Se fossero delle figurine, a dire "celo" sarebbero soprattutto i tifosi dell'Inter. Ma non certo per vantarsene. La rivista France Football ha stilato la classifica dei dieci talenti sprecati della storia del calcio, e sono ben quattro quelli che in carriera hanno indossato la maglia nerazzurra. A partire dal primo della classe - si fa per dire: quell'Antonio Cassano che è forse l'emblema del potrei ma non voglio. I 112 gol in Serie A, lo scudetto vinto con il Milan e la Liga conquistata nell'unica stagione al Real Madrid per il magazine francese non smentiscono il primato di FantAntonio, anzi lo confermano a pieno titolo: con la tecnica che si ritrovava, era lecito attendersi una carriera a ben più alti livelli. Ma la testa del ragazzo di Bari Vecchia non è stata all'altezza dei suoi piedi e le innumerevoli cassanate lo hanno reso inviso a dirigenti, allenatori e anche tifosi. Fino al triste epilogo del ritiro a 35 anni dopo il doppio ripensamento con Verona ed Entella: torno a giocare, anzi no.
Quanta Inter in classifica
Per quanto riguarda gli altri ex interisti, al quarto posto troviamo Antonio Valentin Angelillo, che dopo un inizio sfolgorante (33 gol in 33 partite alla sua seconda stagione a Milano) si scontrò duramente con il rigido tecnico Helenio Herrera. Le accuse, non del tutto campate in aria, di essere più concentrato sulla dolce vita milanese che sul campo sfociarono nel 1961 nella cessione dell'attaccante argentino alla Roma. Dove, secondo France Football, smarrì il fuoco sacro. A chiudere la top ten di France Football sono Andy Van der Meyde (nono) e Adriano (decimo): due che dopo un'infanzia difficile erano riusciti ad arrivare ad altissimi livelli ma si sono frenati da soli affondando nei vizi e nei fantasmi del passato e chiudendo prematuramente le rispettive carriere in club di secondo piano: l'olandese con i Dilettanti del WKE a 33 anni, il brasiliano a 34 con il Miami United, club di quarta divisione degli Stati Uniti.
Gazza, vittima di se stesso
La medaglia d'argento al demerito va invece a Paul Gascoigne, un altro che ha fatto parlare di sé più per le "imprese" fuori dal campo che per i colpi sul rettangolo verde. "E' un George Best senza cervello", disse di lui Stan Seymour, ex patron del Newcastle dove Gazza sbocciò. Se lo ricordano bene i tifosi della Lazio, che lo aspettarono per più di un anno a causa del gravissimo infortunio al ginocchio che Gascoigne si procurò tentando di azzoppare un avversario nella finale di Fa Cup tra Tottenham e Nottingham Forrest. Nel caso del centrocampista inglese, la sregolatezza ha spesso travalicato il genio: il vizio dell'alcol e i crolli psicologici lo hanno accompagnato anche dopo la carriera calcistica, chiusa nella Serie C inglese dopo un'esperienza nella seconda divisione cinese.
Bowles, l'anti-Best
Sul gradino più basso del podio ecco un altro ex centrocampista inglese: Stan Bowles, quello che per il Manchester City di fine anni '60 doveva essere la risposta alla stella dei cugini George Best. Ma quel capellone mancino aveva un brutto vizio: le scommesse. Che frenarono la sua carriera, il cui punto più alto fu forse la stagione 1975/76 quando con il Queens Park Rangers sfiorò uno storico titolo inglese, arrendendosi solo all'ultima giornata al Liverpool.
Berbatov e Anelka, gli oggetti misteriosi
Della classifica fanno parte anche due attaccanti che, per motivi diversi, sono rimasti oggetti misteriosi e pur avendo fatto percorsi tortuosi, nei loro momenti più alti sono stati veri beniamini dei tifosi: il quarto posto è di Dimitar Berbatov, che nell'estate 2013 fece litigare furiosamente Fiorentina e Juventus. Entrambe lo trattarono, entrambe lo aspettarono invano per una lunghissima giornata in aeroporto: alla fine l'esteta bulgaro, che preferiva la bellezza alla concretezza ed era allergico alla fatica, decise di lasciare il Manchester United per accasarsi al Fulham. Ottavo è invece Nicolas Anelka, quattordici squadre cambiate in meno di venti anni di carriera e una fugace e infelice parentesi di sei mesi alla Juventus nel 2013: un vero incompreso, questo attaccante francese che ai Mondiali 2010 guidò la rivolta della nazionale francese contro il ct Domenech.
Il dramma di Yekini
E se sorprende un po' la scelta di includere all'ottavo posto della top ten dei talenti sprecati il centrocampista tedesco Mario Basler, autore del gol dell'illusorio vantaggio nell'amarissima finale di Champions 1999 tra il suo Bayern Monaco e il Manchester United, con i Red Devils che ribaltarono il match con due gol nel recupero mentre lui, famoso per le liti con compagni e allenatori, osservava attonito in panchina il crudele sviluppo di una partita già vinta, la storia più triste è indubbiamente quella del sesto classificato nella classifica di France Football: Rashidi Yekini, il primo giocatore a segnare per la Nigeria nella storia dei Mondiali. Era il 1994, e quel gol con relativa esultanza avvinghiato alla rete fece dell'attaccante un vero idolo in patria. Ma il "Toro di Kaduna" venne buttato giù dall'altare quattro anni dopo, quando al suo ingresso in campo contro la Danimarca nei Mondiali in Francia venne subissato di fischi. Una vicenda che segnò il Pallone d'oro africano 1993 nel profondo, e che forse ebbe strascichi a lungo termine. Yekini morì nel 2012 in povertà e in circostanze misteriose, dopo le voci circolate su una sua depressione o disturbo bipolare. Vittima di una maledizione, secondo qualcuno. O, magari, della difficoltà di accettare che un talento sopra la media può essere un dono, ma anche una condanna.