Cosa ci facesse l'Udinese nelle secche del campionato, questa Udinese che da settimane giocava un ottimo calcio, se lo chiedevano in tanti. Come facesse poi, dopo una mezz'ora di reciproca circospezione, ad andare sotto contro il Cagliari, che già all'andata aveva assaporato le bocche di fuoco friulane, pareva un altro bel quesito a cui rispondere. E Beto? Come faceva un giocatore così concreto, umile, preparato ad essere rimasto per nove partite senza il gol? Chissà... Diceva Altafini: "Il gol è come la confessione per un cristiano. Ti liberi dei tuoi peccati, e sei più sereno". Ecco: l'Udinese travolge il Cagliari 5-1 riuscendo finalmente a liberare la testa dai cattivi pensieri e dai peccati di una stagione controversa. Il Cagliari invece pecca di supponenza: parte bene, va in vantaggio, ma poi è vittima di un black out inaccettabile, specie in difesa e a centrocampo, facendosi travolgere in contropiede. La classifica resta delicatissima.
<< La cronaca della partita >>
Troppa Udinese, ma non da subito
Troppa Udinese, insomma, per i Quattro Mori. Ma non subito. Il Cagliari - che ha subito 4 ceffoni all'andata - ha voglia di rivalsa, Dalbert impegna Silvestri, l'atteggiamento è spavaldo. L'Udinese inizialmente difetta nel trovare il massimo dei giri del suo motore. Senza il suo leader d'attacco, quel Deulofeu ai box per infortunio, deve assestarsi e capire come consegnare alla storia del campionato una goleada meritata, e persino striminzita, tenendo conto delle occasioni avute. Così parte con il freno tirato. Quando il Cagliari va in vantaggio, sale in cattedra un Pereyra che detta i tempi, la macchina è collaborativa e rabbiosa quando serve. Ma c'è anche il Cagliari che sembra staccare la spina: le sconcertanti distrazioni in difesa sono da considerare.
Joao Pedro illude gli ospiti
Il vantaggio del Cagliari arriva al 32': è ancora Dalbert (bene nella fase propositiva, male in quella difensiva, ha modo di servire Joao Pedro che controlla e dipinge un tiro arcuato, da posizione ravvicinata che finisce sotto la traversa. Alzi la mano chi, a quel punto, immagini che il cielo sopra Mazzarri stia per diventare tempestoso. Il vantaggio fa male al Cagliari che abbassa le vele, trova un'incredibile bonaccia. Tutto il contrario dell'avversario che confonde le poche idee isolane con il gioco dentro-fuori dei suoi "pivot", con gli attaccanti che arretrano e i difensori che si buttano nello spazio. Così al 38' - sei minuti dopo il vantaggio sardo - il pareggio arriva dal bomber che non ti aspetti. Becao si getta su un pallone vagante, davanti a Cragno, e al terzo tentativo concesso dai difensori ospiti, va a segno.
Il gol prima del riposo: la svolta
La svolta psicologica però è il pugno di Beto, un colpo doppiato che trova colpevolmente impreparato un Cagliari arrendevole che aspetta l'intervallo per riordinare le idee. Ancora inaccettabili amnesie difensive consentono a Pereyra di crossare dalla linea di fondo e a Beto di infilare la spaccata vincente sotto misura. In piena solitudine. E' un gol dal peso specifico enorme.
Ciclone Beto
Al ritorno in campo, l'Udinese può mettere la partita sul campo che preferisce. Il contropiede. Se il Friuli è davvero un fortino inespugnabile (una solo sconfitta in un anno), molto si deve all'attenzione difensiva. E se a questa attenzione arretrata aggiungi la possibilità di ripartire nello spazio, ecco che vincere diventa un obiettivo facile da centrare. Col Cagliari gravemente sbilanciato, arriva il terzo gol. Cioffi dice alla fine che nel Dna della sua Udinese c'è gamba, calcio e corsa. Sintesi perfetta per raccontare la volata di 50 metri di Beto (smarcato da Deiola, ennesimo eccesso di confidenza rossoblù) che ha tempo di guardare Cragno e di batterlo nell'angolino. Tre a uno. A quel punto il Cagliari è un pugile scosso che va avanti per sola inerzia, perché l'angolo non getta la spugna. E l'Udinese una macchina da pugni. Bum, arriva il quarto gol, il più bello, forse, perché ai 60 metri in campo aperto si iscrive Molina, servito sulla corsa e lucido nel delizioso "tocco sotto" che scavalca Cragno come un tennista a rete saltato da un lob.
Solo Rog chiude il suo calvario
Il calvario del Cagliari non è finito, perché arriva la terza sinfonia di Beto, su cross di Pussetto, ma con un atteggiamento della linea difensiva davvero imbarazzante. E arriva l'espulsione di Grassi, per doppia ammonizione. Unica nota positiva per l'ospite: il ritorno in campo di Rog, un anno e tre mesi dopo l'ultimo infortunio al ginocchio. Mazzarri chiede scusa, per Cioffi solo conferme. Il Cagliari resta sul fondo con i suoi dubbi, Udine invece si scrolla di dosso i brutti pensieri. Ora può cominciare a pensare alla stagione in un modo diverso.
Udinese (3-5-2): Silvestri; Becao, Nuytinck, Zeegelaar; Molina (24' st Soppy), Pereyra, Walace (17' st Jajalo), Makengo (24' st Arslan), Udogie; Success (17' st Pussetto), Beto (30' st Nestorovski). All. Cioffi
Cagliari (3-5-1-1): Cragno; Goldaniga, Lovato (30' st Walukiewicz), Altare (10' st Keita); Zappa (20' st Rog), Deiola (10' st Baselli), Grassi, Dalbert, Bellanova; Pereiro (30' st Carboni), Joao Pedro. All. Mazzarri
Arbitro: Abisso di Palermo
Reti: nel pt 32' Joao Pedro, 38' Becao, 45' Beto; nel st 4' e 28' Beto, 14' Molina.
Angoli: 2-2
Recupero: 1' e 0'
Espulso: Grassi per doppia ammonizione.
Ammoniti: Dalbert, Walace, Baselli, Pereryra per gioco falloso
Spettatori: 12.215