Hojlund e Kvaratskhelia, le vere novità del calcio mondiale giocano in Italia
di Gabriele Romagnoli , di Gabriele RomagnoliSe va bene ci si innamora davvero una o due volte nella vita. Figurarsi due nella stessa stagione. Induce allo strabismo o alla bigamia. Eppure, mama mama, mi ribatte il corazon: dopo Kvara, ecco Hojlund. Troppa grazia. Allora esageriamo: né il mondiale né la Premier hanno offerto due novità così devastanti. Sta a vedere che questo, dominato da una sorpresa che rischia di sconvolgere anche l'Europa, ritorna un campionato tra i più belli del mondo (quanto a purezza anche Liga e Premier rivelano i loro peccati). Kvara ha già convinto tutti.
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Hojlund e quella cosa "da cortile"
Per Hojlund basterebbero due highlight dal secondo tempo di Lazio-Atalanta. Nel primo l'attaccante danese riceve palla al centro di una specie di rombo ai cui angoli si trovano 4 difensori laziali, due dei …
Se va bene ci si innamora davvero una o due volte nella vita. Figurarsi due nella stessa stagione. Induce allo strabismo o alla bigamia. Eppure, mama mama, mi ribatte il corazon: dopo Kvara, ecco Hojlund. Troppa grazia. Allora esageriamo: né il mondiale né la Premier hanno offerto due novità così devastanti. Sta a vedere che questo, dominato da una sorpresa che rischia di sconvolgere anche l'Europa, ritorna un campionato tra i più belli del mondo (quanto a purezza anche Liga e Premier rivelano i loro peccati). Kvara ha già convinto tutti.
Napoli, Kvaratskhelia come Maradona: il georgiano si riscalda sulle note di "Live is life"
Hojlund e quella cosa "da cortile"
Per Hojlund basterebbero due highlight dal secondo tempo di Lazio-Atalanta. Nel primo l'attaccante danese riceve palla al centro di una specie di rombo ai cui angoli si trovano 4 difensori laziali, due dei quali sono nettamente davanti a lui e dovrebbero chiudergli lo spazio. Hojlund fa una cosa "da cortile": lancia sé stesso, si fa un assist. Probabile senta nella testa la sua voce di bambino che ne ripete il nome ("Hojlund! Hojlund") mentre gioca da solo immaginando di poter superare in corsa ogni avversario. E lo fa davvero. O, perso in una fantasia, non l'ha neppure visto, oppure ha una fiducia pazzesca nei propri mezzi. Cose simili le faceva George Weah (sullo stesso campo, contro la stessa squadra, nel 1995; a Milano contro il Verona l'anno successivo). Non significa che Hojlund sia già Weah, infatti poi non segna. Lo fa però 16 minuti più tardi, nel secondo highlight. Lookman porta palla sulla sinistra. Hojlund parte sul secondo binario, supera il compagno in viaggio sul primo a velocità ordinaria; supera la linea del pallone e quando il passaggio arriva è così avanti che non può neppure tirare, accompagna in porta.
Hojlund, una plusvalenza annunciata
Allegri dice cose giuste in modo spesso sbagliato (e soprattutto non è chiaro come le applichi): il calcio è, sì, piuttosto semplice. Da sempre una ricetta sicura è mettere davanti due giocatori che abbiano e si scambino il passepartout. Di solito uno era piccolo e rapido, l'altro imponente e capace di spostare difensori. Il calcio del presente brucia i tempi, vuole entrambi velocisti. Chi ha visto centinaia di partite è convinto di possedere l'effetto Blink e individuare un campione in un battito di ciglia e due highlight. Confesso che ho sbagliato (con Antony e Ikone, per dire). La cosa triste non è quella: è che all'annunciarsi di Hojlund, spenta la meraviglia, sbuchi la calcolatrice e la bellezza si riduca a matematica: l'hanno pagato 17, ora vale 50, no 70. Che fretta c'era, maledetta plusvalenza? Il cartellino del prezzo finisce per fare da palla al piede a chiunque.
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