Napoli, la grande fuga: neanche con Diego un vantaggio così
di Marco Azzi , di Marco AzziNAPOLI - Al filo di lana del traguardo mancano 20 giornate e nemmeno i 47 punti in classifica (su 54) conquistati nelle prime 18 bastano ancora al Napoli per allungare le mani sull'oggetto innominabile dei suoi desideri. Ma intanto la spettacolare prova di forza della squadra di Luciano Spalletti contro la Juve ha avuto due importanti effetti collaterali: uno pratico, l'altro psicologico. Sono infatti diventati 9 i punti di vantaggio sulla seconda ed è il record assoluto nei 96 anni di storia del club, visto che nemmeno nelle stagioni magiche di Maradona e dei due titoli tricolori conquistati nel 1987 e nel 1990 gli azzurri si erano goduti un primato solitario così rassicurante. Ora sono le rivali a dover rincorrere e magari a temere di perdere lo scudetto in albergo, come dimostra lo stentato pareggio a Lecce del Milan. La capolista ha una velocità di crociera esaltante per i suoi tifosi e avvilente per chi deve starle dietro, sovente arrancando.
NAPOLI - Al filo di lana del traguardo mancano 20 giornate e nemmeno i 47 punti in classifica (su 54) conquistati nelle prime 18 bastano ancora al Napoli per allungare le mani sull'oggetto innominabile dei suoi desideri. Ma intanto la spettacolare prova di forza della squadra di Luciano Spalletti contro la Juve ha avuto due importanti effetti collaterali: uno pratico, l'altro psicologico. Sono infatti diventati 9 i punti di vantaggio sulla seconda ed è il record assoluto nei 96 anni di storia del club, visto che nemmeno nelle stagioni magiche di Maradona e dei due titoli tricolori conquistati nel 1987 e nel 1990 gli azzurri si erano goduti un primato solitario così rassicurante. Ora sono le rivali a dover rincorrere e magari a temere di perdere lo scudetto in albergo, come dimostra lo stentato pareggio a Lecce del Milan. La capolista ha una velocità di crociera esaltante per i suoi tifosi e avvilente per chi deve starle dietro, sovente arrancando.
La reazione dopo il ko con l'Inter
È svanita in fretta - dopo l'isolato incidente di percorso contro l'Inter - la speranza delle altre big che il Napoli potesse incartarsi a causa della sosta per i Mondiali. Spalletti ha infatti gestito benissimo anche quella, tant'è che alla ripresa del campionato gli azzurri si sono presentati con l'intero organico a disposizione: 26 giocatori su 26, un unicum aiutato pure dalla buona sorte, che non guasta mai. Ma il tecnico toscano ci ha messo del suo capitalizzando nel migliore dei modi l'esperienza fatta alla guida dello Zenit in Russia, dove la pausa invernale è regola e non eccezione. Luciano sapeva bene il fatto suo e per questo dopo la vittoria di Genova contro la Samp mostrò il ghigno alle telecamere. "Macché ansia. Presto saremo noi a farla venire agli altri". I carichi di lavoro fatti durante il ritiro di dicembre in Turchia sono stati smaltiti e con la goleada sulla Juve gli azzurri hanno gettato via definitivamente la maschera, come fa ogni volta che segna Osimhen, che ormai continua a indossare la protezione al volto solo per scaramanzia. Lui e Kvaratskhelia sono i nuovi gemelli del gol: già 22 reti totali segnate (più 17 assist) tra campionato e Champions, quando ancora non siamo a metà stagione. Il centravanti nigeriano è il braccio e il fantasista della Georgia la mente di un attacco inarrestabile, che in Europa aveva maltrattato Liverpool e Ajax, volando agli ottavi da primo nel girone.
Giù la maschera
Il Napoli in questa stagione ha il successo addosso e per questo ha smesso pure di nascondersi, accettando il ruolo di favorito e affrontando gli ostacoli senza fare calcoli, come s'è rivisto con la Juve. La capolista aveva sulla carta due risultati su tre a sua disposizione, ma non s'è fatta sfiorare dalla tentazione di speculare sul suo vantaggio in classifica e accontentarsi di un pareggio. Spalletti dopo la rivoluzione estiva si è trovato fra le mani un gruppo giovane e affamato e l'ha gestito come si fa con un puledro di razza: tirando e allentando le briglie a seconda delle circostanze. Il tecnico ha criticato Kvaratskhelia nel periodo in cui faceva sfracelli e lo ha esaltato nei rari momenti di difficoltà. Ma è stata perfetta soprattutto la gestione di Luciano dello spogliatoio, in cui tutti si sentono protagonisti. Con la Cremonese in Coppa Italia il turn over sarà totale: 11 cambi su 11. Sollievo pure per De Laurentiis, che non ama pagare i giocatori a vuoto e ruppe proprio per questo con Sarri. Stavolta non c'è nemmeno il fuoco amico a mettere a rischio il sogno scudetto.