Inter-Milan 1-0: il derby è di Lautaro, i rossoneri sprofondano
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - C’era un campione del mondo a San Siro e ha vinto il derby. I guizzi dell’argentino Lautaro dentro la ghiacciaia sono bastati per issare sempre più l’Inter al secondo posto, per staccare sempre più il Milan in rottura prolungata e per spiegare perché il Napoli stia dominando: perché è più forte di tutti e gioca meglio. All’esito della serata ha in parte contribuito la scelta di Pioli di escludere in partenza Leao per la seconda volta di seguito. Del migliore giocatore dello scorso campionato, intabarrato in panchina, spuntavano solo gli occhi e certi sguardi parlavano da soli. Al di là delle paturnie per il contratto, della sua forma fisica scadente e dei presunti screzi di spogliatoio sempre smentiti con sdegno, è parsa puro masochismo la rinuncia al suo talento, accanto a De Ketelaere e Diaz: rappresentava l’immagine dello spreco. Che si trattasse di un braccio di ferro o di un tentativo d…
MILANO - C’era un campione del mondo a San Siro e ha vinto il derby. I guizzi dell’argentino Lautaro dentro la ghiacciaia sono bastati per issare sempre più l’Inter al secondo posto, per staccare sempre più il Milan in rottura prolungata e per spiegare perché il Napoli stia dominando: perché è più forte di tutti e gioca meglio. All’esito della serata ha in parte contribuito la scelta di Pioli di escludere in partenza Leao per la seconda volta di seguito. Del migliore giocatore dello scorso campionato, intabarrato in panchina, spuntavano solo gli occhi e certi sguardi parlavano da soli. Al di là delle paturnie per il contratto, della sua forma fisica scadente e dei presunti screzi di spogliatoio sempre smentiti con sdegno, è parsa puro masochismo la rinuncia al suo talento, accanto a De Ketelaere e Diaz: rappresentava l’immagine dello spreco. Che si trattasse di un braccio di ferro o di un tentativo di pungolare lo svogliato portoghese, la rivoluzione di Pioli dopo le disfatte di gennaio si è rivelata piuttosto un’abiura: il noto marchio offensivista dello scudetto è scolorito nell’antico difensivismo. Era la presa di coscienza di come lo sbilanciamento sarebbe stato un suicidio. Solo che così, tutto rattrappito contro natura, il Milan attendista si è consegnato appunto all’attesa del gol dell’Inter, che è puntualmente arrivato secondo modalità consuete ai campioni d’Italia ormai molto uscenti: su corner.
Simone Inzaghi, che non è un rivoluzionario e nemmeno un riformatore ma un conservatore convinto, ha fatto leva sulle certezze: la cerniera di difesa col reprobo Skriniar riapparso senza la fascia affidata a Lautaro, il trio di centrocampo con l’architetto Mkhitaryan e l’incursore Barella ai lati del sarto Calhanoglu, l’attacco con la coppia complementare: il crotalo Lautaro e alle sue spalle Dzeko, rifinitore dall’efficace intuito inversamente proporzionale alla velocità d’azione. Memore del fresco 0-3 nella Supercoppa d’Arabia, Pioli ha esagerato in prudenza: il 3-5-1-1, varato per l’occasione, prevedeva l’eremita Giroud davanti, Origi pressatore assai teorico sull’avvio dell’azione interista, la folta mediana orfana di Bennacer con Messias mezzala spaesata, il trio Kalulu-Kjaer-Gabbia a proteggere Tatarusanu e i troppo eventuali assalti di Calabria ed Hernandez sulle fasce, spenti da Dimarco e Darmian.
Malgrado tanta cautela, in 10’ Lautaro aveva già tirato due volte. Alla terza ha fatto centro, di testa ad anticipare Kjaer su corner di Çalhanoglu. Così Pioli dopo l’intervallo ha provveduto alla graduale abiura dell’abiura. Il 3-4-1-2, prima con Diaz per Messias e poi con Saelemaekers per Calabria e soprattutto con Leao per Origi, ha spostato un po’ il gioco nella metà campo dell’Inter, dopo un salvataggio di Tatarusanu su Lautaro. Il riabilitato Rafa, consumato l’inconscio livore dell’escluso (ammonizione per sbracciata a Barella), ci ha via via preso gusto, in collaborazione con lo svelto Diaz trequartista necessario: con lo strappo dell’assist dissipato da Giroud ha confermato il peccato originale del suo allenatore.
Inter (3-5-2) Onana – Skriniar, Acerbi, Bastoni – Darmian, Barella (49’ st Asllani), Calhanoglu (44’ st Gagliardini), Mkhitaryan (26’ st Brozovic), Dimarco (26’ st Gosens) – Dzeko (26’ st Lukaku), Lautaro. All. Inzaghi.
Milan (3-5-2) Tatarusanu – Kalulu, Kjaer (41’ st Rebic), Gabbia (26’ st Thiaw) – Calabria (10’ st Saelemaekers), Messias (1’ st B.Diaz), Krunic, Tonali, Hernandez – Giroud, Origi (10’ st Leão). All. Pioli.
Arbitro: Massa.
Marcatore 34’ pt Lautaro
Note: ammoniti Kalulu, Gabbia, Leão, Mkhitaryan, Acerbi, Giroud, Rebic. Spettatori 74.584, incasso 5.832.142 euro.