Napoli, Spalletti: "Non bisogna togliere le mani dal volante, abbiamo ancora tante curve da affrontare"
di Marco Azzi , di Marco AzziNAPOLI - L'attenzione generale sarà concentrata sul duello in panchina, nell'anticipo di campionato allo stadio Maradona tra il Napoli di Luciano Spalletti e la Lazio di Maurizio Sarri, che in città ha ancora molti estimatori per il tricolore sfiorato nel 2018. Ma la nostalgia questa volta sarà meno canaglia: sbiadita a cinque anni di distanza dalla fantastica crescita della squadra azzurra, proiettata a suon di record verso la conquista del terzo scudetto. C'era stato invece qualche rimpianto in più in occasione dei precedenti ritorni da avversario a Fuorigrotta di Sarri, che tra i suoi ex tifosi ha ancora tanti estimatori ed è ricordato come l'allenatore della Grande Bellezza. Le emozioni del presente stanno però spazzando via l'amarcord per il passato, complice la straordinaria importanza della posta in palio per la capolista, a cui mancano appena 25 punti (a 14 giornate dalla fine del campionato) per mettere matematicam…
NAPOLI - L'attenzione generale sarà concentrata sul duello in panchina, nell'anticipo di campionato allo stadio Maradona tra il Napoli di Luciano Spalletti e la Lazio di Maurizio Sarri, che in città ha ancora molti estimatori per il tricolore sfiorato nel 2018. Ma la nostalgia questa volta sarà meno canaglia: sbiadita a cinque anni di distanza dalla fantastica crescita della squadra azzurra, proiettata a suon di record verso la conquista del terzo scudetto. C'era stato invece qualche rimpianto in più in occasione dei precedenti ritorni da avversario a Fuorigrotta di Sarri, che tra i suoi ex tifosi ha ancora tanti estimatori ed è ricordato come l'allenatore della Grande Bellezza. Le emozioni del presente stanno però spazzando via l'amarcord per il passato, complice la straordinaria importanza della posta in palio per la capolista, a cui mancano appena 25 punti (a 14 giornate dalla fine del campionato) per mettere matematicamente le sue mani sul titolo tricolore.
Spalletti: "Applaudivo in piedi il Napoli di Sarri"
Ma Spalletti alla vigilia ci ha tenuto lo stesso a rendere di dominio pubblico la sua ammirazione per Sarri. "Ci portiamo dietro una cultura del lavoro iniziata anche da altri, qui a Napoli: un modo di stare in campo che apparteneva anche ad alcuni giocatori precedenti, da poco andati via. Io e Maurizio abbiamo delle cose simili: piace a entrambi andare in panchina in tuta, per esempio. Idem l'idea di voler comandare il gioco. È stato anche un tema nell'ultimo periodo, quello del possesso palla o non possesso. Il possesso ti fa decidere dove vuoi giocare la partita, poi è fondamentale saper alternare ritmi e dimensioni del possesso di palla. Sarri è stato un po' un Masaniello calcistico: si è reso capopopolo di una rivolta nel modo di vedere il calcio. Io a casa sceglievo sempre di vedere il Napoli di Sarri e lo applaudivo in piedi. Non m'importa se il mio Napoli è meglio o peggio del suo: ho preso quello che volevo prendere dal gioco di Maurizio. Sui campi di Castel Volturno ancora ci sono le linee di passaggio del suo modo di interpretare gli schemi. Dei paragoni mi interessa molto meno".
"Lo scudetto? Ancora tante curve da affrontare"
Spalletti ha poi spostato durante la conferenza della vigilia la sua attenzione sui tifosi. "Abbiamo bisogno di loro e devono starci vicini. È fondamentale che non vadano ad aspettarci all'arrivo, ma che scendano in campo con noi in ogni partita. Non date retta a chi vuole farci togliere le mani dal volante, farcele alzare in segno di vittoria quando abbiamo tante curve da affrontare è un errore e i 18 punti di vantaggio in classifica non ci interessano", ha messo in chiaro il tecnico, concentrandosi solo sulla sfida con la Lazio. "Lo scudetto? Ognuno di noi quando fa questo mestiere sogna il massimo, poi c'è anche altro che dà soddisfazione. Non sono tra quelli del vincere a tutti i costi e poi l'anno dopo fallire, mi piace pure collaborare con la società per fare un discorso corretto per gli obiettivi comuni. La Grande Bellezza era il manifesto del calcio di Sarri? Non lo so: dipende da chi sei, dove vuoi andare, che calcio vuoi fare, ci sono davanti sempre delle persone. Stimola di più dare le bastonate davanti o comandare lì in mezzo? Secondo me è più stimolante la seconda. A me non piace il calcio tutti dietro davanti alla difesa, eppure l'ho fatto e ho perso spesso. Se invece giochi a pallone c'è sempre lo step successivo alla bellezza, a ciò che piace alla gente. Quando sono arrivato la mia battaglia era riportare il nostro pubblico allo stadio, fare qualcosa per creare emozione".
Finale sul famigerato scudetto "perso in albergo" dal Napoli di Sarri. "Bisognerebbe chiederlo a lui, anche se quel risultato lì ha influito sulla corsa, secondo Maurizio molto. Io invece scelgo sempre me come responsabile di ciò che non è andato". A giudicare dai risultati attuali degli azzurri, funziona...