continuerà a sanguinare. Ci vorrà tempo. Infatti io e lui non ne abbiamo mai più parlato, è pesante sia per me sia per lui». Meglio per tutti e due godersi la Lazio sorprendentemente e meritatamente prima in classifica: «Non me l'aspettavo. Abbiamo cominciato non con il massimo dell'entusiasmo, dopo la sconfitta con il Mantova non c'erano i presupposti migliori. Questa Lazio mi piace perché si è formato un bel gruppo e questo fa la differenza, perché se c'è sintonia smaltisci prima le delusioni». Ma Lazio è da scudetto? «Chiedetelo a quelli di Inter e Roma, qui ce ne sono diversi».

Frattesi in allenamento con Tonali e Bastoni (reuters)

Il primato della Lazio

Frattesi è tornato a giocare tre partite di fila da titolare «dal tempo dei dinosauri. Adesso sto cominciando a sentirmi bene per tutti i 90’ anche se faccio cento e una cose a partita. I gol? Non dico quanti voglio farne perché porta sfiga. L'assenza dei tifosi? Me li godo in trasferta».

Frattesi: “Romano mi ricorda Matic”

Se alla Lazio ha ritrovato Gattuso, in Nazionale l'ha fatto con Mancini. «È lo stesso che avevamo lasciato, con quell'idea lì, di calcio dominante. Siamo qui per costruire, quindi non dobbiamo guardare alla settimana prossima ma un po' più lontano. È pieno di ragazzi giovani, si sta creando qualcosa di carino. A me piace Inacio, si vede che ha personalità. E con Romano ho avuto un flash: secondo me assomiglia a Matic, ho visto quelle movenze, quel mancino. In più è un ragazzo bravo e con la testa sulle spalle».

Il giudizio della critica su Mancini

Frattesi non ha filtri neanche quando parla del giudizio controverso che pende su Mancini. «Sono molto contento che sia tornato, come penso lo sia tutto il gruppo. Il modo in cui è andato via non sono cose nostre, alla fine. E neanche penso che si debba fargliene una colpa. La gente parla, ma voglio vedere quanti non avrebbero fatto come lui. Per quanto mi riguarda, le chiacchiere stanno a zero».

Frattesi con Kean a Coverciano (reuters)

La differenza con le grandi

Meglio concentrarsi sull'Italia da rifare: «Del Mondiale non ho visto una sola partita, ma lo so che la differenza con le grandi c'è e non è neanche piccola. La Francia potrebbe vincere con la terza squadra. Le differenze sono soprattutto di ritmo, gli altri vanno più forte di noi». E hanno i giocatori abituati a stare nelle squadre più importanti, mentre qui c'è soltanto uno juventino e nessun milanista. «Mi fa strano, ma basta vedere le formazioni: nella Juve gioca solo Vicario, nel Milan Cisse. Onestamente è un problema, abbiamo anche pochi ragazzi che giocano all'estero e quindi non possiamo pescare più di tanto fuori come invece fanno gli altri. È un tema di cui si dovrebbe parlare di più, ma non spetta a me».

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